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Violenze nel Metaverso: un nuovo crimine senza legge né giustizia

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Un caso di stupro virtuale fa emergere le criticità e i pericoli del metaverso, il mondo digitale in cui gli utenti interagiscono tramite avatar e visori VR. La vittima è una ragazza di 16 anni che ha denunciato di aver subito un’aggressione sessuale da parte di un gruppo di sconosciuti mentre giocava in una piattaforma online. La polizia britannica ha aperto le indagini, ma si trova di fronte a una sfida senza precedenti: come perseguire un crimine che non lascia tracce fisiche e che sfugge alle norme esistenti?

Il metaverso, il progetto ambizioso di Meta (ex Facebook) e di altre aziende tecnologiche, si propone di creare una nuova dimensione virtuale in cui le persone possano socializzare, lavorare, divertirsi e apprendere. Si tratta di un’opportunità di innovazione e di connessione, ma anche di una minaccia per la sicurezza e la privacy degli utenti. Infatti, il metaverso non è immune da fenomeni di criminalità e di violenza, che possono avere conseguenze reali sul piano emotivo e psicologico delle vittime. “C’è un impatto emotivo e psicologico reale sulla vittima”, ha dichiarato un ufficiale della polizia inglese che si occupa del caso di stupro virtuale.

Tuttavia, la legge non sembra essere in grado di affrontare questo nuovo tipo di crimine, che non rientra nella definizione di violenza sessuale come un contatto fisico senza consenso. Inoltre, le indagini sono complicate dalla difficoltà di identificare gli aggressori, che possono nascondersi dietro a falsi avatar e a reti wi-fi anonime. “Non disponiamo ancora di un sistema di identificazione che consenta una governance forte e adeguata”, ha ammesso Philip Rosedale, il fondatore di Second Life, una delle prime realtà virtuali.

Il problema delle violenze nel metaverso non riguarda solo le molestie sessuali, ma anche altri tipi di crimini, come il furto di dati, il riciclaggio di denaro, la frode finanziaria, la contraffazione, il ransomware, il phishing, il cyberbullismo e i crimini contro i bambini. L’Interpol, l’organizzazione internazionale di polizia criminale, ha lanciato l’anno scorso il primo ambiente virtuale per studiare e contrastare queste nuove forme di illegalità, fornendo anche una guida per le forze dell’ordine di tutto il mondo.

Ma sarà sufficiente? Il metaverso rappresenta una sfida sempre più difficile per la sicurezza online, che richiede una maggiore consapevolezza e protezione da parte degli utenti, ma anche una maggiore regolamentazione e collaborazione da parte delle aziende, delle autorità e delle organizzazioni che operano nel settore. Solo così potremo evitare che il metaverso diventi un luogo di violenza e di impunità. Dobbiamo fare in modo che le vittime, anche nel mondo virtuale, non restino senza voce e senza giustizia. 

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