Gaza. Ecco perché al momento Hamas sta vincendo la sua guerra

lunedì, 23 Ottobre 2023
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Purtroppo bisogna ammetterlo: sul piano mediatico per ora vince Hamas. Sappiamo tutti, infatti, che le guerre non si combattono unicamente sul piano militare (e fanno specie molti servizi tv nostrani che “romanticizzano” “enfatizzano” le morti, specialmente quelle dei bambini, come se le vittime innocenti o meno, non siano contemplate, previste, scontate, paradossalmente normali e costituiscano purtroppo una regola disumana), ma si combattono anche e soprattutto a livello di propaganda, economia, informatica, perfino usando i migranti come bombe destabilizzanti dei paesi nemici.

Nella percezione collettiva, al di là delle ragioni storiche, geopolitiche, religiose, all’origine di un conflitto mai sopito e risolto nel Medio Oriente, ciò che sta passando oggi è che la vile aggressione del 7 ottobre, con relativa mattanza di piccoli, giovani e famiglie massacrate nei loro kibbutz, sia stata motivata dalla vecchia occupazione israeliana; quindi, non un atto terroristico, ma patriottico, rivoluzionario, nel nome della Palestina.

Questo e molto altro. Siccome riteniamo che i capi di Hamas, registi compresi (Iran?), non possano non aver previsto la reazione violenta di Israele, siamo costretti a riassumere i punti a loro vantaggio:

1) Hamas ha ricompattato il fronte palestinese e islamico, non sempre unito. E’ noto che, tra gli avversari di Israele (movimenti, associazioni, formazioni e organizzazioni di liberazione), c’è in ballo l’egemonia: tra un Islam moderato, una ormai piccola componente laica (interna all’Olp, L’Autorità Nazionale Palestinese), ridotta territorialmente alla Cisgiordania, e un largo fronte fondamentalista che propone la soppressione dello Stato di Israele e la nascita di un unico Stato islamico (posto che si possa risolvere lo scontro tra sciiti e sunniti).

2) Non sempre Hezbollah e Hamas sono stati sullo stesso fronte. Ad esempio, il primo era a suo tempo con la Siria, Hamas no. Poi, si sono uniti nella lotta contro l’Isis per mere ragioni religiose (sciiti contro sunniti). Ora combattono insieme.

3) Hamas ha di fatto ricompattato il fronte arabo e islamico. Molto deboli sono state le prese di posizione dei paesi del Golf e non solo, contro l’eccidio del 7 ottobre. Molti distinguo e isolamento di Egitto e Giordania, gli Stati più moderati, in dialogo storico con l’Occidente e gli Usa.

4) Il processo di normalizzazione dell’area, iniziato grazie agli accordi di Abramo, si è fermato, come l’avvicinamento tra l’Arabia Saudita e Israele.

5) Hamas ha ottenuto l’effetto di scatenare ovunque un’opinione pubblica internazionale, ideologicamente e strutturalmente anti-israeliana, fino a provocare il ritorno di pericolosi conati antisionisti, molto presenti nella sinistra politica internazionale, nella cultura progressista, terzomondista, in piccole frange dell’estrema destra, saldando questo composito mondo al Dna dei migranti islamici, appena arrivati, o di terza-quarta generazione, delusi dall’Occidente.

6) Ha portato in superficie l’attuale debolezza degli Usa, già impegnati nella guerra tra Ucraina e Russia. Biden adesso ha due problemi: da destra, viene contestato per l’eccessivo appoggio a Zelensky (ora marginalizzato dallo scontro Israele-Hamas); da sinistra, per l’eccessivo appiattimento su Israele.
Tutti elementi che troveranno nuova linfa, se come appare imminente, ed è annunciato da giorni, ci sarà, nel momento in cui scriviamo, l’attacco di terra, di mare e di cielo da parte dell’esercito di Israele. Se ci sarà una mattanza, sacrificando gli ostaggi, nella sostanza Israele sarà responsabile non di un diritto a difendersi, ma di una mera vendetta nella logica della legge del taglione, sproporzionata rispetto al 7 ottobre, in termini di caduti e vittime civili.

Dando a gocce gli ostaggi, come ha fatto finora, Hamas ha dimostrato di saper ricattare moralmente Israele, ponendo a Netanyahu, agli Usa e al mondo una terribile questione di coscienza
Un drammatico rebus, dove alla fine quelli che hanno ragione rischiano di passare dalla parte del torto.

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