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Patto sui migranti, perché all’Italia va bene cosi

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20mila euro. Questo il prezzo di un migrante secondo il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo che manda in soffitta gli accordi di Dublino mettendo in qualche modo d’accordo tutti, sovranisti ed europeisti. Una volta tanto uniti dall’inconfessabile desiderio condiviso di tenere gli extracomunitari lontani dall’Europa.

Vanno in pensione i ricollocamenti forzati, sostituiti da aiuti economici (i 20mila euro a testa di cui sopra) da destinare ai Paesi di prima accoglienza, come l’Italia, che con i suoi 7500 chilometri di coste è destinata a restare l’approdo di riferimento degli scafisti ma almeno ora potrà contare su una forma di supporto efficace.

L’accordo è stato salutato con pari entusiasmo da politici di destra e sinistra, a esclusione delle ali più estreme: da un lato Viktor Orban ha bocciato “con forza” l’accordo e ha promesso che non farà entrare “nessun migrante” contro la sua volontà, mentre il gruppo di europarlamentari scettici cui aderisce la Lega ha mantenuto un silenzio ostile. Dall’altro hanno gridato al tradimento dei principi di rispetto dei diritti umani quasi tutte le Omg. Secondo Amnesty International il patto è due volte fallimentare, perché “non sostiene concretamente Paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia”, e “invece di dare priorità alla solidarietà attraverso i ricollocamenti gli Stati potranno semplicemente pagare per rafforzare le frontiere esterne o finanziare Paesi al di fuori dell’Ue”.

A destare le critiche delle associazioni in difesa dei diritti civili è soprattutto la nuova Procedura Rapida secondo la quale i migranti in attesa di sapere se hanno o meno diritto di essere accolti nell’Ue saranno “ospitati” in Centri di Permanenza senza avere accesso al territorio europeo. In altre parole, dicono i critici, verranno detenuti esattamente come accade negli Stati Uniti.

Certo fa impressione notare come Bruxelles, rimasta bloccata per anni su qualunque decisione, sia stata in grado in appena 24 ore di chiudere i suoi due dossier più spinosi; quello per la riforma del Patto di stabilità e questo sui migranti. Un segnale certo che l’attuale maggioranza Ursula intende ripresentarsi compatta alle prossime elezioni, rinnovando quella grossa coalizione tra Ppe e Socialisti della quale già fa parte Forza Italia e che sta tentando sempre più Giorgia Meloni.

Nel governo italiano per ora si è preferito lasciar parlare solo il “tecnico” Matteo Piantedosi, che si è espresso in termini quasi trionfali: “L’approvazione del Patto – ha detto – è un grande successo per l’Europa e per l’Italia, che ora potrà contare su nuove regole per gestire i flussi migratori e contrastare i trafficanti di esseri umani”. Tace per ora Salvini, che dovrà decidere se giocare la prossima campagna europea in funzione antimeloniana e tace ovviamente la premier, che ha incassato due buone riforme per l’Italia al prezzo però di perdere una volta per tutte il suo ruolo di politica sovranista e antisistema. L’amico Matteo è pronto a colmare il vuoto, soprattutto se in primavera si scoprirà che l’accordo non ha magicamente fatto desistere i migranti dal far rotta per Lampedusa.

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