Assalto a Pro Vita e Famiglia: violenza di sinistra e complessi di destra

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“Non so come si pensi di combattere la violenza contro le donne rendendosi protagonisti di intollerabili atti di violenza e intimidazione come quelli avvenuti sabato a danno dell’associazione Pro Vita e Famiglia”.

In queste poche righe, che la premier Giorgia Meloni ha scritto sui social, è riassunto alla perfezione il modus operandi della sinistra e dei movimenti che intorno ad essa orbitano, per i quali ogni protesta diventa pretesto utile e giustificato per aggredire gli avversari. Come appunto l’assalto alla sede dell’associazione da parte delle frange più estreme dei movimenti femministi in piazza sabato scorso, nel corteo di Roma. Un attacco fermato a fatica dalle forze dell’ordine, e su cui indaga la Digos. All’interno dei locali dopo il blitz è stato trovato anche un ordigno inesploso, una sorta di bottiglia molotov, introdotta attraverso un vetro rotto nella parte superiore della saracinesca d’ingresso. Fortunatamente non è esploso.

“Voglio interrogare tutti su una questione banale – ha proseguito la premier- la violenza va condannata sempre o solamente quando si rivolge a qualcuno di cui condividiamo le idee? È questa la domanda sulla quale, da parte di certa sinistra, non abbiamo mai avuto una risposta chiara. Spero stavolta arrivi, da Elly Schlein, da Giuseppe Conte, da Maurizio Landini e dalla Cgil ai quali tutti manifestammo la nostra solidarietà in occasione del vergognoso assalto alla sede del sindacato. Una sede devastata è inaccettabile sempre. Particolarmente se la si devasta nel nome delle donne violentate, picchiate o uccise”.

Giuste e sacrosante le frasi di Giorgia Meloni che però non fanno altro che confermare l’ennesima “scoperta dell’acqua calda”. Sono anni che ogni violenza contro la sinistra diventa atto di squadrismo fascista e come tale da condannare; se non lo si fa, si diventa automaticamente fascisti e conniventi con l’estremismo nero. Ricordate la lite al liceo di Firenze fra studenti di opposte fazioni, scaturito dal tentativo dei collettivi di sinistra di impedire una manifestazione degli studenti di destra? Siccome a prenderle furono i giovani di sinistra, la vicenda diventò il pretesto per una marcia antifascista nel capoluogo toscano con tutti i leader dell’opposizione in prima linea.

Ricordate l’assalto alla sede della Cgil da parte di frange dell’estrema destra? Unanime solidarietà, tutti in piazza a proclamarsi antifascisti, un ex presidente del Consiglio, Mario Draghi, in processione alla sede del più importante sindacato italiano con tanto di mano appoggiata sulla spalla del segretario Landini.

Ora è accaduto che una manifestazione contro la violenza sulle donne, nata da un fatto tragico, ovvero l’uccisione di una giovane ragazza da parte dell’ex fidanzato, è diventata il pretesto per attaccare un’associazione come Pro Vita e famiglia la cui colpa è quella di battersi contro l’aborto e difendere la famiglia naturale. Tutto ciò agli occhi delle femministe ideologiche ed ideologizzate, è considerato un attacco ai diritti delle donne. Inutile stare a discutere di come ad un diritto ad abortire dovrebbe corrispondere un diritto a procreare, troppo spesso negato a causa di fattori che impediscono ad una madre di mettere al mondo e crescere un figlio, ricorrendo all’interruzione di gravidanza che resta sempre una scelta tragica e destinata a lasciare pesanti conseguenze sul piano psicologico; quello che è in gioco in questa vicenda è il concetto stesso di democrazia, che una parte politica, ovvero la sinistra nelle sue versioni più radicali e liberal, si sente in dovere di negare in nome di principi ritenuti inviolabili, e che invece sono soltanto frutto di una visione ideologica e di parte.

