Teste di bambole, soldatini mutilati, accendini, boccettine di vetro: c’è tutto, anche oltre l’immaginabile, nel neonato Micro, il “Museo dell’oggetto ritrovato” inaugurato a Verucchio, un piccolo centro in provincia di Rimini. Le particolari “opere” esposte sono frutto della dimenticanza, ma anche dell’indiscriminata abitudine dell’uomo a buttare tutto. Il progetto è ideato da Gabriele Geminiani, già patron del Green Festival di Montefeltro e San Marino. Il museo vuole rappresentare un’opportunità di riflessione sul rapporto tra l’uomo, gli oggetti e lo scorrere del tempo, ma anche sulle cattive abitudini di una società votata al consumismo provando a educare le nuove generazioni a uno stile di vita più in linea con le esigenze ambientali. Gli oggetti hanno trovato casa nel Torrione delle Mura di San Giorgio, un’antica torre a filo della cinta muraria malatestiana, risalente al XIV secolo.
Questa iniziativa vuole indaga, come detto, il rapporto fra l’uomo e le cose. «Mezzo secolo fa gli oggetti nascevano per durare e gli si conferiva una sorta di anima – spiega Geminiani ad Artribune.com – oggi il rapporto con loro è totalmente “anaffettivo”, nel senso che non ne percepiamo il valore. Sono oggetti omologati a una vita effimera, non facciamo in tempo ad affezionarci che sono già nel bidone, sostituiti da altri identici a loro. Oggi le politiche di cultura ambientale parlano unicamente di raccolta differenziata, mentre non puntano abbastanza sulla necessità di ridurre drasticamente l’acquisto e il consumo di merci soggette a una fine programmata. Questo mio percorso esprime la necessità di recuperare il vecchio rapporto con le cose, affinché durino nel tempo».
L’esposizione è il frutto della raccolta e della conservazione di oggetti e frammenti ritrovati, nell’attesa di offrire loro una forma di riscatto: dai reperti rinvenuti sul letto del fiume Conca alle scoperte lungo le coste dell’Adriatico dopo tempeste invernali fino ai ritrovamenti nei cosiddetti “non luoghi” come periferie urbane, stazioni ferroviarie, piazze e bordi delle strade. Una caratteristica peculiare del museo è la sua sezione dedicata all’editoria delle cose, dove alcuni libri, realizzati anche con tecniche di stampa tradizionali e apprezzati sia da collezionisti d’arte sia da bibliofili, raccontano le storie degli oggetti esposti. L’approccio del Micro è interattivo e coinvolge artisti, poeti, fotografi e altri creativi che interpretano la collezione in modo personale, arricchendola con i loro linguaggi artistici.
All’interno si trovano anche “La Galleria sospesa”, che ospiterà mostre di immagini oppure oggetti sospesi dalle travi del soffitto; “La Bacheca degli oggetti viaggiati”, cioè cose ritrovate dagli amici di Geminiani e spediti di loro iniziativa via posta al suo indirizzo di casa; “L’Ospedale dei soldatini”, una piccola bacheca con all’interno un’infinità di soldatini di genere differente, mutilati e ridotti in brandelli.
Ottocento chilometri più a sud, a Napoli, un’altra iniziativa celebra il rapporto tra l’uomo e gli oggetti attraverso ricordi ed emozioni. Arriva nelle sale cinematografiche il cortometraggio “Il Restauratore di Sogni”, diretto dal regista Roberto Bontà Polito e prodotto da Midnight Film. E’ un viaggio affascinante che attraversa il regno incantato dei ricordi legati a bambole e giocattoli. In un’epoca in cui la tecnologia minaccia di eclissare la meraviglia del gioco tradizionale e della fantasia dei bambini, questo artigiano guida gli spettatori nell’anima nascosta di oggetti apparentemente comuni. I giocattoli, una volta custodi privilegiati dei nostri sogni, ora rischiano di perdere la loro importanza nella frenesia digitale. “Il Restauratore di Sogni” vuole essere anche un sentito omaggio al celeberrimo e antico “Ospedale delle bambole”, una delle numerose attrazioni culturali del capoluogo partenopeo.



