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Finanziaria, ecco chi ci guadagna nel 2024 (e chi spera nel 2025)

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È stata la manovra del taglio delle tasse. Un taglio temporaneo, limitato ai lavoratori a basso e bassissimo reddito, ma pur sempre un taglio. Non da poco all’inizio di un anno, il 2024, che verrà ricordato per il ritorno delle tenaglie del Patto di stabilità (seppur rinnovato) e la fine del periodo dei bonus a pioggia.

Proprio la fine del Superbonus, il costosissimo incentivo voluto dal governo Conte e difeso nella maggioranza dalla sola Forza Italia, è il segnale più forte che il ministro Giorgetti, quasi unico autore di questa Finanziaria, ha voluto mandare a tutti, amici e nemici. Ma di messaggi il ministro dell’Economia ne ha inviati pure al suo leader Salvini, che ha dovuto ingoiare il boccone amaro del pensionamento (è proprio il caso di dirlo) di Quota 41, che in teoria ancora esiste ma è così complicato e sconveniente accedervi che di fatto possiamo considerarla eliminata. Giorgetti sta insomma facendo il suo lavoro, eliminando gli sprechi e dicendo agli italiani un po’ di verità spiacevoli, ovvero che i soldi da spendere sono pochi (questa Finanziaria ne mette sul piatto appena 28) e che con una tale scarsità di giovani i vecchi devono restare al lavoro, anche perché non c’è chi possa pagargli la pensione.

Di certo nella maggioranza qualche lamentela si è alzata, ma la premier è riuscita a tenere i malumori sotto controllo ottenendo che neanche una proposta di emendamento venisse presentata e riuscendo a far approvare la manovra senza bisogno di ricorrere al voto di fiducia. Un risultato notevole, se si pensa che a giugno si vota alle Europee e che i tre partiti della maggioranza si affronteranno da rivali, perché Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega appartengono nell’Europarlamento a tre gruppi diversi e dopo le elezioni quasi certamente qualcuno si ritroverà nella maggioranza e qualcuno all’opposizione.

Visto lo scenario tutt’altro che radioso (per il 2024 sono molti gli analisti che si aspettano una recessione in quasi tutta Europa), è da apprezzare che due terzi dei fondi disponibili siano andati a finanziare il taglio del cuneo fiscale per i redditi sotto i 35mila euro e l’accorpamento della prima aliquota. Sembra insomma che il governo abbia confermato l’impostazione dello scorso anno (quando chi faticava ad arrivare a fine mese fu aiutato con gli sconti sulle bollette), ovvero destinando le magre risorse a chi ne ha più bisogno.

Non è però una Finanziaria perfetta, perché anche stavolta non si fa nulla per il ceto medio, che certo di una mano avrebbe bisogno, soprattutto se si vuole che gli italiani tornino a fare figli, che costano cari in un Paese dove gli asili sono quasi inesistenti e gli incentivi per i neogenitori poco più che simbolici. Inoltre non si vedono all’orizzonte misure volte a contrastare un’evasione che in Italia rimane endemica e ci rende le pecore nere dell’Europa insieme alla Grecia.

Problemi che Giorgetti conosce bene; vedremo se il prossimo anno si riuscirà a prendere di petto alcune delle questioni irrisolte. Sempre che la crisi economica non abbia nel frattempo spazzato le residue speranze di rilancio del vecchio continente.

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