Meloni-Schlein, duello tv. Se si farà sarà come quello Musk- Zuckerberg. Ecco perché

lunedì, 8 Gennaio 2024
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Dopo la conferenza stampa della premier, rimandata due volte per ragioni di salute (è un tema che ricorre spesso “simpaticamente e no”, visto anche la problematica fisiologica occorsale durante le tre ore di botta e risposta con i giornalisti il 4 gennaio), conferenza che di fatto si è trasformata in un messaggio relativo al 2024 e non un bilancio del 2023, non c’è giorno che assistiamo in ogni panel e su ogni riga di quotidiano a un processo mediatico e politico “razziale” e “razzista” nei confronti del governo. Andando ben oltre il legittimo diritto democratico di dissentire e la naturale dialettica parlamentare.

Tradotto: le analisi anti-Meloni, (come fa chi si ritiene superiore eticamente e antropologicamente), puntate pregiudizialmente su aspetti psicologici, fisici che non c’entrano nulla con i contenuti contestabili o meno.
Tutti a condannare, bocciare la Meloni e tutti disponibili però, ad ospitare l’eventuale duello tv tra lei e la Schlein. Per mere ragioni di spettacolo.

Mediaset, La7, Rai, Sky, infatti, si stanno muovendo puntigliosamente per organizzare lo scontro, in vista delle prossime europee. Sarà anche l’occasione per verificare la tenuta programmatica della premier e la maturità politica della segretaria dem.
Domanda: prevarranno il gioco delle parti, il rispetto reciproco, nel nome di valori condivisi (che non hanno), o invece, si daranno battaglia a colpi di mannaia?

Due considerazioni: primo, non è detto che il duello ci sarà: la condizione richiesta dalla Meloni è che al voto europeo si presentino capilista pure Tajani e Salvini (altrimenti niente); secondo, i colpi di mannaia convengono adesso e converranno dopo, solo alla “avversaria-nemica” Schlein. Perché, per le regole oggettive del posizionamento partitico, quando si è all’opposizione, la demagogia, l’emozione, le suggestioni sui dati reali (opinabili o meno), vincono sempre.

E’ la medesima ricetta con cui la Meloni si è conquistata la vittoria alle politiche del 25 settembre. Non c’è maggioranza, non c’è leadership, non c’è partito che non rivoluzionino la comunicazione quando sono costretti a misurarsi con la gestione concreta della cosa pubblica. E nell’era dei social (che favoriscono la pancia, il populismo, la propaganda), ciò accade sistematicamente. Ne sanno qualcosa, avendolo provato sulla loro pelle, nel bene e nel male, sia Renzi, sia Salvini.

C’è pure da dire che la prova di maturità prima o poi la Schlein dovrà affrontarla. Al momento la sua postura è soltanto da femminista ideologica, acida finto-sorridente da anni Settanta (nelle interviste ricorda il pupazzo Scarpantibus), con un partito ormai schierato nell’ala estrema, concorrente tra l’altro, con Conte.
Se lei vorrà recuperare i consensi ulivisti moderati, social-democratici, liberali e cattolico-progressisti, dovrà sterzare radicalmente di 360 gradi. E se alle europee scenderà sotto quota 20% rischierà proprio di andarsene.
Chi di gazebo colpisce, di gazebo perisce.

Se il tanto auspicato duello si terrà, siamo certi, al massimo sarà non sulle idee o le soluzioni fatte, promesse, criticate (argomenti che saranno tenuti formalmente in disparte dalle dirette contendenti), con sommo dispiacere dei giornalisti e degli italiani, ma uno scontro sugli approcci “preventivi”.

La Meloni ribadirà, ed è vero, che il suo governo ha imposto, grazie alla sua grinta e carisma, un diverso approccio (figlio di una ferma concezione degli interessi nazionali e una nuova collocazione internazionale dell’Italia, finalmente protagonista e non più col cappello in mano, succube degli altri, i cui risultati si vedranno alla fine della legislatura), per quanto riguarda il patto di Stabilità, il Mes, il Pnrr, l’immigrazione, la geopolitica, l’economia, le fonti energetiche, le relazioni con i vari partner, obbligando gli interlocutori a considerare il nostro paese come un soggetto originale e autonomo e non più come una colonia (la distribuzione dei migranti, ad esempio, non è più una richiesta, ma un dato acclarato da Bruxelles etc).
Mentre la Schlein opporrà, ne siamo certi, il suo approccio agli argomenti. Temiamo ancora ideologico, giacobino, movimentista.
Sarà uno scontro solo virtuale e non sostanziale: un po’ tipo Musk vs Zuckerberg.

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