Bruzzone: “2023 anno nero dei femminicidi. Come disarmare il narcisista predatore”

giovedì, 4 Gennaio 2024
4 minuti di lettura

Si è chiuso il 2023 e per la cronaca è stato un anno nero. Abbiamo fatto il punto della situazione con la criminologa Roberta Bruzzone che torna ad evidenziare come sul fenomeno del narcisismo serva porre la massima attenzione, così come sul controllo ossessivo che certi uomini esercitano nei confronti della propria compagna. Con l’auspicio che il 2024 segni la fine del grave ed allarmante fenomeno dei femminicidi.

Dottoressa, come è stato il 2023 dal punto di vista della cronaca nera?

“Purtroppo il bilancio è negativo, miglioramenti non ci sono stati e i numeri sono in linea di massima gli stessi degli anni passati. C’è un’emergenza che io definisco strutturale e che ci accompagna ormai da oltre vent’anni”.

Si riferisce ai femminicidi?

“Sicuramente il fenomeno della violenza contro le donne è quello che presenta le maggiori complessità, non soltanto nella sua forma estrema che è quella del femminicidio, ma anche nelle forme meno gravi rispetto ad un omicidio. Mi riferisco alle violenze domestiche, ai maltrattamenti, agli atti persecutori, agli stupri, un serbatoio di crimini esecrabili che non accenna a diminuire. Anzi, i numeri ci descrivono una situazione sempre più preoccupante”.

Le donne in molti casi hanno ancora difficoltà a denunciare violenze e maltrattamenti da parte di mariti, conviventi o fidanzati. Come mai?

“Purtroppo non riusciamo a spostarci da un dato negativo che permane, e questo ci dimostra che non siamo ancora riusciti ad incidere a fondo nel campo della prevenzione e della sensibilizzazione. Soltanto due donne su dieci si convincono a denunciare le violenze che subiscono, il che vuol dire che otto su dieci preferiscono nascondere tutto anche se spesso questi maltrattamenti avvengono anche in presenza di figli minorenni. Molte di queste restano poi intrappolate in questo tipo di relazione per lunghi anni o addirittura per tutta la vita”.

Però negli ultimi anni sono state introdotte delle leggi molto più chiare, severe ed efficaci nel campo della lotta alla violenza di genere e soprattutto a tutela delle donne. Come mai non producono effetti?

“Abbiamo una normativa in Italia che a mio giudizio è assolutamente completa ed efficace anche se naturalmente tutto è sempre migliorabile. Fra le normative europee la nostra è fra le migliori. Il problema non è ciò che è scritto nel codice ma come poi viene sostanzialmente applicato, e non sempre questo avviene in modo puntuale da chi di dovere”.

Il fenomeno dei femminicidi continua ad essere strettamente legato al narcisismo patologico? 

“E’ evidente che la maggior parte dei soggetti che commettono violenze contro le donne hanno tratti di personalità disfunzionali perché si nutrono del potere che riescono ad esercitare sulla loro partner vittima. Questo tipo di comportamento nasconde certamente un narcisismo di base. Tuttavia il vero problema non è soltanto quello legato ai comportamenti narcisisti, ma è costituito anche da valori e stereotipi di genere. La maggior parte degli uomini che commettono violenze nei confronti delle donne sono convinti di avere il pieno diritto di farlo e molte delle donne che subiscono violenze sono convinte che quello sia l’unico modo per portare avanti una relazione con un uomo”.

Nel 2023 quale è stato il caso di cronaca a suo giudizio più grave ed emblematico?

“Faccio fatica a stilare una classifica, sono stati diversi. Indubbiamente i casi che hanno colpito di più l’opinione pubblica sono stati gli omicidi di Giulia Tramontano e di Giulia Cecchettin, due casi diversi ma uniti dalla sottovalutazione di alcuni aspetti di personalità dei rispettivi partner, non soltanto da parte loro ma anche di tutti coloro che stavano intorno. Evidentemente anche gli altri hanno subito la manipolazione di questi abili predatori. La storia di Giulia Tramontano ci insegna che quando abbiamo a che fare con un narcisista maligno non ci sono limiti alla malvagità che può esprimere; quella di Giulia Cecchettin invece dimostra che certi comportamenti apparentemente ammantati di benevolenza, attenzione, devozione nei confronti della partner in realtà tradiscono un’aggressività di fondo molto pericolosa”.

Cosa si sente di consigliare alle donne per evitare di continuare ad essere vittime di mariti, fidanzati o compagni violenti e assassini?

“Devono imparare a considerarsi autonome. Nel momento in cui si assume la piena consapevolezza di essere autonome percependo la propria autonomia come un valore essenziale, tutti coloro che la minacciano o tentano di  limitarla vengono subito individuati come potenziali pericoli da evitare. Nel momento in cui invece si è consapevoli di dover dipendere da un uomo, certi comportamenti legati al controllo ossessivo dell’altra rischiano di essere interpretati addirittura come benevoli. Sono dati stilati dall’Istat, che ha addirittura evidenziato come anche i soggetti che ruotano a vario titolo intorno alla coppia rischino di subire questa lettura sbagliata facendo diventare la situazione molto pericolosa”.

Che fare quando si scopre di avere davanti un potenziale predatore? Denunciare a scopo preventivo?

“Non necessariamente si deve sempre fare ricorso alla denuncia che resta uno strumento essenziale in presenza di condotte predatorie o di controllo minaccioso e lesivo. Ci si può rendere conto molto prima di avere davanti un soggetto disturbato. Poi è chiaro che se la fine della relazione sancisce l’inizio di una campagna persecutoria, la denuncia diventa l’unico strumento per contenere i rischi. Il mio obiettivo è però soprattutto quello di insegnare alle donne che è necessario conoscere bene il soggetto prima di iniziare una relazione. Tenga conto che una volta che si entra nel circuito giudiziario perché questa ormai è l’unica strada da percorrere, si entra comunque in un percorso lungo, difficile e doloroso; quindi l’obiettivo è fare in modo che le donne riconoscano in maniera quasi istantanea di non avere davanti un soggetto che vuole amarle, ma che è interessato unicamente a controllarle e dominarle per cercare di placare la propria inadeguatezza. Altrimenti il danno è fatto, indipendentemente dalle iniziative di difesa che si possono poi intraprendere”.

Un auspicio per il 2024?

“Guardi, sto portando in diversi teatri italiani un mio spettacolo che si intitola ‘Favole da Incubo’ ed è una sorta di viaggio nella manipolazione affettiva mortale. L’obiettivo è raccontare storie che possono essere da monito attraverso contenuti dal forte impatto. Io sono molti anni che lavoro nel campo del contrasto alle violenze di genere, ma adesso ho deciso di operare in maniera capillare anche nella prevenzione. Per ottenere risultati è fondamentale far comprendere alle donne come rendersi conto di essere entrate in contatto con soggetti dalle caratteristiche pericolose. L’obiettivo del mio spettacolo è sensibilizzare le donne sugli indicatori da osservare attentamente e da non sottovalutare mai nel momento in cui iniziano una relazione, prendendo spunto da storie che sono iniziate come delle bellissime favole e si sono concluse purtroppo tragicamente”.

 

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