FdI e Lega vicini alla rissa: ecco i punti caldi

lunedì, 8 Gennaio 2024
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FdI e Lega: dai calci agli stinchi alla (quasi) rissa. Che succede tra questi due carissimi alleati? Succede che le scadenze politiche dell’anno appena cominciato stanno facendo venire alla luce del sole una rivalità che finora si era svolta sottotraccia.

Di quali scadenze parliamo? La prima, manco a dirlo, riguarda le elezioni europee. La possibilità che Giorgia Meloni si candidi come capolista di FdI nelle varie circoscrizioni elettorali potrebbe creare un effetto cannibalismo nei confronti del partito di Matteo Salvini e potrebbe, in tal senso, non bastare la probabile candidatura del generale pamphlettista  Roberto Vannacci a frenare l’emorragia di voti della Lega. Per il leader del Carroccio è quasi una questione di sopravvivenza: se il suo partito dovesse andare sotto alla soglia del 9%, nella Lega si aprirebbe probabilmente una stagione di “lunghi coltelli”. E lui rischierebbe davvero grosso.

Ma la questione Europee riguarderà la fase dalla tarda primavera in poi. Nell’immediato, è già esplosa un’altra bomba. E riguarda le candidature alla carica di governatore nelle cinque Regioni in cui si svolgeranno le elezioni nell’anno appena cominciato: Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte e Umbria.

Questa bomba è esplosa, per la precisione, in Sardegna, dove FdI rivendica la carica di candidato presidente per il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, al posto del governatore uscente, Christian Solinas, in quota Lega. La situazione è degenerata negli ultimi giorni. A incendiare le polveri è stato il solito Andrea Crippa (Salvini manda sempre avanti lui): «La Lega è per riconfermare i presidenti uscenti, se così non fosse anche per una sola Regione, si riaprirebbero i giochi e il tavolo su tutte le altre». Parole da vero ultimatum, che però non sembrano intimorire i meloniani: «Il nome di Truzzu è ufficiale – dice Antonella Zedda, coordinatrice di FdI in Sardegna – e se la Lega, insieme al Psd’Az, intende tagliare i ponti con il centrodestra, faccia pure». A metterci il carico ha provveduto poi lo stesso Salvini: «Sulla Sardegna non molliamo, il candidato è Christian Solinas».

Alla fine, tutto si risolverà sicuramente nel vertice a tre che, nei prossimi giorni, vedrà riuniti intorno a un tavolo i leader del centrodestra. Ma, al di là di quelle che potranno essere le candidature nelle prossime elezioni regionali, questo caso Sardegna dimostra la chiara volontà di FdI di ridefinire i rapporti di forza nei vari territori italiani alla luce dell’equilibrio politico a livello nazionale. Si dà infatti il caso che gli unici governatori in quota FdI attualmente in carico siano il presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, e quello delle Marche, Francesco Acquaroli. I leghisti hanno tutto l’interesse a rivendicare il principio della riconferma del governatore uscente. Ma i meloniani possono legittimamente rivendicare, dal canto loro, il fatto che sia necessario adeguarsi alla nuova situazione emersa in questi ultimi anni, non essendo più accettabile una difformità tanto macroscopica tra piano nazionale e piano regionale. Anche perché, nelle grandi Regioni del Nord, neanche un governatore del Nord risulta espressione del partito del presidente del Consiglio.

Ma, proprio su questo punto, si intravede in prospettiva la questione più delicata e strategica: quella di Luca Zaia presidente della Regione Veneto. Si dà infatti il caso che, in teoria, il governatore leghista non si potrebbe ricandidare come presidente nelle elezioni del 2025, vigendo il principio del divieto del terzo mandato. Va precisato che in realtà Zaia è stato eletto presidente di Regione già tre volte, avendo potuto aggirare la legge nazionale grazie a un cavillo riguardante il rimando di questa stessa legge agli statuti regionali (di questo stesso cavillo ha peraltro usufruito anche il piddino Vasco Errani, che ha ricoperto la carica di presidente della Regione Emilia Romagna dal 2000 al 2015).

In tale situazione, solo un cambiamento della legge nazionale, quindi solo l’abolizione del divieto del terzo mandato, potrebbe consentire al governatore uscente di ripresentarsi alle Regionali del prossimo anno.

Va da sé che la situazione è delicatissima per Salvini. E questo sia perché il “sistema Zaia” in Veneto è uno dei pochi punti di forza che rimangono alla Lega sia perché, in questa stessa regione, il Carroccio rischia di essere, non solo superato, ma addirittura doppiato da FdI alle Europee. E, in tal caso, per il povero Matteo si metterebbe davvero male.

Se le cose stanno così, vuol dire che la “golden share” ce l’ha in mano oggi  Giorgia Meloni, che si è finora dichiarata contraria all’abolizione del terzo mandato ma che ultimamente ha lanciato segnali disponibilità alle richieste leghiste.

Potrebbe però sempre ripensarci. In fondo, se uno Zaia “disoccupato” dovesse rivendicare un giorno la leadership della Lega, la leader di FdI si potrebbe giovare politicamente delle divisioni interne agli alleati-serpenti del Carroccio. “Divide et impera”: è un’antica regola di potere che non perde mai di validità.

 

 

 

 

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