Raduno ID Firenze, Becchi: “Caro Salvini, questo non è più sovranismo”

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Questa “è una delle giornate che possono fare la storia, perché per la prima volta nella storia delle istituzioni europee un’altra Europa è possibile, un’Europa senza guida socialista, senza guida di sinistra, con il centrodestra che sta governando l’Italia alla guida dell’Europa”.

Lo ha detto Matteo Salvini, a margine dell’evento che si è svolto ieri a Firenze intitolato Free Europe con la partecipazione dei partiti alleati della Lega in Europa che aderiscono al gruppo Identità e Democrazia. “Metteremo giù la nostra idea di Europa, non contro qualcuno – ha detto – ma fondata sul lavoro, il lavoro al centro, non l’auto elettrica imposta a ogni costo, la tassa sulla casa per favorire magari la potenza cinese. Noi siamo per un’Europa che mette al centro il lavoro, la sicurezza, il controllo dei confini, la difesa dei valori, un’idea di famiglia ben chiara e soprattutto un’idea di futuro, di ambiente, di giovani diverso da quello rabbioso e aggressivo di certa sinistra che pretende ad esempio che qualcuno possa andare a visitare i musei e qualcun altro no”. Sul raduno di ieri abbiamo ascoltato il parere del filosofo sovranista Paolo Becchi che proprio al tema ha dedicato diversi libri, l’ultimo dei quali “Ripensare il Sovranismo. Dalla Pandemia a una nuova Europa” edito da Giubilei Regnani.

Cosa pensa del raduno sovranista organizzato ieri da Salvini a Firenze?

“Mi pare che la parola sovranismo sia molto inflazionata e in certi contesti non abbia più nemmeno il significato originale. Basti pensare che lo stesso Salvini non parla più di Europa dei popoli ma di Europa dei diritti e questo sotto certi aspetti è già indicativo”.

In che senso?

“Nel discorso di Salvini c’è una mutazione di paradigma che sposta l’accento dai diritti dei popoli ai diritti degli individui. Può essere che dopo tre anni di chiusure per il Covid la voglia di libertà sia grande e che quindi il leader leghista abbia sentito il bisogno di spostare l’accento sui diritti. Ci dirà il tempo se ha fatto la scelta giusta”.

Secondo lei?

“Mi sembra che Salvini in questo momento sia soprattutto alla ricerca di un riposizionamento che gli consenta di limitare le perdite elettorali. La Lega alle passate europee stava al 34%, soglia che difficilmente sarà raggiunta anche stavolta. Solo che mi chiedo se questa sia la strategia giusta per recuperare consensi. Del verde della Lega è rimasto soltanto un cenno alle autonomie in fondo al simbolo, ma ormai l’onda è tutta blu”.

A sentire Salvini c’è la possibilità di cambiare l’Europa, con un’alleanza di centrodestra fra popolari, conservatori e sovranisti. Ma è concreta questa prospettiva?

“Sono scettico al riguardo perché non mi sembra che Meloni viaggi nella stessa direzione. Anzi ho l’impressione che non abbia alcuna intenzione di allearsi con i cosiddetti sovranisti. Del resto come possiamo allearci con un leader come l’olandese Wilders che non voleva darci un euro e accusava l’Italia di essere spendacciona? Non basta vederla allo stesso modo su immigrazione e Islam per costruire alleanze politiche in Europa. Salvini punta a diventare con Identità e Democrazia la terza forza nel Parlamento europeo e a spostare dalla sua parte i Conservatori di Meloni. Un’impresa a mio modo di vedere molto difficile, ma è altrettanto vero che non aveva alternative”.

Le elezioni olandesi da questo punto di vista rafforzano la prospettiva?

“I Socialisti sono in difficoltà e in parte lo sono anche i Popolari. Se la Lega tornasse ad avere il 34% delle passate elezioni tutto sarebbe più facile, ma l’ago della bilancia molto probabilmente stavolta saranno i Conservatori. Meloni però finora ha dato segnali che vanno in un’altra direzione rispetto al progetto di Salvini che vuole spostarla dalla sua parte e non escluderei nemmeno che alla fine proprio la Meloni non possa diventare la stampella per Ursula Von Der Leyen. Non dimentichiamo che dopo le elezioni serviranno i voti per eleggere il presidente della Commissione europea e in quel contesto prevedo che i Conservatori possano diventare determinante. La Von Der Leyen lo sa benissimo ed è per questo che punta ad avere buoni rapporti con il nostro capo del governo”.

Quindi l’unica speranza per Salvini è di tornare al 34%?

“In politica mai dire mai e penso che un aiuto alla Lega potrebbe arrivare a livello militare”.

Ossia?

“Mi riferisco alla possibile candidatura nel Carroccio del generale Roberto Vannacci che in questo momento gode di una forte popolarità e visibilità mediatica. Del resto il suo libro sta avendo grande successo e per la Lega la sua candidatura alle europee potrebbe rappresentare sicuramente un forte valore aggiunto. Vedremo se il generale si candiderà, molto dipenderà dalla capacità del ministro Crosetto di gestire la vicenda che lo vede protagonista”.

Quindi Salvini sbaglia comunicazione?

Per i sovranisti prima vengono i popoli e poi gli individui. Ogni tanto Salvini parla anche di popoli ma ultimamente l’accento è molto più spostato sulle libertà e i diritti individuali. Essere sovranisti significa che prima vengono gli italiani, i francesi, i tedeschi. Ora invece scopriamo che ci sono gli europei come singoli individui. Un cambiamento sostanziale che di fatto svuota il sovranismo.  Mi chiedo quanto oggi possa bastare il richiamo alla libertà che per altro è da sempre una caratteristica di Forza Italia. C’è una guerra in Europa e un’altra in Medio Oriente. Questi pseudo sovranisti da che parte stanno? Sono diventati tutti filo atlantisti e filo israeliani? I popoli europei vogliono vivere in pace e sono stanchi di dover fare la guerra per conto terzi, in questo caso l’America e la Nato. Il rischio maggiore per Salvini è che alla fine risulti un po’ fastidioso mentre Meloni continua ad essere piacevole tanto all’estero che in Italia”.

 

 

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