Escher, l’artista delle illusioni ottiche torna a Roma

domenica, 12 Novembre 2023
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Escher

Uno degli artisti forse meno amati dalla critica, ma sicuramente apprezzatissimi dal pubblico, torna a Roma. Le opere di Maurits Cornelis Escher, maestro dell’illusione ottica e del paradosso visivo, capace di scandagliare l’animo umano grazie alle sue incisioni immaginifiche e assurde, sono esposte fino al primo aprile 2024 a Palazzo Bonaparte, a cent’anni dalla sua prima visita nella Città eterna avvenuta nel 1923. Si tratta della più grande e completa mostra a lui mai dedicata.

Olandese inquieto, riservato e geniale, Escher è riuscito a fondere arte, matematica, scienza e fisica. Artista scoperto in tempi relativamente recenti, ha conquistato milioni di visitatori nel mondo grazie alla sua capacità di parlare in maniera diretta e immediata a un pubblico vasto perché nelle sue opere confluisce una grande vastità di temi e per questo egli rappresenta un unicum.
La mostra di Roma, curata da Arthemisia, si configura come un evento eccezionale che presenta al pubblico, oltre ai suoi capolavori più celebri, anche numerose opere mai esposte prima. Un’antologica di circa 300 opere che comprende l’iconica Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’unione (1956), Metamorfosi II (1939), Giorno e notte (1938), la celebre serie degli Emblemata, ma anche la bellissima galleria di vedute e notturni di Roma, gli scorci della costiera amalfitana che Escher amava visitare ogni primavera.

Dopo vari viaggi in Italia iniziati nel 1921 quando visitò la Toscana, l’Umbria e la Liguria, Escher giunse a Roma dove visse per dodici anni, dal 1923 al 1935, al civico 122 di via Poerio, nel quartiere di Monteverde vecchio. Il periodo romano ebbe una forte influenza su tutto il suo lavoro successivo che lo vide prolifico nella produzione di litografie e incisioni soprattutto di paesaggi, scorci, architetture e vedute di quella Roma antica e barocca che lui amava indagare nella sua dimensione più intima, quella notturna. Le notti passate a disegnare, seduto su una sedia pieghevole e con una piccola torcia appesa alla giacca, sono annoverate da Escher tra i ricordi più belli. Di quel periodo disse: «Il mio cuore non potrebbe assorbire con maggior gratitudine, né il mio animo con maggior sensibilità, l’atmosfera assolutamente nuova nella quale mi trovo a vivere, gli incontri sorprendenti e inattesi che mi offrono ogni giorno in questo posto benedetto».

La mostra è curata da Federico Giudiceandrea e Mark Veldhuysen, realizzata in collaborazione con M.C. Escher Foundation e Maurits. «È un punto di arrivo – dice Iole Siena, presidente di Artemisia che dedicò la sua prima mostra a Escher, un po’ last minute e quasi per caso, nel 2013 al Chiostro del Bramante – nessuno ne era convinto. Invece fu un successo da 30mila visitatori. Quella di oggi è la summa di tutto ciò che è stato scoperto in questi anni. Sicuramente la mostra più grande e completa mai realizzata».

Per Federico Giudiceandrea, uno dei massimi esperti al mondo dell’artista olandese, è una mostra pensata per raccontare come evolve l’arte di Escher, oggi celebre in tutto il mondo. «Anche chi non lo conosce per nome riconosce le sue opere. E a scorrere la mostra, si vede anche come l’Italia sia ovunque, anche in quelle più cervellotiche. La celebre Cascata, ad esempio, ha intorno un paesaggio italiano. Un Paese, l’Italia, che Escher amava tantissimo dove nacquero i suoi figli Arturo e Giorgio e del quale per tutta la vita ebbe nostalgia. In un percorso per tappe, ecco dunque gli inizi nell’Art Noveau, il lungo capitolo italiano (dal 1922 al 1935) e la casa romana in via Poerio, le Tassellature ispirate da Granada, le Metamorfosi, la struttura dello spazio e i paradossi geometrici, fino ai lavori su commissione e l’esplosione della “Eschermania” a partire dagli anni ’50, anche grazie al confronto con gli ambienti scientifici e accademici.

Per meglio calarsi nel mondo di Escher, è offerta anche la ricostruzione del suo studio di Baarn, in Olanda, con gli strumenti originali e il suo cavalletto portatile. Ma soprattutto una ricchissima galleria di angoli interattivi, dove ritrovarsi protagonisti delle sue opere o sperimentare con i propri sensi quelle illusioni così uniche da dare le vertigini. «Il mondo è quello dove le cose si possono costruire con la mente, anche se non sono forzatamente legate alla realtà – conclude Giudiceandrea – è questo uno dei grandi messaggi di Escher: la realtà non è come appare, ma può essere anche molto più complessa».

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