Il 2024 non parte sotto i migliori auspici per Matteo Salvini a causa dell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti Anas che ha portato ai domiciliari Tommaso Verdini e indagato suo padre, l’ex senatore Denis, rispettivamente padre e cognato di Francesca attuale compagna del ministro delle Infrastrutture.
Il dicastero guidato da Salvini ha diretta competenza sull’ Anas anche se il ministro non risulta minimamente coinvolto nella vicenda. Anzi, di fronte alla richiesta delle opposizioni di riferire in Parlamento, Salvini ha fatto sapere che l’inchiesta si riferisce a un periodo in cui lui non era nemmeno ministro.
Le opposizioni insistono però sul fatto che secondo la ricostruzione degli inquirenti le presunte condotte illecite sarebbero avvenute nell’estate/autunno del 2022 per poi protrarsi «fino a maggio del 2023, epoca a cui risalgono gli ultimi pagamenti alla Invers», la società di cui Verdini junior è manager, per «fittizi incarichi di consulenza».
Se il ministro non risulta indagato e con lui nessun esponente dell’attuale governo a che serve riferire in Parlamento? Soltanto per questioni di parentela? Perché magari si presume che Salvini non potesse non sapere soltanto perché va a pranzo o a cena a casa del quasi suocero e cognato? Evidente come la richiesta dell’ opposizione sia puramente strumentale e denoti ancora una volta l’incapacità di combattere l’avversario sul piano politico, aggrappandosi alle inchieste della magistratura che come detto in questo caso non ha rilevato responsabilità, almeno per ora, in capo a Salvini. A meno che, come detto, non sussista il reato di parentela che in questo caso sarebbe pure relativo visto che Francesca Verdini non è sposata con il leader della Lega. La solita ipocrisia della sinistra.
Ciò premesso, e in attesa degli sviluppi dell’ inchiesta, è però evidente come questa vicenda a livello politico crei più di qualche imbarazzo a Salvini che come è noto deve fronteggiare un malessere interno alla Lega originato dalla sua decisione di schierare il Carroccio nel campo sovranista alle prossime elezioni europee. Un campo che non piace ai governatori del Nord e nemmeno a quella parte del partito che è rimasto fedele alla Lega federalista delle origini, che vuole l’autonomia regionale e accusa Matteodi essersi troppo convertito al centralismo di destra.
C’è poi il malcontento del ministro Giorgetti che dopo aver fallito il tentativo di trasferire la Lega nel campo del Partito Popolare europeo mal sopporta il ritorno dell’ antieuropeismo di Claudio Borghi che nei giorni scorsi si è intestato il merito di aver convinto la Lega a bocciare la ratifica del Mes.
A tutto ciò si aggiunge la campagna acquisti di Forza Italia soprattutto al Nord che sta strappando al Carroccio diversi amministratori e dirigenti, con l’obiettivo neanche troppo segreto di incrementare i consensi alle prossime elezioni europee a scapito dell’ alleato e diventare così la seconda gamba del centrodestra.
Sembra che la vicenda Verdini stia aumentando le polemiche interne e la fronda nei confronti del segretario e ministro. Soprattutto perché ai tempi in cui Verdini sosteneva il governo Renzi con i fuoriusciti di Forza Italia, Salvini usava parole di fuoco contro l’ex senatore berlusconiano. E oggi in tanti stanno lì a rinfacciarlo accusandolo di aver anteposto le questioni familiari agli interessi del partito che non deve essere minimamente associato all’inchiesta. Si chiede al segretario di fare chiarezza prendendo le distanze da tutta la vicenda e salvare l’immagine del Carroccio. Insomma per Salvini la strada verso le europee sembra tutta in salita. Non resta che sperare nel generale Vannacci e nella sua discesa in campo con la Lega. Basterà ad evitare il sorpasso azzurro?



