Gaza-bluff. I tanti misteri e le zone d’ombra che nessuno chiarirà

martedì, 7 Novembre 2023
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Stravolti, rissosi, affaticati, impegnati unicamente a schierarci, come per la campagna vaccinale, la guerra in Ucraina, il cambiamento climatico, anche ora, col nuovo conflitto israelo-palestinese in corso, non riusciamo ad andare in profondità, ad analizzare la complessità delle cose. E a farci una nostra idea, senza l’ausilio e il supporto delle opposte tifoserie o delle lenti ideologiche.

Ogni giorno, infatti, dalle tv, ai social, alle dichiarazioni ufficiali è tutta una partita: o fai parte della squadra A o fai parte della squadra B. E gli artefici della contrapposizione non conoscono una parola semplice ossia, l’obiettività, che presuppone una minima onestà intellettuale. Ma tant’è.

E’ noto che da noi la libertà di pensiero non esiste, è solo sulla carta (altro che valori dell’Occidente); non esiste se non nei circuiti obbligati e obbligatori delle linee editoriali, degli interessi economici, delle strumentalizzazioni politiche, della geopolitica storica. Ed ecco che la comunicazione diventa pura narrazione, pura ideologia a uso e consumo della massa, del popolo-bue da condizionare ed eterodirigere. E in questo Rai e Mediaset, La7, giornali di destra e di sinistra, pari sono.

Una cortina fumogena alimentata da giornalisti e politici ridotti a meri spot man, che impedisce di far luce, ad esempio, sui troppi misteri del dopo 7 ottobre. Vediamoli:

1) I Servizi israeliani (in primis, il Mossad) sapevano da tempo, anche grazie ad articoli usciti sulla stampa internazionale, del veloce riarmo e delle prove tecniche di guerra incombente da parte di Hamas. Perché non sono intervenuti? Perché hanno sottovalutato pensando a innocue esercitazioni, alle solite schermaglie, anche a costo di passare da ridicoli e inefficienti?

2) Perché Benjamin Netanyahu per primo ha ignorato i segnali allarmanti provenienti dai suoi servizi? Voleva creare le condizioni per risolvere definitivamente la questione-Hamas, recuperando terreno dopo le divisioni interne che hanno spaccato a metà Israele sulla sua riforma della giustizia? Adesso è indubbio che col governo di coalizione e unità nazionale il premier ha ancora una possibilità di restare al potere (se gioca bene le sue carte, conciliando la reazione militare contro i terroristi palestinesi e la liberazione degli ostaggi. Due emergenze che non vanno d’accordo).

3) Perché è passata sotto silenzio una notizia molto particolare: una delle figlie del capo di Hamas Ismail Haniyeh, è stata curata in un ospedale di Tel Aviv. La bambina – tredicenne – è stata trasferita d’urgenza in Israele da Gaza dopo aver sofferto una complicazione nel corso di una procedura medica di routine. Poteva essere oggetto di scambio geopolitico. Ci sono troppe zone d’ombra tra nemici.

4) Un’altra zona d’ombra: i capi di Hamas che comandano guerre, ed eccidi, chiamando il loro popolo al sacrificio supremo, stanno ben comodi non a Gaza, ma in alberghi a 5-6 stelle in Qatar, regno che ha i piedi in due staffe. Da un lato, finanzia la rivoluzione contro Israele; dall’altro, intrattiene rapporti molto redditizi con l’Occidente, ospitando basi navali militari Usa nel proprio golfo.

5) Dopo una certa solidarietà trasversale nei confronti del 7 ottobre, sono ripartite le divisioni interne nel mondo palestinese: sciiti, sunniti, amici degli Usa, della Russia, della Cina, doppiogiochisti come lo stesso Qatar. Emblematica la furbata del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah: il massimo di violenza verbale, il minimo di appoggio alla guerra di Hamas. Strategia o condizionamento Usa (le navi davanti il Libano e non solo)?

6) E ancora, i soldi forniti ad Hamas. Possibile che la Ue non abbia capito che i suoi fondi destinati a Gaza non sono serviti per costruire ospedali, ma ad armare i terroristi?

7) Infine, il sospetto più grande: i 15milioni di dollari versati da George Soros, di origini ebraiche, a gruppi che hanno sostenuto le proteste pro-Palestina di questo mese, manifestazioni in cui spesso sono capitati cori antisionisti, senza la ferma condanna di Hamas. Uno speculatore che da decenni sovvenziona ogni destabilizzazione degli Stati nazionali (si pensi alla Catalogna), che olia lo scardinamento dello Stato di Israele. Cosa c’è sotto?

8) Da ultimo, una domanda che resterà sicuramente senza risposta: che Hamas sia speculare a Israele e viceversa?

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