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Incontro a Roma. Un nuovo ruolo per i cattolici in politica?

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Economia, transizione energetica e tecnologica e l’assoluta necessità di ripristinare la pace in territori afflitti dalla guerra come nel caso russo-ucraino e israelo-palestinese, rappresentano solo alcune delle grandi sfide che si prospettano nell’attuale panorama nazionale ed Internazionale. 

In questo contesto torna forte un tema che sembra riproporsi in modo ciclico: quale apporto e visione possano offrire i cattolici nell’impegno pubblico e politico? 

In Italia, negli ultimi 75 anni, si è assistito al susseguirsi di diversi “modelli organizzativi”: da un partito di ispirazione cattolica che univa quasi integralmente il consenso dei credenti (la DC), si passa ad un modello dei “cattolici nei partiti”, da molti definito però una vera e propria diaspora. 

Questo passaggio dalla DC ad una maggiore libertà di ogni credente di scegliere secondo la propria sensibilità il movimento politico avvertito come “più vicino” ha visto l’ingresso dei cattolici nelle fila di quasi tutti i principali partiti italiani. Seppure la metafora del lievito nella pasta risulti sempre valida, qualcuno contesta che questo modello determini che i cattolici siano dappertutto, ma concretamente da nessuna parte, come emerso anche nell’ultimo Convegno dei Popolari.

Per riflettere sul tema dell’impegno pubblico dei cattolici, sabato 16 dicembre, si è tenuto presso la “Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum” un incontro dal titolo “Immischiati, mai rassegnati” organizzato dalla “Fondazione per la Natalità”, durante il quale sono intervenute, tra le altre, eminenti figure religiose del mondo cattolico quali: il Card. Zuppi Presidente della CEI, Don Fabio Rosini, Don Luigi Maria Epicoco, Fra Paolo Benanti e Don Alberto Ravagnani.  

Nell’introduzione del Cardinale è emerso più volte l’invito a non rassegnarsi e ad impegnarsi concretamente nella vita pubblica senza il timore di “sporcarsi le mani”, poiché è inevitabile che “quando uno si immischia, un po’ si sporca”. 

Come ribadito da molti papi, infatti, la politica rimane la più alta forma di carità se “si guarda al bene comune e non dal buco della serratura del bene proprio”. 

L’antidoto sarebbe, secondo il Presidente Cei, nell’evitare due rischiose tendenze: la prima, quella del dilagante dualismo (una polarizzazione su ogni questione che impedisce di lavorare per trovare soluzioni concrete ai problemi del Paese), la seconda, quella del miope e diffuso individualismo che pervade la società e che non permette di comprendere che “siamo tutti sulla stessa barca”. 

A conclusione dell’intervento il Cardinale ha agiunto: “Ricordatevi dell’Europa” considerata come “grande teatro” che “abbiamo ereditato con una sofferenza terribile” (quella della Seconda guerra mondiale) dove, tuttavia, occorre riaffermare continuamente i “valori sociali della persona e della vita”. 

Adriano Tomba, Segretario Generale della Fondazione Cattolica Assicurazioni, ha affermato che vi è una sempre maggiore necessità di professionisti cattolici di ogni ambito (economia, finanza, varie scienze) per costruire la società del futuro attraverso processi sociali ed economici certamente non brevi e provocatoriamente ha aggiunto: “chi è in grado di investire sui tempi lunghi, se non il credente?”. 

Don Fabio Rosini e Don Luigi Maria Epicoco hanno ragionato sul tema sotto un profilo antropologico e biblico: il primo insistendo sull’importanza del valorizzare la dignità di ogni persona, anche attraverso la “formazione della coscienza e del cuore”; il secondo, riprendendo la metafora del lievito, ha affermato che: “esso, se mischiato all’impasto, diviene indistinguibile, ma lo si riconosce dal risultato che porta” invitando anche in questo caso i cattolici ad immischiarsi senza timore, visto che “il lievito ha senso fin tanto che è nella pasta”. 

Criticando la tendenza dilagante ad essere spettatori delle cose e della vita, ha invitato ad un più sano protagonismo, senza il timore di sbagliare: “anche la santità, in fondo, è il tentativo di essere santi”. 

Paolo Benanti e Alberto Ravagnani hanno ragionato invece sull’importanza della tecnologia, in modo specifico parlando rispettivamente di intelligenza artificiale e social, insistendo non solo sui rischi, ma specialmente sulle opportunità che queste offrono per l’incontro con i giovani e per un loro maggiore coinvolgimento. 

Anche in questo caso, è emersa la necessità di ragionare sulle sfide che questi “ambienti (più che strumenti) digitali”, pongono per il consolidamento della democrazia e della società. 

In conclusione, riaffermata la necessità di una formazione “prepolitica” delle coscienze ai valori cristiani, emerge nuovamente l’interrogativo circa l’esistenza di un attuale ruolo pubblico dei cattolici, che sembrano avere ancora molto da dire sulla questione. 

E se il dato quantitativo porta verso la necessaria accettazione di essere minoranza (e quindi lievito in un più ampio impasto), quello qualitativo esorta a ricordare l’invito evangelico a rimanere “sale della terra”: se anche questo diventasse insipido, infatti, a cosa mai potrebbe servire? 

 

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