Alemanno e Rizzo, l’eresia va in contropiede 

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Alemanno e Rizzo, una strana coppia s’avanza nella politica italiana. Entrambi non sono certo di primo pelo, eppure qualcosa di nuovo arriva da questo loro incontro, non foss’altro che per il fascino indiscreto dell’eresia, per il richiamo dell’inaudito, per il piacere della provocazione che spiazza i benpensanti.

Eccoli allora, Alemanno e Rizzo, gli ex “nemici” che si danno la mano. Non sappiamo dove arriveranno. Non sappiamo nemmeno se partiranno insieme. Sappiamo solo che domenica prossima parleranno in un convegno che si terrà in un luogo storico della politica italiana, l’hotel Midas di Roma, un luogo dove riecheggiò un’altra eresia, quella di Bettino Craxi del luglio 1976, quando un “antipatico” leader socialista lanciò la sua sfida ai colossi di allora, la Dc e il Pci.

Oggi è tutto meno drammatico. E certamente più ristretto. Però sbagliano quelli che ironizzano, che scherzano sul “rossobrunismo”. Quelli che di Gianni Alemanno dicono: «Persino per i vecchi camerati rimane un mistero» (“la Repubblica”). E che, su Marzo Rizzo, così sentenziano: «Il comunista più vanitoso del mondo» (sempre “la Repubblica”) .

Ma che cosa questa strana coppia abbia effettivamente   in serbo lo scopriremo cammin facendo. Domenica ci sarà solo la partecipazione di Rizzo a una dibattito organizzato nell’ambito dell’assemblea fondativa del nuovo movimento di Alemanno, la cui denominazione e logo verranno svelati sabato prossimo. «Ci sarà una tavola rotonda per confrontarci», dice l’ex sindaco di Roma. «Con Rizzo abbiamo raccolto le firme per il referendum per bloccare l’invio di armi in Ucraina e ci sono delle convergenze importanti. Ci sarà questo confronto» poi «vedremo cosa uscirà fuori».

Chi vivrà vedrà. Ma a questo punto non è solo interessante stabilire che cosa potrà scaturire dall’avvio del dialogo tra il “rosso” e il “nero”, quanto piuttosto valutare l’entità di quella rottura di schemi che sia Alemanno sia Rizzo, piaccia o non piaccia, sembrano compiere. Si tratta cioè di capire se, da questo incontro, potrà nascere un laboratorio di nuova cultura politica, oppure se tutto rimarrà nell’ambito della provocazione mediatica e politica in vista delle europee.

Certo è che, quando Alemanno parla di “convergenze importanti”, non viene solo in mente il possibile punto di approdo tra percorsi politici opposti, ma  un fenomeno più vasto e generale, quello di una critica al globalismo che, negli ultimi due-tre decenni, ha accomunato, da un lato, settori di destra refrattari alle svolte moderate e liberali che sono andate per la maggiore, e, dall’altro, correnti di sinistra allo stesso modo contrarie alla conversione in senso neocapitalistico e “liberal” degli eredi del vecchio Pci. Rizzo, in particolare, cerca di dare voce a quella parte della base ex-neo-operaista rimasta sconcertata dalla trasformazione del Pd in una sorta di partito radicale di massa (come a suo tempo profetizzato da Augusto Del Noce) che pone l’accento sui “diritti civili” (ad esempio le campagne Lgbt) a discapito di quelli sociali (la difesa del welfare).

Dietro questo incontro tra “opposti” ci sono, insomma, decenni di contaminazioni e reciproche curiosità tra mondi certo lontani, ma che non si sono riconosciuti nel bipolarismo muscolare (e un po’ all’amatriciana) imperversante nella politica italiana dalla nascita della cosiddetta Seconda repubblica in poi. Tutti ambienti che si sono ritrovati accomunati nella critica al liberismo e al pensiero unico.

Certo, l’antiglobalismo di destra non è come quello di sinistra, dal momento che parte da premesse culturali e filosofiche diverse.  Per la sinistra, lo strapotere della grande finanza sulla politica è un prodotto dell’evoluzione interna del capitalismo, mentre per la destra è il risultato dell’eclissi dello Stato, che ha lasciato campo libero ai poteri dell’economia. Poi però capita che la grande massa degli impoveriti non faccia tante distinzioni ideologiche per esprimere la propria rabbia. E sceglie, spesso, chi più la convince, indipendentemente dalle vecchie tradizioni politiche. Lo stesso Alemanno afferma di voler creare un movimento «al di là della destra e della sinistra».

È presto per prevedere lo spazio che l’iniziativa dell’ex sindaco di Roma potrà occupare nella politica italiana. Sicuro è però il fatto che esiste oggi un enorme bacino di scontenti e delusi. Non per niente, quasi il quaranta per cento di elettori non è andato a votare nelle elezioni politiche dello scorso anno. Ed è tutta gente che non si riconosce nelle attuali proposte. Qualcosa, un giorno, potrà sempre accadere. Tu chiamale, se vuoi, premonizioni.

 

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