L’equazione è semplice quanto banale: giornata mondiale contro la violenza sulle donne uguale lotta al patriarcato; patriarcato uguale destra; femminicidi uguale frutto della triade “Dio-patria-famiglia”. Valori quest’ultimi ritenuti superati, negativi, riprovevoli e da azzerare nel nome della nuova ideologia dei diritti civili.
E quando la destra smette di fare la destra, allineandosi alla narrazione dominante, perde i colpi, fa un favore al pensiero unico di sinistra, diminuendo i propri consensi, visto che chi l’ha votata considera minoritarie le idee arcobaleno e certa idea di progresso.
Cosa vuol dire “educazione alla relazione” introdotta dal ministro Valditara? Una concessione all’educazione sessuale fin dalla culla, come vogliono Pd e grillini, o un modo furbo (ma alla lunga perdente) di spostare il tiro, non prestando il fianco alla vulgata del presente?
Come non comprendere che ogni rivendicazione dell’opposizione risponde a un disegno ben preciso?
La marea urlante di sabato, stucchevolmente “luogo-comunista”, a suon di retorica e ipocrisia istituzionale, arricchita da panel tv, popolati solo da promoter-Lgbtq, femministe redivive, intellettuali progressisti, giornalisti schierati ed esperti di grido, movendo da un dato emotivo e drammatico (il caso di Giulia-Filippo), e dal legittimo dolore di due famiglie distrutte, porta inesorabilmente (almeno nelle intenzioni degli organizzatori e dei loro amplificatori), all’affermazione di un tema ideologico da imporre a tutti, laddove la via giudiziaria (le inchieste di certa magistratura), la via tecnica (il ricorso ai banchieri di Bruxelles), o economica (i conti, le valutazioni della Ue e delle agenzie di rating), al momento sono pie illusioni, vista la forza, il piglio e le decisioni del governo.
Quando si parla a sproposito di fascismo (l’eterno alibi della sinistra quando non ha più nulla da dire e da proporre), si dovrebbe intendere una dottrina specifica, un leader storico, un contesto individuato. A parte il grado e tasso di preparazione da dimostrare dei nuovi giovani antifascisti liceali e universitari circa il Dna ideologico del fascismo, quello che dicevano e scrivevano (e che sicuramente ignorano) Gentile, Spirito, il sindacalismo rivoluzionario, i protagonisti della rivoluzione conservatrice, la conoscenza del corporativismo, della socializzazione, dell’amnistia concessa proprio dal comunista Togliatti, dell’appello del medesimo “ai fratelli (compagni) in camicia nera” (“Facciamo nostro il programma di Mussolini del 1919”), o delle vicende singolari del nutrito gruppo di “saloini” (riuniti intorno alla rivista Pensiero nazionale), i quali nel dopoguerra aderirono alla sinistra pensando di costruire una Repubblica socialista e mazziniana (grazie a un fecondo dialogo con Pajetta che li finanziò); la riflessione è: se per fascismo intendiamo invece uno schema dogmatico di comunicazione (bene contro male, il nemico da demonizzare, la neolingua che ribalta i significati), ebbene questo fascismo rinasce ciclicamente sotto le forme più disparate: l’antifascismo, il laicismo, il vaccinismo, l’ecologismo, il pacifismo, e adesso l’anti-patriarcato.
C’è infatti, un filo-rosso che lega tale evoluzione “fascista” come schema mentale: la guerra alla religione, al cattolicesimo.
Sono coscienti gli utili idioti (purtroppo pure molti credenti) che questo è il vero fine? Riescono a capire che siamo tutti manovrati? E che le battaglie si leggono dagli obiettivi non dalle cause per altro strumentalizzate? Ricordiamo che il termine “idiota”, nel suo significato etimologico vuol dire persona che vive nel suo particolare e che non ha una visione complessiva, generale delle cose.
Il ’68 ha ucciso il padre, come autorità, come riferimento, come professore, come sacralità delle istituzioni, come Forze dell’Ordine, come sacerdote.
E chi usa da sempre ogni pretesto per attaccare l’autorità a 360 gradi? La sinistra.
