Attacco a Israele. I tanti misteri dietro una guerra apparentemente improvvisa

lunedì, 9 Ottobre 2023
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Come è possibile che una concentrazione di così tanti uomini pronti a intervenire dalla Striscia di Gaza non sia stata individuata ed abbattuta?
Come è stato possibile un attacco, primo nella storia della guerra israelo-palestinese, a suon di mezzi offensivi a dir poco singolari e poco ortodossi?

Perché, oltre ai missili lanciati su tutto il territorio d’Israele (2.000 per il governo e 5.000 per gli “attaccanti”), l’incursione degli uomini di Hamas è stata a 360 gradi: via aria, terra e mare. E fatto assolutamente nuovo, addirittura con droni, deltaplani, ruspe, motociclette e golf-car. Una sorta di “spazzatura” occidentale rivolta contro l’Occidente, da parte di terroristi o patrioti, a seconda delle interpretazioni, che hanno mischiato la rivendicazione della Palestina, l’odio verso gli Usa, gli israeliani e la musica rave.
E come se non bastasse, lo stesso raid ha seguìto le regole della più moderna comunicazione: l’evento bellico propagandato via social dagli stessi protagonisti, enfatizzato mediaticamente. E da questo punto almeno, in attesa delle reazioni degli alleati di Tel Aviv, hanno vinto.

Adesso, ovviamente, si attende la risposta di Netanyahu. Ma una cosa è certa: avrà comunque le mani legate, visto l’alto numero di prigionieri che Hamas ha fatto. E che secondo precise indiscrezioni, sarebbero stati condotti nei sotterranei di Gaza.
Saranno usati come scudi umani? Come arma di ricatto?
Sul banco degli imputati la disfatta dei servizi israeliani: Mossad e Shabak, simboli di efficienza e potenza professionale internazionale, attualmente sotto accusa.

Tra le insinuazioni più velenose sta emergendo una tesi non da poco: che Netanyahu abbia frenato sulla reazione immediata a livello militare, solo per ritrovare quella compattezza politica e quell’unità popolare che la recente discussa e combattuta riforma della giustizia aveva perduto. Ora c’è da giurarlo, il premier si potrà costruire un nuovo consenso, con il governo di unità nazionale, opposizione compresa. E da tale pulpito potrà condurre un’offensiva efficace contro i nemici.

Una domanda sorge spontanea: chi è il regista di questo attacco? In molti pensano all’Iran, a sua volta alleato oggettivo di Putin. Questa improvvisa e violenta accelerazione del conflitto starebbe dentro il concetto di depistaggio e di guerra mondiale a pezzi, come ha detto a suo tempo papa Francesco. Tradotto: la guerra per conto terzi tra Russia e Usa, anche per spostare l’attenzione su Kiev, che ormai ha stancato l’opinione pubblica e la politica mondiale.

E da tale punto di vista, un modo per stoppare l’avvicinamento tra Israele e l’Arabia Saudita, visto come fumo negli occhi da tanti, pure per le implicazioni geopolitiche nell’area medio-orientale.

Infine, Trump. Cosa c’entra? C’entra. Gli esperti stanno recuperando e rivalutando l’accordo di Abramo, frutto a suo tempo della strategia della Casa Bianca: ossia, una dichiarazione congiunta tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, raggiunta il 13 agosto 2020. Successivamente il termine è stato utilizzato per riferirsi collettivamente agli accordi tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

Un primo passaggio oggettivo, grazie a Trump, per la ridefinizione dei rapporti di forza in quell’area così complessa e disastrata. Parecchi osservatori sono convinti che se il tycoon tornasse al potere in un nanosecondo finirebbe sia la guerra in Ucraina, sia la nuova guerra tra Israele e Hamas.

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