Atreju: Schlein dice No all’invito, ma non è soltanto fuga

venerdì, 17 Novembre 2023
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Elly Schlein ha detto No ad una sua possibile partecipazione ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia in programma a Roma dal 14 al 17 dicembre.

Un invito che ufficialmente non sarebbe in realtà mai arrivato, ma che comunque è già servito per creare un caso politico intorno al diniego della leader dem.

Fonti del Nazareno riferiscono che l’invito sarebbe stato inoltrato verbalmente alla Schlein da parte di Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, nel corso di un incontro avuto con la leader dem nel Transatlantico della Camera dei Deputati, dove sarebbe stata sondata la disponibilità della segretaria ad un confronto. “Il confronto con Fdi e Meloni si fa in Parlamento”, hanno risposto dal Nazareno.

Il diretto interessato, ossia Donzelli, smentisce di aver invitato Schlein e risponde: “Elly Schlein ad Atreju? L’ho appreso dai giornali, non è ancora partito nessun invito, sto gestendo io gli inviti, ciò detto Atreju è aperto a tutte le idee politiche”.

Evidentemente non la pensa così la Schlein che ha preferito declinare preventivamente l’eventuale invito, scatenando reazioni contrastanti, anche a sinistra, dove non sono mancati i commentatori che hanno ritenuto un errore rifiutare il confronto. Soprattutto dopo che la premier Meloni mesi fa è andata nella “tana del leone”, ovvero l’assemblea della Cgil dove è stata duramente contestata, ma dove ha saputo difendersi con onore ribadendo le sue posizioni di fronte ad una platea totalmente ostile. La fuga dal confronto è considerata una mossa strategica sbagliata, considerando che in passato tanti leader della sinistra hanno invece accettato l’invito e sono stati per altro trattati con grande rispetto dal popolo della destra.

Naturalmente dalle parti della maggioranza il diniego è stato interpretato come un segnale di grande debolezza, una fuga dal confronto con la Meloni per paura di non essere in grado di reggerlo, e questa è la linea dei giornali vicini alla destra. Ma è soltanto una fuga?

In realtà il rifiuto di andare ad Atreju sembra rientrare nella strategia del Pd a guida Schlein che punta a radicalizzare le posizioni inasprendo la logica del nemico; con il quale il confronto è lecito soltanto nelle sedi istituzionali, ovvero in Parlamento, dove esiste quasi un obbligo democratico cui non è possibile derogare. E la risposta fornita dal Nazareno sembra proprio confermare questa linea. Con il nemico dunque non si discute mai fuori dal palazzo dove c’è spazio soltanto per la protesta e la lotta.

Con questa mossa Schlein punta poi a rafforzare il legame con i movimenti più radicalmente antifascisti, Anpi, centri sociali, gruppi antagonisti, per i quali la destra è sinonimo di fascismo e sono quindi fasciste tutte le espressioni da essa provenienti, compresi gli eventi politici come Atreju dove è vietato partecipare per non riconoscere ai fascisti alcuna legittimità. Dimenticando invece che questo ragionamento altro non è che una sorta di “fascismo rovesciato” nel momento stesso in cui si nega all’altro la dignità di avversario e lo si combatte in maniera pregiudiziale sulla base di un odio ideologico. E difatti leader della sinistra come Massimo d’Alema e Fausto Bertinotti che certamente non possono essere accusati di simpatie fasciste, questa logica l’hanno rifiutata accettando il confronto e partecipando alla kermesse; ma la Schlein che ha fatto dell’antifascismo militante un tratto identitario della sua segreteria, non può non stare dentro lo schema ideologico del “nessun dialogo con i fascisti”.

Una strategia che però sta isolando sempre di più il Pd, visto che anche con le altre opposizioni il confronto non è propriamente dei migliori, considerando che chi non è allineato e non segue la stessa logica della guerra comune al nemico, è a sua volta visto come un nemico. C’è soltanto un rapporto di amore-odio con i 5Stelle fatto di reciproche attenzioni ma anche di aperta conflittualità nell’occupare un campo, quello della sinistra radicale, dove sia Schlein che Conte puntano a pascolare in aperta concorrenza fra loro, in vista delle prossime europee. Mentre con Italia Viva e Azione, che pure si sono rivelati più utili dei 5Stelle ad esempio per vincere alle amministrative con formule da centrosinistra riformista, il dialogo è sempre più impraticabile.

Capiremo alle prossime europee se questa linea barricadera del Pd basata sul No pregiudiziale a tutto ciò che arriva dal governo in una sorta di corsa ad inseguire la Cgil sul terreno dello scontro sociale, produrrà reale consenso o se invece al Nazareno dovranno ricominciare daccapo inventando una nuova leadership (intanto il sindaco di Firenze Dario Nardella pare stia negli spogliatoi a scaldarsi, pronto ad essere chiamato per entrare in gioco con l’avvallo del capo squadra Franceschini).

Di certo una Schlein che fugge dal confronto con la premier in casa del nemico, sfigura notevolmente al confronto con una Meloni che in casa del “peggior nemico”, alias Landini, ci è invece andata a schiena dritta accettando le regole del gioco democratico e i rischi che può comportare.

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