Della serie: se si manifesta contro il fascismo diventa legittimo assaltare e devastare una sede di Fratelli d’Italia; se si manifesta in favore dell’immigrazione è sacrosanto attaccare una sede della Lega; se si sta manifestando contro la violenza sulle donne diventa legittimo colpire la sede di un movimento dichiaratamente anti abortista che porta avanti battaglie in difesa della vita e contro l’ideologia gender. E naturalmente da parte dei partiti della sinistra c’è silenzio, o al massimo una condanna accompagnata da tanti se e infiniti ma. Come quando i militanti di Ultima Generazione devastano i monumenti delle nostre città in nome della lotta ai cambiamenti climatici e politici e intellettuali naturalmente di sinistra fanno a gara a ripetere che sbagliano nel metodo ma hanno ragione nella sostanza, che non vanno condannati ma ascoltati, che è necessario dialogare con loro che chiedono soltanto un mondo migliore (leggi ideologia greenn).

E ancora: se Casapound occupa uno stabile pubblico e ci mette ad abitare delle famiglie commette un reato e quell’immobile va sgomberato; ma se ad occupare palazzi o alberghi in disuso sono centri sociali o movimenti di sinistra e dentro si spaccia droga, ci si prostituisce o prolifera il racket, arriva chi per solidarietà con gli occupanti riattacca la corrente elettrica e nessuno invoca sgomberi (a maggior ragione se governa la sinistra) se non dopo che sono avvenuti gravi fatti di cronaca (vedi l’hotel occupato a Firenze dove è scomparsa una bambina nell’ambito di una lotta fra bande di immigrati per l’affitto delle camere).

Ma non è tutto, perché se le critiche ad Israele e la difesa della causa palestinese arrivano da destra (vedi Forza Nuova) è antisemitismo nazi fascista, se invece a bruciare le bandiere israeliane in piazza e ad inneggiare all’Intifada sono centri sociali o movimenti dell’estrema sinistra diventa legittima espressione del dissenso contro il governo Netanyahu.  O addirittura arriva qualche intellettuale a spiegarci che l’antisionismo e l’antisemitismo sono due cose diverse.

Ecco quindi che l’assalto a Pro Vita e Famiglia diventa nell’ottica dell’ideologismo estremista di sinistra nelle sue svariate versioni, femminista, ambientalista, migrazionista, pacifista, antimilitarista e chi più ne ha ne metta, il legittimo attacco verso una realtà che, difendendo la famiglia naturale o dicendo No all’aborto, in qualche modo è alleata di quel patriarcato che si vuole abbattere, nel nome e per conto di una sfortunata ragazza vittima di femminicidio. E l’equazione è presto fatta; difesa della vita e della famiglia naturale = difesa del patriarcato = femminicidi.

Ha ragione Giorgia Meloni ad indignarsi, ma è ormai un fatto acquisito vedere la destra correre in soccorso della sinistra e solidarizzare quando viene colpita per non essere accusata di fascismo, e subire poi le aggressioni della sinistra nel silenzio, nell’indifferenza o nel tacito giustificazionismo dei suoi leader.

Del resto quante volte ci si è indignati per la satira sgradevole nei confronti di donne di sinistra e si è perfino invocata la censura nei confronti dei giornali di destra (ricordate Libero e la famosa prima pagina sull’ex sindaco di Roma Virginia Raggi?), per poi difendere strenuamente il diritto alla satira quando ad essere vittima di attacchi sessisti è stata la premier stessa o la sorella Arianna?

Forse anche l’Italia diventerà un Paese normale quando la destra uscirà dal complesso di inferiorità che produce l’eterno bisogno di essere legittimata dalla sinistra, e la sinistra comprenderà finalmente di non essere affatto l’incarnazione del bene contro il male. Fino a quel momento dovremo prendere atto che assaltare una sede di Pro Vita e Famiglia o di qualsiasi altra associazione di destra, non sarà mai un “crimine” come devastare una sede del Pd o della Cgil.

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