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Un simbolo di Bologna a rischio, parte il recupero della Garisenda

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Bologna

La Garisenda, una delle due torri simbolo di Bologna, rischia il collasso. D’altronde dopo circa un migliaio di anni di onorato servizio, sottoposta agli agenti atmosferici e all’assedio della modernità, non poteva che essere così. E’ iniziata pertanto l’opera di messa in sicurezza, di «un’unicità pazzesca» dicono gli esperti, per salvare uno dei monumenti che incarna la storia di Bologna. L’intervento costerà al Comune di Bologna circa quattro milioni di euro, ma potrà contare sul sostegno anche del ministero della Cultura.

Un “cappotto” alto cinque metri fatto di pali inseriti nel sottosuolo, piattaforme di cemento, container zavorrati e reti paramassi come quelli usati contro le frane: ecco la robusta protezione che nei prossimi mesi dovrà contenere la Garisenda in caso di collasso, evitando danni alle persone e agli edifici circostanti. E’ il primo passo della messa in sicurezza, cui seguirà l’allestimento del cosiddetto “cilindro” che servirà a fronteggiare un eventuale crollo della torre in attesa della terza fase, ovvero il restauro vero e proprio della Garisenda. «Si tratta di una sfida particolarissima – spiega Fabrizio Ferrari, direttore del settore grandi sollevamenti di una delle due aziende aggiudicatarie dei lavori – perché in gioco c’è l’intervento per salvare un monumento famosissimo, in un centro storico e in somma urgenza».

Gli esperti hanno scelto la strada dei container ripieni di blocchi di cemento: moduli che servono spesso per fare zavorre, strutture di consolidamento e contrappesi. Quindi è venuto logico pensare a una tecnologia che permetta un accesso facile a una zona veramente problematica, visto che è nel centro storico e non c’è spazio. «I container vanno quindi intesi come il guscio in cui trasportare e inserire il materiale pesante che dovrà assicurare il contenimento – aggiunge Ferrari – un sistema che si può trasportare, sollevare e installare in maniera rapida e quanto più possibile flessibile senza interferire con le strutture circostanti e il sottosuolo. Una soluzione individuata a tempo direi di record: più presto di così era impossibile».

I container saranno disposti lungo i lati della torre che affacciano su via Zamboni, piazza Ravegnana e via Rizzoli, lasciando tra i due e due metri e mezzo di spazio tra la cintura e i palazzi circostanti. Questa la scelta per proteggere le aree più interessate dalla presenza di persone, mentre sugli altri lati verranno installate le reti paramassi di metallo. Ma prima di tutto sarà l’altra società di ingegneria a intervenire per preparare, letteralmente, il terreno: si occuperà di allestire il cantiere, togliere i fittoni che dividono la piazza dalla via San Vitale, deviare i sottoservizi e rimuovere la pavimentazione esistente nei soli punti in cui saranno posizionati i container. Poi i primi veri lavori: l’inserimento nel terreno di “micropali” dal raggio di circa 20 centimetri, che andranno in profondità per una decina di metri in modo da superare le fondazioni degli edifici presenti nell’area. Sarà infatti su questi micropali, con un modello a palafitta, che andrà a poggiarsi il peso dei container così da non impattare sul primo e più delicato strato di suolo. Del resto l’azienda di Ferrari, già impegnata in operazioni come il raddrizzamento della Costa Concordia e la ricostruzione del ponte Morandi a Genova, le tonnellate non sono un problema: la vera difficoltà è rappresentata da un contesto operativo così particolare. Il cantiere sarà dotato di sistemi di allarme in caso di intrusione di estranei e di illuminazione provvisoria. Il Comune, poi, installerà anche alcune telecamere per mantenere il controllo generale dell’area e altri punti luce.

Ma se piazza Ravegnana sarà il palcoscenico dell’operazione, il cuore sarà nell’area dei magazzini comunali di via dell’Industria, che farà da hub logistico perché è lì che saranno allestite le strutture necessarie in modo da trasportarle già pronte sotto le Due torri e quindi ridurre al minimo le lavorazioni sul posto. La soluzione dei moduli consentirà di spostare il materiale con mezzi ordinari, limitando a casi sporadici la necessità di ricorrere a trasporti eccezionali. I tecnici stanno esaminando tutte le strade che potranno servire per portare i pezzi della cintura all’hub di via dell’Industria e poi da qui alla Garisenda, con un dispositivo che consente di mappare tutti gli ostacoli che si possono incontrare lungo il tragitto. I primi elementi strutturali cominceranno ad essere consegnati nell’hub nelle prime settimane di dicembre, «fino al completamento dei lati più critici della cintura di protezione contenitiva entro indicativamente, secondo il Comune, febbraio».

Molti ignorano che durante il Medioevo Bologna appariva come una “selva turrita”, una sorta di Manhattan odierna, ma più vecchia di mille anni. Le torri furono costruite o rilevate dalle famiglie più influenti della città, da cui presero il nome (gli Asinelli, i Garisendi), come esibizione di potenza e di grandezza. Più erano alte, più testimoniavano il potere della famiglia proprietaria. Avevano funzioni militari e fungevano da punti di avvistamento, baluardi fortificati e luoghi di offesa e difesa in caso di attacchi nemici. Ventiquattro sono tutt’ora riconoscibili visitando Bologna.

(Foto: sito web del Comune di Bologna)

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