Universitas Tenebrarum: laurearsi è roba da ridere. O da piangere

domenica, 19 Novembre 2023
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serie tv

Un rettore assetato di gloria e di potere, con un’unica, accecante missione: scalare a tutti i costi il ranking mondiale delle università. Ma il piano è destinato a fallire miseramente tra arrampicatori sociali, favoritismi, piccole corruzioni, baronìe, invidie e incapacità di docenti (balordi e saccenti), personale non docente (svogliato e perditempo) e studenti che non perdono mai occasione per “fare squadra”. Con un tono volutamente grottesco e provocatorio arriva sul web la nuova serie satirica scritta e diretta dai registi Michele Mellara e Alessandro Rossi, prodotta da Mammut Film. “Universitas Tenebrarum” è il titolo eloquente della produzione, che racconta, in 12 episodi da 15 minuti l’uno, le disastrose e imbarazzanti vicende di un immaginario e sgangherato ateneo italiano, il “Tenebrarum” appunto, e del suo ineffabile Dipartimento di Sociologia delle lingue morte, alle prese con lo spericolato tentativo di risalire la classifica mondiale degli atenei al fine di ottenere più fondi.

Il contesto appare subito chiaro e drammaticamente avvilente, mentre ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale, ovviamente, ma non del tutto campato in aria. In questo “acquario” surreale ci sono professori ordinari, professori associati, ricercatori, assistenti, dottorandi, segretari, uscieri, portinai della facoltà: ogni giorno si scontrano con un esercito di studenti che vengono da tutta Italia, alcuni si fermeranno gli anni necessari a finire gli studi, altri rimarranno impantanati per molti anni. Gli studenti e i professori sono costretti a condividere, in un gioco comico di relazioni forzate, gabinetti, aule, corridoi, tempo, progetti di vita, aspirazioni e incubi. Le storie e i desideri dei protagonisti non si avvereranno, l’università invece che raggiungere le vette della classifica precipiterà sul fondo. “Universitas Tenebrarum” è una serie caratterizzata da una comicità immediata e acida, che precipita lo spettatore in un mondo sgangherato e ridicolo.

«Ma non è una foto della realtà – assicura subito Mellara – ci siamo ispirati al contesto universitario di tutti i giorni, ma non è un ritratto degli atenei italiani né di quello di Bologna». La serie è stata girata infatti sotto le Due Torri, negli spazi del Dams, il famoso dipartimento di Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo. Un progetto a basso costo, come precisano gli autori, reso possibile grazie al finanziamento della Film Commission regionale e alla collaborazione sia con DamsLab sia con la Bernstein school of musical theatre. Proprio la Bmst ha fornito gli attori che hanno interpretato gli studenti, mentre una quindicina di iscritti del corso di laurea sono stati coinvolti in un laboratorio che li ha poi coinvolti come componenti della troupe. Protagonista della serie è l’attore, comico e scrittore Natalino Balasso (sedicente «Pacifista che ama la rissa»), che interpreta tre ruoli: il magnifico Rettore della “Universitas”, il buono, ma angosciato professor D’Ambrosio e il bidello semi-analfabeta Gerry. Nel cast della serie anche Bob Messini, Angela Malfitano, Stefano Pesce, Martina Sacchetti e Lorenzo Ansaloni, con la partecipazione di Tita Ruggeri e Andrea Santonastaso.

«Non c’è un personaggio positivo nella serie – avverte Rossi – sono tutti abbastanza disgustosi». Infatti, proprio le situazioni assurde e paradossali, generate dalle pratiche più o meno losche messe in atto dai professori, faranno precipitare l’ateneo nel baratro. «I docenti sono vittime di loro stessi – spiegano gli autori – e in questo calderone precipiteranno anche gli studenti». La serie è stata presentata al cinema Lumiere a Bologna, con la proiezione delle prime tre puntate. La serie completa sarà trasmessa a partire da gennaio 2024 sul canale web Circolo Balasso, per poi approdare su altre piattaforme (sono in corso trattative con Raiplay e Amazon).

«C’è una sorta di circolarità – spiegano Mellara e Rossi – siamo partiti 20 anni fa con “Fortezza Bastiani”, che raccontava di un gruppo di studenti universitari. E oggi torniamo in questo mondo con una prospettiva diversa, vista dalla parte dei docenti e del personale. L’università – sostengono del resto gli autori – come altre istituzioni si presta alla messa in scena di idiosincrasie e delle piccole e grandi sopraffazioni provocate dall’arrivismo, dalla cecità di potere e dall’individualismo».

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