La variante Covid J numero 1, in arrivo dal Lussemburgo e con tratti caratteristici simili alle varianti che hanno colpito più duramente all’inizio della pandemia, ovvero Alpha e Beta, si sta diffondendo dalla Gran Bretagna al resto d’Europa.
La variante JN.1 è una sottocategoria della variante Omicron Pirola. JN.1. Essa ha una mutazione nella sua proteina spike che le permette di infettare facilmente le cellule, riuscendoci anche con un certo successo.
Basti pensare che il 4 dicembre scorso, ci sono stati 302 casi sequenziati di JN.1 nel Regno Unito e 3.618 globalmente, ma con tendenza a un forte rialzo. Negli Stati Uniti, alla fine di ottobre Jn.1 costitutiva solo lo 0,1% dei sequenziamenti relativi ai casi di Covid-19, mentre, sempre secondo le stime del Cdc, dall’inizio di dicembre la sua prevalenza sarebbe salita al 15-29% rispetto al totale.
Questo starebbe a significare, stando ai dati, che le mutazioni che caratterizzano J numero 1 potrebbero sfuggire più facilmente al sistema immunitario, riuscendo quindi a replicarsi più velocemente.
Al momento non è noto se Jn.1 causi sintomi particolarmente differenti o riconoscibili rispetto a quelli riconducibili alle altre varianti con cui si ha maggiore familiarità, quali febbre, mal di gola, tosse, mal di testa, affaticamento, dolori articolari e muscolari .
Ad avviso del Cdc, per ora non ci sono prove del fatto che possa rappresentare un rischio maggiore per la salute pubblica. Anche se, come precedentemente sottolineato, il fatto che si stia diffondendo così rapidamente sembra suggerire una migliore abilità, rispetto agli altri sotto-lignaggi, di eludere le difese del sistema immunitario.
In questo senso, su territorio nazionale, attualmente il sotto-lignaggio più diffuso è il Jg.3, che deriva dalla sotto-variante Eg.5.1.3. Per intenderci, il 4 dicembre le sequenze riconducibili alla Eg.5, conosciuta come Eris, costituivano in Italia circa il 52,7% del totale, mentre i sequenziamenti riconducibili alla variante Pirola erano pari al 12,2%, con una tendenza in aumento rispetto alle settimane precedenti.
È quindi chiaro, che alla luce di questi dati e considerando un ritmo di contagi simile, la serenità delle vacanze natalizie sarà messa a dura prova.



