100 euro al mese in più grazie al cuneo fiscale per 14 milioni di persone, 7 miliardi per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, sconti fiscali alle madri con almeno due figli e, ciliegina sulla torta, venti euro di sconto sul canone Rai.
C’è tanta roba nella Finanziaria da 24 miliardi che il governo ha appena approvato, a tempo di record per gli standard italiani. Forse troppa roba. La manovra è fatta di una marea di piccoli provvedimenti che accontentano questo o quel gruppetto (con la tacita speranza di “beccare” e quindi fare contenti quanti più elettori possibili) e danno l’impressione che questo sia un governo “che fa”. Vero, fa tanto, il problema è che non sembra avere le idee chiarissime su quello che sta facendo.
Intendiamoci, non si può dire sia un fallimento. Negli ultimi anni si sono viste leggi di bilancio ben peggiori. Ma l’Italia aveva bisogno di una finanziaria di ampio respiro, con un’idea di sviluppo negli anni a venire, non questo compitino da ragionieri, onesto sì, ma non in grado di invertire la notta della nostra ultraventennale stagnazione.
Diciamo la verità, in buona parte è la stessa roba che avrebbe fatto l’opposizione, solo che la sinistra avrebbe avuto un occhio di riguardo per i disoccupati, la destra ce l’ha per le partite iva.
Sono infatti gli autonomi a fare la parte del leone: si vedono confermata la tassa piatta al 15% fino a 85 mila euro di fatturato per altri tre anni, mentre da questo novembre saranno esentati dal pagare l’anticipo Irpef subito, potendolo rateizzare in 5 rate da gennaio a giugno. Incentivare il lavoro dei micro imprenditori, quasi sempre impegnati in attività dalla scarsissima capacità innovativa, non è certo il modo migliore per tenere in piedi un paese del mondo sviluppato.
Ci sarebbero praterie per criticare questa finanziaria e chi l’ha ideata, il problema è che, ci ripetiamo ma non possiamo fare a meno di farlo, l’opposizione ha ancora meno idee del governo. E infatti si guarda bene dall’avanzare osservazioni circostanziate, perché farlo significherebbe dover fare proposte alternative.
Con questa finanziaria l’Italia (a meno di stravolgimenti o di rivolta degli investitori che detengono il nostro mostruoso debito pubblico) resterà a galla, ma certo non riprenderà a crescere né comincerà a risolvere i suoi problemi strutturali.
Abbiamo avuto la nostra occasione per invertire il nostro più che ventennale declino, con il Pnrr e un breve periodo di tregua sui conti. L’abbiamo sprecata, amen. Ora la Meloni può gestire cinque anni di declino controllato – se non intervengono nuove crisi ovviamente – grazie a un ministro non geniale ma attento e prudente come Giorgetti.
Spiace soprattutto che questo governo abbia abbandonato qualunque vaga ipotesi di rilancio delle infrastrutture, abbandonando a se stesso il Sud come solo la destra italiana da ormai trent’anni a trazione leghista sa fare, dimostrandosi una volta di più una destra localistica. A partire da quelli che si fanno chiamare Fratelli d’Italia.



