/

CENSIS 2023. Italiani sonnambuli e ciechi dinanzi ai presagi, ma chi è il colpevole?

3 minuti di lettura

Tutt’altro che rassicurante il quadro che emerge dal Rapporto sulla situazione sociale del Paese per l’anno 2023, pubblicato dal CENSIS.

L’80% degli italiani ritiene che il Paese sia irrimediabilmente in declino e, per il 69%, la globalizzazione avrebbe apportato più danni che benefici. 

Un ulteriore dato negativo emergerebbe dal “disarmo identitario e politico” insito nella maggioranza degli italiani che, in una percentuale del 56%, è convinta di contare poco nella società,  il 60,8% (il dato sale al 65,3% tra i giovani) prova inoltre un  grande senso di insicurezza a causa dei tanti rischi inattesi.  

Da cosa dipende quest’ondata travolgente di negatività e timore?  

Le ragioni non risiedono solo sul piano economico: emblematico che nel giorno della pubblicazione della ricerca del CENSIS, nonostante il riferimento ad una certa stagnazione economica, sulle prime pagine dei giornali si annuncia il raggiungimento dei più alti tassi d’occupazione di sempre in Italia.

L’insicurezza percepita dalla generalità degli intervistati non sarebbe pertanto giustificata esclusivamente da dati numerici, ma piuttosto da una serie di “scosse emozionali” e “stati emergenziali” perenni che danno sfogo a numerose “paure amplificate”, tra queste: il “clima impazzito” (84%), una crisi economica e sociale incombente dai possibili risvolti post apocalittici (73,4%), il possibile cedimento strutturale del Paese sotto la pressione dei flussi migratori (73%) o un debito pubblico talmente ampio da poter provocare il “collasso finanziario dello Stato” (53%). 

Interessante notare come la percezione degli intervistati sembri essere notevolmente più negativa di quanto i dati possano effettivamente suggerire, come sul caso dei flussi migratori: secondo lo studio, infatti, sarebbero 5 milioni gli stranieri attualmente residenti nel nostro Paese, pari all’8,6% dei residenti in Italia). 

In questo panorama già di per sé complesso, non aiuta certo il contesto internazionale, dove lo scoppio della guerra ha acuito il timore secondo il quale prima o poi il conflitto interesserà anche l’Italia (59,9%) che a detta del 59,2% non sarebbe in grado di proteggersi. 

Anche su questo fronte la percezione generale sembra essere lontana dalla realtà: secondo l’analisi prodotta dalla piattaforma “Global Firepower” e riportata da “Italia in Dati”, infatti, l’Italia vanterebbe il decimo esercito più potente al Mondo (tra le nazioni che la precederebbero, 7 sono potenze nucleari). Queste considerazioni ignorano inoltre che un attacco militare inferto all’Italia significherebbe un attacco all’Europa e alla Nato, evento che risulta quantomeno irrealistico per un ampio spettro di ragioni. 

Altri elementi preoccupanti che, dati alla mano, appaiono più realistici riguarderebbero il fenomeno dell’emigrazione e lo stato di salute della popolazione. 

Sul primo punto, secondo lo studio CENSIS, entro il 2050 l’Italia avrà perso complessivamente 4,5 milioni di residenti e il numero di cittadini in età lavorativa calerà di quasi 8 milioni di unità, dato che impatterà significativamente sul comparto produttivo e sulla capacità nazionale di generare valore. 

Gli italiani che negli ultimi anni si sono stabiliti all’estero sarebbero infatti già aumentati del 36,7%, quasi 1,6 milioni di unità in più. 

Sul piano demografico, I 18-34enni sarebbero attualmente poco più di 10 milioni, pari al 17,5% della popolazione, percentuale che calerà al 15,2% nel 2050 (vale a dire poco più di 8 milioni di persone). 

Al contrario, gli anziani rappresentano oggi il 24,1% della popolazione complessiva, dato che nel 2050 raggiungerà un peso del 34,5% (4,6 milioni in più). 

Gli anziani di domani saranno, inoltre, sempre più soli: le coppie con figli diminuiranno fino a rappresentare nel 2040 solo il 25,8% del totale).   

Ciò che potrebbe stupire, a conclusione dell’analisi proposta dal CENSIS, è che una morsa di ansia sembra incombere sulla generalità degli intervistati a causa di macrofenomeni sui quali il cittadino avverte la sua impotenza ed incapacità di incidere, se non in maniera marginale.

Guerre, epidemie, cambiamento climatico e via dicendo, sono temi che, a detta di molti, vengono affrontati spesso dai media con toni emergenziali, provocando stati di ansia perenni. 

Verrebbe pertanto da chiedersi se, in vista di un possibile problema futuro, sia lecito trascurare urgenze attuali quali demografia e fuga di cervelli, temi che se affrontati con misure mirate ed efficaci, invertirebbero positivamente un trend di preoccupazione e instabilità che appare dilagante nell’opinione pubblica nazionale.

Una società in grado di mettere i giovani nelle condizioni di lavorare e fare famiglia senza doversi trasferire all’estero, infatti, garantirebbe inevitabilmente uno sguardo più positivo sul presente e, in prospettiva, sul futuro.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Natale, da Mughini a Soldini e La Russa c’è un libro tra i desideri dei vip sotto l’albero

Articolo successivo

Premio Monica Vitti, tra i vincitori Muccino e Pannofino

0  0,00