Hamas, la lunga tradizione filo palestinese italiana da Andreotti agli studenti

giovedì, 12 Ottobre 2023
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“Se fossi nato in Palestina sarei anche io un terrorista”.

A parlare così non è un pericoloso estremista. A pronunciare questa frase nel non molto lontano 2006 fu l’uomo politico più importante della Prima repubblica, il sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti durante un convegno in cui si parlava della situazione in Libano.

Le simpatie di Andreotti per il popolo palestinese e la grande amicizia con il leader dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) Yasser Arafat erano a tutti note, anche quando il futuro capo dell’Autorità nazionale Palestinese non era ancora considerato un interlocutore di pace, ma piuttosto un terrorista. Eppure l’Italia non mancò di riceverlo con gli onori militari fra le proteste della comunità ebraica di Roma.

Altro grande amico della causa palestinese fu Bettino Craxi che ne diede prova anche a Sigonella, quando schierò l’esercito a protezione dell’aereo su cui viaggiavano i terroristi dell’Olp che avevano dirottato la nave da crociera italiana Achille Lauro uccidendo un turista ebreo americano. Gli Usa volevano a tutti i costi portare i terroristi in America, ma Craxi rivendicò la sovranità italiana sulla nave dove erano stati commessi i reati e quindi il diritto dell’Italia di giudicare i colpevoli. Molti ci videro dietro un favore di Craxi nei confronti di Arafat ad iniziare dagli alleati di governo repubblicani che aprirono una crisi dopo che le comunità ebraiche italiane, che proprio nel Partito Repubblicano avevano la principale forza politica di riferimento, protestarono per il trattamento concesso nei confronti dei nemici di Israele.

Questo per dire che non c’è proprio da meravigliarsi se ancora oggi, di fronte alla strage compiuta da Hamas al rave party dei giovani israeliani, c’è chi in Italia non riesce proprio a solidarizzare totalmente con il governo di Tel Aviv e si mostra comprensivo verso la causa palestinese. Anzi, c’è chi è pronto anche a giustificare l’atto terroristico  collegandolo alla legittima lotta di liberazione di un popolo oppresso.

E la sinistra italiana non è stata da meno. Massimo D’Alema in Libano incontrò i leader di Hezbollah e passeggiò con loro quando era ministro degli Esteri riconoscendogli piena legittimità, nonostante il partito sciita libanese sia considerato, tanto dagli israeliani che dagli americani, un movimento terrorista alleato dell’Iran e appunto di Hamas. E sempre D’Alema non mancò di paragonare la lotta dei palestinesi a quella dei neri del Sud Africa contro l’apartheid.

Fausto Bertinotti quando era segretario di Rifondazione Comunista si beccò una durissima contestazione da parte dei giovani ebrei italiani per le posizioni anti-israeliane sostenute dal partito (ci furono cortei della sinistra con la stella di David accomunata alla svastica nazista e le bandiere israeliane bruciate nelle piazze)  e per l’adesione del Prc alle manifestazioni a sostegno della causa palestinese.

E come non ricordare i fischi, gli insulti, e anche le violenze di cui sono stati spesso vittime i componenti della Brigate Ebraica in occasione delle celebrazioni del 25 aprile sia ad opera dell’estrema sinistra che dei movimenti per la liberazione della Palestina che sono sempre benvenuti nei cortei dell’Anpi: dimenticando che mentre gli ebrei sono stati vittime del nazifascismo e lo hanno combattuto insieme alle forze partigiane, i palestinesi furono invece alleati dei nazisti.

Sull’altra sponda, quella del centro destra, è stato invece sempre Silvio Berlusconi a manifestare vicinanza e amicizia al popolo d’Israele, spingendo anche la destra ex missina a rivedere il proprio rapporto con l’ebraismo, condannando l’antisemitismo fascista. Lo stesso Gianfranco Fini fu protagonista di una memorabile svolta quando, proprio durante uno storico viaggio a Gerusalemme definì il fascismo “male assoluto” per le infamanti leggi razziali e spostò l’allora Alleanza Nazionale su posizioni filo israeliane (in discontinuità con la posizione filo palestinese della destra radicale), facendo propria del resto la tesi sempre cara a Marco Pannella e ai radicali; che la sopravvivenza d’Israele va difesa perché si tratta dell’unico Stato democratico dell’area mediorientale. Ed è stata proprio questa la linea che hanno portato sempre avanti i governi guidati da Berlusconi e che oggi sembra riconfermata dalla natura filo atlantista del governo Meloni. Eppure nonostante ciò la destra ancora oggi continua ad essere accusata di antisemitismo dalla sinistra e anche da molti ebrei italiani, alcuni dei quali (vedi Fiano e Gad Lerner) schierati con il Pd e company. Pronti a chiedere leggi dure contro gli sparuti nostalgici del fascismo, a pretendere continue abiure da Fratelli d’Italia, ma assai poco scandalizzati dagli studenti odierni dei collettivi della sinistra che festeggiano l’attacco di Hamas in nome della lotta antifascista contro i “fascisti” israeliani.

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