Belen e Cortellesi, parla Fulvio Abbate: “Stiamo tornando alle sante inquisizioni?”

venerdì, 12 Gennaio 2024
2 minuti di lettura

“La bellezza risiede nella luce ma, a 40 anni, la bellezza esteriore inizia a salutarti. Per quanto mi voglia bene, non sono quella che ero a 20 anni. E, soprattutto in un Paese maschilista, se non hai più il c**o sodo non funzioni e prendono una più giovane“. Sono le parole di Belen Rodriguez, la modella e conduttrice di origini argentine che tanto successo ha avuto in Italia. Frasi che hanno scatenato un vespaio di polemiche da parte di chi l’ha accusata di rinnegare ciò che in passato le ha permesso di avere tanto successo, ovvero quello stesso maschilismo che ora denuncia. Nelle stesse ore un’altra polemica investiva l’attrice Paolo Cortellesi che davanti ad una platea di studenti universitari ha accusato le fiabe per bambini di essere sessiste portando ad esempio Biancaneve “che faceva la colf ai sette nani”. Ma non si starà esagerando? Lo abbiamo chiesto allo scrittore e intellettuale Fulvio Abbate.

Belen accusa l’Italia di essere un Paese maschilista dove si va avanti soltanto se si ha il c…o sodo. Sui social c’è chi le fa notare che il suo successo è legato soprattutto al suo aspetto fisico e alle forme del corpo che in passato non si è mai fatta scrupolo di mettere in bella mostra. E’ d’accordo?

“Temo che Belen non abbia mai letto una riga di filosofia e quindi non abbia compreso fino in fondo che siamo impermanenti. Come muoiono gli individui, così muoiono anche i fondoschiena. La legge in vigore nella società dello spettacolo impone che, nel momento in cui un sedere è ritenuto avariato, venga sostituito da un altro. Ci può piacere o meno questa regola ma è così da sempre. Probabilmente Belen era convinta che il suo sedere potesse restare eterno e lo dico con il massimo rispetto per lei. L’ho conosciuta personalmente e mi ha fatto un’ottima impressione. Mi è sembrata una ragazza amabile e per nulla stupida. Le consiglierei a questo punto di leggere il libro del Qoelet che ci insegna che polvere siamo e polvere ritorneremo e quindi anche i nostri sederi, compresi il suo, fisiologicamente diventeranno avariati”.

Non si starà esagerando troppo con questa crociata contro il maschilismo e il patriarcato? Dalla legittima e doverosa esigenza di difendere la dignità della donna non si sta rischiando di passare a forme estreme di puritanesimo ideologico?

“La questione c’è, esiste effettivamente in Italia una cultura maschilista e patriarcale da combattere, ma ciò premesso in nome della denuncia del maschilismo e del patriarcato, nessuno può chiedere a me che sono uno scrittore di rinunciare all’ironia, al sarcasmo e al paradosso. Non possiamo ritenere che per contrastare maschilismo e patriarcato sia giusto legittimare nuove forme di inquisizione”.

Paola Cortellesi ha messo sotto accusa la fiaba di Biancaneve sostenendo che conterrebbe messaggi sessisti laddove viene raffigurata a fare le faccende domestiche nella casa dei sette nani. Inoltre se non fosse stata bella il cacciatore non l’avrebbe salvata mentre è sempre donna la matrigna cattiva? Ma davvero tutto questo è esempio di sessismo?

“Negli anni ’70 del secolo scorso una rivista underground di cultura alternativa chiamata ‘Re Nudo” realizzò un poster dove Biancaneve veniva raffigurata nel fare sesso con i sette nani. Sinceramente io sono rimasto legato a questo tipo di ironia. Evidentemente Paola Cortellesi ha deciso di rinunciare all’ironia per diventare un personaggio edificante. L’ho sempre ritenuta un’attrice di talento e questa sua uscita la considero francamente banale, una sconfitta soprattutto per lei. Spero sinceramente non rappresenti il preludio di un nuovo maccartismo moralistico”.

Non vede anche lei dietro tutti questi episodi l’affermazione di una dittatura del politicamente corretto?

“Ho sempre rifiutato l’idea della donna chiusa in casa a fare figli, un retaggio fascista contro cui mi sono sempre battuto e continuerò a farlo. Mi stupisco che ci siano ancora oggi dei politici di destra che perseverano nel promuovere questo tipo di target femminile. Dalla mia prospettiva, quella dell’intellettuale e dello scrittore, posso però affermare che non consentirò mai a nessuno di impormi moderne forme di maccartismo in nome di una purezza di linguaggio depurata da ogni sana ironia legata anche agli aspetti sessuali. Di fronte al tentativo di omologazione culturale ciò che conta è sempre la risposta individuale, quella che io non mi stancherò mai di esercitare liberamente”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.