Pasta Day… ma è importante saper scegliere quella buona

Consumi alimentari

Oggi è il giorno dedicato ad uno dei cibi più amati e allo stesso tempo criticati del mondo: la pasta.

Da 25 anni il 25 ottobre è la data in cui si celebra il World Pasta Day, un evento globale organizzato da Ipo (International Pasta Organization, detta anche “l’Onu della pasta”) e Unione Italiana Food.

«Nell’ultimo quarto di secolo la percezione della pasta è cresciuta tantissimo», ha specificato Riccardo Felicetti, sostenitore di questa giornata speciale dalle origini. «Abbiamo preso coscienza di un prodotto che noi italiani ritenevamo solo affar nostro. È diventato invece un fenomeno mondiale, grazie ai pastai che hanno saputo trasmettere l’idea del primo piatto buono, sano e sostenibile: oggi Turchia e Stati Uniti producono assieme volumi grandi quanto l’Italia, un fatto impensabile allora».

Gli italiani ne sono i primi consumatori al mondo e se è vero che si può scegliere tra oltre 300 formati diversi, tra pasta secca, pasta fresca e all’uovo, sono solo 10 quelli preferiti e consumati abitualmente.

Al primo posto ci sono gli spaghetti, seguiti dalle penne rigate e dai fusilli. Tutti sono cucinati prevalentemente con la salsa di pomodoro, anche se il condimento varia molto da regione a regione.

Al quarto posto ci sono i tortiglioni, una specialità del sud che con il tempo si è diffusa in tutta la Penisola conquistando le cucine degli italiani.

Al quinto troviamo le mezze penne rigate, un altro grande classico della tradizione italiana. Negli anni si sono sfidate le penne lisce vs le rigate, le lunghe vs le corte. Sicuramente però sono sempre un’ottima scelta da fare se l’acqua bolle in pentola.

Al sesto posto ci sono gli spaghettini, una variante degli spaghetti con un diametro più sottile. Questi sono impiegati un po’ ovunque in Italia, soprattutto per preparare la classica spaghettata con aglio, olio e peperoncino, tranne che in Campania dove il vermicello, uno spaghetto più doppio.

A seguire, al settimo posto ci sono le bavette o linguine. Formato di origine ligure, addirittura risalente al XIII secolo, sono indicate per il pesto alla genovese.

All’ottavo c’è un altro formato di penne, le pennette rigate, che sono meno spesse delle penne classiche. Ad oggi sono molto utilizzate per cucinare la pasta alla siciliana, perché legano bene tra loro con il sugo di pomodoro e la ricotta salata o la mozzarella.

Al nono posto svolazzano le farfalle. Questo tipo di pasta è conosciuta con nomi diversi a seconda della regione ma si sono affermate dalla fine degli anni ’90 quando i grandi chef iniziarono ad utilizzarle in cucina per piatti innovativi come panna e salmone, il tonno, pomodorini e olive.

Dulcis in fundo: i rigatoni. Un tempo ai primi posti nelle preferenze degli italiani, ma negli anni hanno perso posizioni per i cambiamenti avvenuti in cucina nella preparazione di paste al gratin o infornate, di cui sono stati i principi per decenni. Restano, sempre e comunque, il formato più indicato per pasticci e i timballi al forno, ottimi anche per sughi da mantecare.

Attenzione però, perché non sempre la pasta che troviamo nei diversi supermercati è sinonimo di eccellenza. 

Saper scegliere la marca non solo è importante, ma vitale, perché il grano potrebbe contenere una sostanza nociva per il nostro organismo. 

L’ingrediente principale alla base della produzione della pasta potrebbe infatti essere contaminato da glifosato, un erbicida spesso utilizzato prima e dopo la semina. Di fatto, la sua funzione è quindi quella di pulire campi o frutteti da erbe infestanti, ma presenta alcuni effetti collaterali. Il più grave? Può portare allo sviluppo di forme tumorali.

Per evitare il peggio bisogna quindi saper scegliere la pasta buona, di eccellente qualità e italiana DOC, dunque diffidate dalle imitazioni!