L’avvocato: «Test assurdi, basta col numero chiuso a Medicina»

giovedì, 5 Ottobre 2023
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Chi ha creato la Viennetta? L’acrosoma dello spermatozoo di un riccio di mare quali funzioni ha? O ancora, su quattro lanci qual è la possibilità dispari di testa o croce? Sono alcuni dei quesiti più astrusi, cervellotici, incomprensibili usciti dalla nuova piattaforma informatica Tolc per l’accesso a Medicina ai quali migliaia di aspiranti laureandi hanno tentato di rispondere, senza successo, nelle sessioni di aprile e luglio. Il Governatore della Campania Vincenzo De Luca, cui non difettano abbondanti quantità di sarcasmo, augurerebbe agli autori dei test il programma rieducativo adottato dalla polizia municipale di Singapore che usa il frustino di bambù come sanzione per chi viola la legge. «Per questi signori – ha detto – 20 frustate di bambù sul groppone». L’avvocato Francesco Leone, coordinatore del Comitato “Aboliamo il numero chiuso”, ha incontrato a Napoli una folta delegazione dei ragazzi fatti fuori dalle preselezioni per informarli sulle prossime iniziative e per continuare a raccogliere le firme per la petizione partita dal basso lo scorso 27 settembre e che ha raggiunto il ragguardevole traguardo di 50mila adesioni.

Sono anni che rilevate anomalie sui test di ammissione. Avvocato, è una diventata una questione ideologica o è la contestazione di un sistema ormai obsoleto?

«E’ una contestazione giuridica, non ideologica. Da dieci anni il nostro studio rileva sistematiche irregolarità nei test di medicina. Ogni anno c’è qualcosa che non va, dai test assurdi alle risposte rubate. Poi è evidente che la nostra battaglia sia diventata anche ideale perché siamo vicini ai tanti giovani che meriterebbero di farcela, ma non riescono per via di questo sistema assurdo; vogliono studiare medicina ma non possono. Siamo vicini alle famiglie che si sentono defraudate per l’ennesima volta perché non hanno potuto aiutare i loro figli, pur investendo tempo e denaro, a inseguire un’aspirazione, mentre le corsie degli ospedali si svuotano. Dinanzi a questa anomalia frutto di un giro vorticoso di banche dati è finalmente scoppiato il bubbone. Fortunatamente molte regioni stanno chiedendo l’abolizione dei test di ammissione: la Campania ha fatto da apripista approvando una legge per l’abolizione. A ruota, sono arrivati Veneto, Emilia Romagna e Sicilia».

Il Comitato “No al numero chiuso” è attivo da anni: che tipo di azione perseguite per impugnare l’esito dei test di ammissione?

«La nostra attività legale si rivolge prevalentemente al Tar quale giudice naturale. Contestualmente abbiamo assunto un’agenzia di investigazioni che ha prodotto prove sulla compravendita di domande e ha scoperto gruppi chiusi su Telegram per lo scambio di informazioni riservate sui test. Ci siamo rivolti alla magistratura che sta indagando. Sappiamo che ci sono alcuni indagati».

Il presidente della Regione Campania De Luca, molto duro nel commentare la vicenda, considera il sistema dei corsi di preparazione un enorme marchettificio? Anche voi la pensate così?

«E’ un enorme marchettificio messo in piedi da alcune associazioni di medici e alcune scuole di formazione. Intendiamoci, mai fare di tutta l’erba un fascio: ci sono istituti di preparazione molto efficienti, mentre in altri contesti non sanno cosa sia l’onestà. Siamo di fronte a uno dei tanti poteri nascosti di questo Paese. Ora, di fronte all’evidenza dei fatti, il presidente dei rettori italiani Salvatore Cuzzocrea non trova di meglio da dire che occorre mantenere il numro chiuso per tenere alta la qualità didattica. E’ facile obiettare che se un ragazzo si iscrive a medina non si laurea automaticamente. Deve studiare duramente per sei anni e sostenere altri cinquanta esami per la specializzazione. Esisterebbe quindi una sorta di selezione naturale che premierebbe i meritevoli. Se oggi qualcuno percepisce una bassa qualità dell’offerta didattica o della preparazione dei ragazzi non è certo colpa degli studenti. Mi conforta la posizione dell’associazione dei medici di base che non nascondono la loro disperazione perché a fronte di numerosi medici prossimi alla pensione non c’è ricambio. In corsia la situazione è drammatica. Le faccio un esempio famigliare, mio cognato è un infermiere e spesso quando è di turno la notte in ospedale deve far fronte da solo a dodici pazienti nel reparto e spesso non riesce a soddisfare le loro richieste, tra una chiamata l’altra».

C’è una possibile correlazione tra il patto di stabilità per il pubblico impiego e il numero chiuso a medicina?

«Le nuove norme sul Covid hanno permesso qualunque deroga sul limite di assunzione. Né tanto meno regge la narrazione secondo la quale per colpa di una gran numero di iscritti a medicina si creerebbe un imbuto per coloro che volessero accedere, attraverso i quiz, alle scuole di specializzazione. A oggi abbiamo registrato la bellezza di 2043 borse di studio tornate indietro».

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, Bruno Zuccarelli, sostiene che non sia possibile tornare al numero aperto in quanto il numero di laureati che verrebbe fuori dalla facoltà di medicina sarebbe ingestibile. Zuccarelli è favorevole invece al numero programmato. Per voi sarebbe un ragionevole compromesso?

«Con tutto il rispetto per il dottor Zuccarelli non so cosa intenda per numero programmato. Ho la sensazione che si stia cercando di sgonfiare il caso con spiegazioni di circostanza che non entrano mai nel merito del problema. Nessuno che risponda su come affrontare l’emergenza per garantire il diritto allo studio dei ragazzi e quello alla salute dei cittadini. Ogni anno è sempre peggio, nessuno parla di tagli agli sprechi, per esempio, o degli ingenti investimenti verso la sanità privata, mentre la gente muore per la lunghezza delle liste di attesa nelle strutture pubbliche. Come se non bastasse dobbiamo registrare il taglio di 30 miliardi di euro per la sanità previsto dal Nadef».

La vostra mobilitazione è partita da Napoli, dove il problema è particolarmente sentito, e in pochi giorni avete raggiunto circa 50mila adesioni su Change.org. Come stanno rispondendo le altre città?

«Molto bene, siamo arrivati a cinquantamila firme su Change.org, che invieremo alla ministra Bernini nella speranza che ci conceda il tempo di un caffè per spiegarle questo scempio».

Avete annunciato un tour nazionale, quali iniziative prevede?

«Incontrare il maggior numero di persone. Intanto, mi si consenta l’espressione maliziosa, i partiti hanno fiutato l’affare e ci hanno convocato per cui la settimana prossima saremo in Parlamento per una serie di audizioni. Ma non ci faremo prendere in giro perché pretendiamo risposte concrete. Per strada racconteremo ai cittadini di un sistema che fa acqua da tutte le parti e dell’atteggiamento omertoso di chi tiene in piedi questo sistema. Dobbiamo difendere la dignità di 80mila ragazzi fatti fuori da test astrusi».

A proposito, avvocato Leone, ha poi scoperto chi ha creato la Viennetta?

«No, ma ne sono goloso».

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