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Stop al Superbonus, chi paga adesso?

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Preparatevi a mettere al portafogli se avete iniziato i lavori di ristrutturazione nel vostro stabile; il Superbonus al 110% non verrà rinnovato. Parola di Giancarlo Giorgetti, che sullo stop definitivo alla misura simbolo dei Cinquestelle ha fatto una questione di principio, anche se gli alleati di Forza Italia vorrebbero trovare una scappatoia per salvare almeno i lavori già partiti e che senza fondi pubblici rischiano di non essere completati.
Secondo il ministro dell’Economia il Superbonus è “radioattivo” per le finanze statali, e il massimo che si può concedere è un’agevolazione al 70% e solo per i condomini, non per ville e villette. Le uniche eccezioni previste riguardano i territori dove sono avvenuti terremoti di grave entità a partire dal 2009. Il percorso di risparmi non si ferma qui; dal 2025 l’agevolazione scenderà al 65% e nei prossimi anni potrebbe scendere ancora. Ancora troppo secondo Giorgetti, che non perde occasione di ricordare come il Superbonus sia costato ai contribuenti la spaventosa cifra di 100 miliardi di euro; soldi spesi tra l’altro per lavori che certo non hanno reso l’Italia un paese più moderno o attraente per gli investitori.
Il partito di Tajani però non considera chiusa la battaglia; spera di costringere il numero uno di via XX Settembre a racimolare qualche miliardo nel decreto Milleproroghe o addirittura in una legge ad hoc da approvarsi nel 2024.
Se non ci si riuscirà, lamentano da CNA e Confartigianato, «circa 25 mila cantieri non potranno completare gli interventi, con pesantissimi effetti sulle imprese e sulle famiglie e con la prospettiva di migliaia di contenziosi legali».
Per salvare la situazione Forza Italia punta almeno a far rimborsare tutti i lavori già realizzati ma non ancora rendicontati, tramite una Sal (Stato di avanzamento dei lavori) straordinaria al 31 dicembre. La documentazione relativa potrà essere presentata fino al 12 gennaio 2024 garantendosi il recupero del 110% delle spese effettuate nell’anno appena passato. Certo la misura non sarebbe sufficiente a garantire la fine dei lavori per i condomini i cui proprietari mai li avrebbero approvati se avessero saputo di doverli pagare, ma almeno si eviterà che le ditte si ritrovino a non essere pagate per i lavori effettuati. Le conseguenze sul mercato dell’edilizia saranno comunque notevoli; ma sostenerlo tramite soldi pubblici non è certo una soluzione credibile, tanto più in un momento in cui torna ad aleggiare minaccioso il Patto di stabilità e le sue clausole sul deficit.

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