Femminicidi e narcisismo, Bruzzone: “Attente donne, cogliete questi segnali”

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Il report del Viminale sui femminicidi nel periodo gennaio/settembre 2023 è sconcertante. Sono 80 le vittime in Italia di cui 65 donne uccise in ambito familiare ed affettivo, oltre 40 ad opera di partner o ex partner. L’ultimo caso è quello avvenuto a Lago di Battipaglia dove Maria Rosaria Troisi ha  trovato la morte per mano del marito Marco Aiello che ha confessato l’omicidio. Abbiamo approfondito la discussione con la criminologa Roberta Bruzzone da sempre in prima linea contro quella che sembra ormai un’emergenza permanente.

Dottoressa, come mai i femminicidi in Italia non accennano a diminuire?

“Le cause sono soprattutto di natura culturale, educativa e valoriale, ecco perché il problema non si risolve facilmente. Consideri che negli ultimi cinque anni c’è stato un incremento sorprendente di denunce di maltrattamenti in famiglia a carico di soggetti di età compresa fra i 18 e i 35 anni, quindi molto giovani. Questo vuol dire che le nuove generazioni hanno assorbito lo stesso modello fortemente patriarcale del passato, ragione per cui questa emergenza non trova soluzioni. In realtà non abbiamo ancora neanche iniziato a scalfire quelli che sono i principali stereotipi di genere che ancora oggi sono i principali nemici delle donne, ma anche degli uomini. Molti soggetti maltrattanti infatti sono convinti di avere tutto il diritto di fare a pezzi la vita delle proprie compagne”.

Nella vicenda di Battipaglia Marco Aiello pare abbia telefonato ai carabinieri denunciando un tentativo di omicidio da parte della moglie, che ha ucciso con un colpo alla gola. E’ credibile questa versione?

“Mi sembra un soggetto affetto da problematiche narcisiste molto serie, che addirittura non solo uccide la moglie, ma cerca di inscenare una fantomatica legittima difesa. Siamo a mio giudizio in presenza di un possibile manipolatore che probabilmente è stato anche maltrattante sotto il profilo psicologico”.

I giornali riportano di una lite che ci sarebbe stata a giugno fra Aiello e la moglie, al punto che la madre dell’uomo si sarebbe trasferita a casa della nuora per proteggerla dal figlio. Eppure il femminicidio c’è stato comunque. Cosa non ha funzionato?

“Mi pare che qui ci sia una storia di maltrattamenti che va oltre il mese di giugno, una storia direi ben radicata. Forse a giugno si sono manifestati i maltrattamenti fisici, ma quelli psicologici ho la sensazione che durassero da tempo”.

Perché tante donne restano accanto ai compagni narcisisti e manipolatori pur consapevoli di correre un rischio, e anche dopo aver subito già delle violenze?

“Prima di arrivare al matrattamento fisico queste donne vengono manipolate, stravolte, annichilite e portate a credere che senza quel legame non possono sopravvivere. Una situazione che favorisce i maltrattanti e va ad aumentare lo stato di angoscia delle donne stesse, convinte di non poter in alcun modo uscire da quella che è una relazione malevola, sottovalutandone il grado di pericolosità per il timore di perdere la relazione”.

E come se ne esce?

“Le donne devono smettere di credere che il controllo serrato da parte del proprio compagno sulla loro vita rappresenti un sintomo di interesse nei loro confronti. La gelosia ossessiva, il possesso, la sorveglianza sistematica su ogni sfera della vita della propria compagna non è interesse o amore ma è una pericolosa patologia, il sintomo di una relazione malata. Serve quindi una svolta culturale che faccia capire chiaramente alle donne che il controllo ossessivo del partner su di loro è un problema molto serio e che hanno scelto il compagno sbagliato”.

Come può avvenire questa svolta culturale?

“Dobbiamo cambiare mentalità e smetterla di far passare nell’opinione pubblica l’idea che la donna debba obbligatoriamente essere moglie, madre e quindi farsi scegliere dall’uomo. C’è da questo punto di vista una pressione culturale molto forte. Quando le donne comprenderanno che la loro totale autonomia è una regola e non un’eccezione, forse avremo una speranza”.

Come si può capire la natura narcisistica del proprio partner?

“Lo si capisce nel momento stesso in cui il narcisista maligno mostra di essere concentrato solo su se stesso, e in pratica ragiona come se soltanto tutto ciò che pensa o vuole lui sia giusto e vada fatto. Non ci vuole molto a comprendere quando in una relazione il partner non è parte integrante del rapporto di coppia, ma considera questo rapporto soltanto uno strumento per soddisfare il proprio smisurato ego”.

Che deve fare la donna quando riconosce il narcisista?

“Deve scappare senza pensarci un minuto di più”.

E denunciare il partner? Eppure sempre più spesso di fronte a femminicidi si legge di denunce che non hanno risolto nulla.

“Non servono fatti penalmente rilevanti per rendersi conto di avere a che fare con un narcisista maligno e pericoloso. E’ invece importante osservare e considerare tutti quegli indicatori che possono portarci a prevenire comportamenti maltrattanti. Tenga conto che il narcisista maligno inizialmente non si manifesta mai come è realmente, quindi bisogna tenere gli occhi bene aperti e capire chi si ha davanti, osservando bene a fondo i suoi comportamenti. Quando si comprende di avere a che fare con un narcisista bisogna scappare e non attendere che si manifestino i maltrattamenti veri e propri. Le denunce si fanno in presenza di comportamenti aggressivi, in quel caso denunciare diventa fondamentale, ma io ritengo che ci si possa accorgere del pericolo molto prima che avvengano fatti gravi, perché gli indicatori ci sono tutti. Basta saperli decifrare, e anche per questo serve una forte azione culturale. Vorrei concludere con un invito: quando qualcuno getta la maschera e si mostra per chi è veramente, è sempre bene credergli”.

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