“Turismo delle radici”: il ponte tra i figli degli emigranti e l’Italia

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«Mi chiamo Caterina Janutolo Gros, sono nata a Biella e sono emigrata negli Stati Uniti». «Mi chiamo Ettore Finzi, sono nato a Trieste e sono andato in Israele». «Mi chiamo Sabatino Basso, sono nato a Napoli e sono partito per l’Argentina». Storie di emigrazione, di guerra, di sofferenza, di dolore e talvolta di successo: testimonianze di alcuni delle migliaia di emigranti dai quali è nato il popolo degli italo-discendenti, numeroso e spesso trascurato, nostalgico o semplicemente curioso di riscoprire gli antichi legami. Per questo c’era bisogno che la madrepatria gettasse finalmente un ponte al di là degli oceani. Così grazie ai fondi del Pnrr il ministero degli Esteri ha promosso il 2024 “Anno delle radici italiane nel mondo”. Inaugurazione ufficiale del progetto, il 16 settembre nel piccolo comune di Sgurgola, in provincia di Frosinone alla presenza del ministro Antonio Tajani. L’idea è semplice, ma suggestiva: «Con il progetto “Turismo delle Radici” vogliamo contribuire alla costruzione di un’offerta turistica autenticamente locale – spiega Tajani – che permetta agli italiani all’estero e agli italo-discendenti di apprezzare tutta la bellezza, la cultura e le tradizioni secolari dei borghi da cui sono partiti i loro avi».

Obiettivi. “Turismo delle Radici” è un’offerta turistica che coniuga alla proposta di beni e servizi del terzo settore (alloggi, enogastronomia, visite guidate) la conoscenza della storia familiare e della cultura d’origine degli italiani residenti all’estero e degli italo-discendenti che sono stimati in circa 80 milioni di persone. A oggi, 850 Comuni sotto i 6mila abitanti e circa 300 sopra i 6mila abitanti hanno aderito al progetto. L’obiettivo è consentire una riscoperta dei luoghi di provenienza permettendo ai visitatori di riappropriarsi della cultura delle loro origini anche attraverso l’artigianato e la gastronomia e rivivere momenti musicali tradizionali dei borghi con bande musicali, cori e gruppi folklorici. E’ giunto il momento quindi di abbinare ai legami sentimentali e ai ricordi l’enorme l’offerta culturale del nostro Paese. Nel 1997 l’Enit inseriva nella categoria «Turista delle Radici» 5,8 milioni di viaggiatori che visitavano il nostro paese. Nel 2018, undici anni dopo, questo numero era aumentato a 10 milioni (+72,5%). Nel 2018 il flusso economico in entrata generato dal Turismo delle Radici è stato pari a circa 4 miliardi di euro (+7,5% rispetto all’anno precedente). Le potenzialità del progetto sono praticamente illimitate. Turismo delle Radici sfrutta i canali innovativi di internet, poiché la diffusione capillare delle informazioni e la ricerca dei documenti sulla storia familiare passerà dai siti web. Inoltre, gli amministratori dei piccoli borghi, i proprietari degli agriturismi, le famiglie attive nell’ospitalità diffusa possono utilizzare i social network per informare il turista delle radici. Poi l’importanza dell’ecosostenibilità: il turismo delle radici ignora le mete toccate dai flussi turistici tradizionali, valorizzando aree meno conosciute e meno sviluppate dell’Italia, che possono così colmare il loro divario di crescita economica nel rispetto della propria natura rurale, in maniera sostenibile. La valorizzazione dei piccoli centri e delle campagne consente da un lato la ristrutturazione e il recupero di abitazioni e infrastrutture in disuso, dall’altro favorisce anche i fornitori di servizi e prodotti locali. Il turista delle radici sarà ambasciatore dei territori che custodiscono la sua storia familiare, solitamente i piccoli borghi.

L’iniziativa incrementerà anche l’occupazione giovanile. Un importante obiettivo è quello di promuovere la formazione di operatori del turismo delle radici, in coordinamento con le amministrazioni centrali interessate, i centri accademici e di ricerca, gli enti locali, gli operatori economici del settore turistico e le associazioni attive sul territorio. In tal modo viene stimolata l’occupazione, in particolare quella giovanile, proprio in aree colpite da progressivo spopolamento, che sono quelle di predilezione per il turista delle radici. Dagli incontri che si sono ripetuti nel 2019, nel 2020 e nel 2021 sono nati una serie di progetti sostenuti dalla Farnesina quali una collana di guide turistiche dal titolo: “Guida alle radici italiane. Un viaggio sulle tracce dei tuoi antenati”. Il primo volume prodotto dall’Associazione Raiz Italiana è stato pubblicato in italiano-inglese, italiano-spagnolo, italiano-portoghese e italiano-francese e include quattro regioni: Puglia, Basilicata, Abruzzo, Emilia Romagna.

I diari raccontano. Correlata al Turismo delle Radici è la valorizzazione del ruolo della memoria. Le storie di emigrazione, sacrificio e successo degli avi sono un fermo punto di riferimento per gli italo-discendenti nei cinque continenti. Proprio per questo, la Direzione Generale degli Italiani all’Estero e delle Politiche Migratorie della Farnesina ha finanziato il progetto “Italiani all’estero, i diari raccontano”, una selezione delle parti più significative delle testimonianze raccolte nel fondo catalogato con il soggetto “emigrazione” presso la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (Aa). Si tratta di una selezione di 200 storie di vita scelte tra più di mille presenti nel fondo, dalle quali sono state estrapolate e digitalizzate alcune pagine scelte tra le decine, a volte centinaia totali disponibili. In questo modo ogni pagina si è trasformata in un racconto, pubblicato nel sito idiariraccontano.org. I criteri seguiti per la scelta delle testimonianze da pubblicare riguardano l’interesse storico delle singole traiettorie umane raccontate nei documenti. Oltre all’interesse di presentare punti di vista diversi sui grandi avvenimenti storici, questo progetto si è posto l’obiettivo di raccontare il vissuto comune a tutte le esperienze migratorie, che costituiscono il nucleo principale della selezione documentale insieme ai racconti di viaggio o di lavoro temporaneo all’estero. Caterina, Ettore e Sabatino ringraziano.

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