Poi, gradualmente si sta uccidendo la famiglia, nonostante sia riconosciuta dall’articolo 29 ancora vigente della Costituzione, che chiarisce nettamente la distinzione tra famiglia, come società naturale precedente all’impianto giuridico, e le formazioni sociali (la legge sulle unioni civili), smentendo il falso dibattito riguardante uno scontro in atto tra la famiglia “tradizionale”, sinonimo di arretratezza e medioevo e una famiglia moderna (arcobaleno) che non esiste a livello legislativo.
E chi sta smontando la famiglia naturale? La sinistra (con la destra debole in merito).
Poi, il pensiero unico laicista sta uccidendo la natura. Perché la natura implica l’esistenza di maschio e femmina, di famiglia naturale, di identità biologica etc. E’ ovvio che vada sostituita con la mente, col mantra che ogni desiderio deve diventare un diritto.
Ora bisogna uccidere il maschio; uomo che si può salvare solo se si autoflagella, chiede scusa o si trasforma in mammo. Maschio simbolo automatico quindi, di violenza, sopraffazione e ingiustizia.
Il passo successivo sarà uccidere l’umanità. E qui ci siamo quasi. Sopprimere i fragili, gli anziani (i tagli della sanità, la logica del business), gli inguaribili ma non incurabili (come il piccolo Indi), non sono mattoni verso un mondo ecologico, sostenibile, con soli 3miliardi di uomini (come ripetono i fan del transumanesimo), abitato solo da intelligenza artificiale, animali e piante?
In una parola: il laicismo, attraverso il suo “fascismo mediatico” è il nuovo paganesimo. Prima c’era il Creatore, il Creato e la Creatura. Dopo l’utopia della Creatura-dio, eliminando il Creatore vero, sparirà anche la Creatura (l’uomo), e resterà solo il Creato.
E torniamo alla distruzione di Dio e del cristianesimo, il vero obiettivo.
Aspettiamo la prossima trasmissione tv in cui si dirà apertamente che il cattolicesimo è patriarcato puro, quindi da abbattere.
La verità è che alla base di molta violenza sulle donne c’è proprio la debolezza dell’uomo, non la sua forza sbagliata; c’è la perdita del ruolo pedagogico della famiglia. La verità è che mancano i padri, quelli che fissano i limiti, i no ai figli; funzione che la donna, dando la vita, per natura, non fa, non riesce e non deve fare.
Nella comunicazione dei padri di Filippo e di Giulia c’è la risposta e l’evidenza di questo vulnus (naturalmente al netto del dolore, e del rispetto che si deve loro): il primo non si è accorto che il ragazzo “normale” e “perfetto” aveva demoni interni, rammaricandosi che gli aveva dato tutto, confermando l’evoluzione della società che ha creduto di sostituire la presenza autentica dei genitori con i soldi, il benessere, il consumo, la religione del lavoro. E il secondo, lo vediamo troppo impegnato a una dimensione pubblica e mediatica inevitabilmente utilizzata a livello politico. C’è un tempo giusto per ogni cosa.
I padri di oggi, in troppi casi, sono fragili, superficiali, ludici, infantili, sindacalisti dei figli, alleati di quella visione “modello Disneyland” che sarebbe la famiglia borghese odierna. Dove imparano le figlie a fare le crocerossine dei maschi formalmente padroni? Dalle madri. Dove imparano a identificarsi con la seduzione e il corteggiamento in quanto eterne principesse? Dai padri. Dove imparano i maschietti a non avere limiti, a essere imperatori, viziati, da assecondare sempre nel segno dei desideri-diritti da non frustrare? Dalle madri “fate turchine”.
Se Filippo dormiva con l’orsacchiotto cosa c’entra il patriarcato, che semmai sopravvive nella cultura islamica (un altro tema perdente della sinistra, l’immigrazione; sinistra sostenitrice del “dentro tutti”, basta la legalità e non il primato dell’identità)?
Un rovesciamento ideologico della realtà, un fanatismo collettivo, orchestrato a tavolino, quello di sabato, manipolando tanti ragazzi e cittadini in buona fede, che servirà soltanto a portare il gender nelle scuole.



