La violenza sulle donne si ripercuote da anni e negli anni, risalente addirittura all’epoca romana.
Un tragico episodio è stato quello di Annia Regilla, moglie dell’imperatore romano Erode Attico, assassinata nel 160 d.C.
Questo evento è ad oggi da molti considerano come il primo caso di femminicidio documentato della storia.
Annia Regilla fu uccisa per mano di Aniceto, un liberto di sua madre, su ordine di quest’ultima, Domizia Lepida. Le motivazioni del delitto sono state oggetto di diverse ipotesi: gelosia per la bellezza e la ricchezza di Annia, rancori familiari o l’ambizione di Domizia di impossessarsi delle sue ricchezze.
Nella società romana del I secolo d.C., la donna era considerata inferiore all’uomo e spesso soggetta alla sua autorità. Il marito aveva il potere di vita e di morte sulla moglie, e la violenza domestica era un fenomeno diffuso e spesso taciuto.
La morte di Annia Regilla ha avuto un’importante risonanza nella Roma del tempo. Il processo che ne seguì, con la condanna a morte di Aniceto e l’esilio di Domizia, rappresentò un caso emblematico di come la violenza contro le donne potesse essere perseguita e punita.
La sua tragica morte offre dunque una spettrale lente d’ingrandimento su un problema purtroppo ancora attuale: la violenza contro le donne.
Ma la storia di Annia Regilla non è stata solo una tragedia personale, ma assume un significato più ampio come emblema della violenza di genere che affliggeva la società romana e che, purtroppo, si ripercuote fino ai giorni nostri. La sua storia ci ricorda come la lotta per l’emancipazione femminile e contro la violenza sulle donne sia una battaglia che dura da secoli e che richiede un impegno costante.



