Forse chi si erge a perfezione civica, a simbolo pedagogico per gli altri, a esempio virtuoso del politicamente corretto (esattamente come i media espressione del mainstream l’hanno santificata), a persona buona e giusta, secondo i comandamenti del pensiero unico laicista, non regge alla mera possibilità che i suoi atti, esempio di redenzione collettiva, possano essere sporcati dal sospetto o peggio, considerati immorali.
Da decenni, infatti, non ne possiamo più di “professionisti dell’umanità, dell’accoglienza e dei diritti civili”. Come se gli altri, quelli che rifiutano tale schema, siano tutti disumani, discriminatori, razzisti e medioevali.
Ma c’è un limite che non bisogna mai superare: il rispetto della via, delle opinioni altrui, degli stili di vita. Sapendo che ogni comunicazione ha un effetto concreto. Sto parlando delle regole basiche della democrazia, della vera libertà, del vero pluralismo, che in tema di vaccini, green economy, guerra, economia, e tanti altri esempi di eterodirezione delle masse, non c’è mai stato (in Italia e non solo).
Anche perché, i processi mediatici a priori, alimentati da pregiudizi e ideologie assolutiste, estremizzati dai social, che vellicano la pancia peggiore di ognuno, dove la realtà diventa un’istintiva guerra tra guelfi-ghibellini, frutto delle peggiori frustrazioni e proiezioni individuali, che un tempo erano limitate al privato e all’anonimato, e che oggi con la rete-sovrana diventano regola obbligata, rischiano di creare effetti irreparabili, che non sono proprio da video gioco.
Mi rifiuto di vivere in un mondo dove il vero bipolarismo, altro che “destra vs sinistra”, sia tra moralisti e dannati.
Entrando nel merito della vicenda della ristoratrice di Sant’Angelo Lodigiano le domande sono tante, troppe: forse non ha retto alla valanga di odio via social, alle insinuazioni di una indignazione posticcia fatta solo per pubblicizzare il suo locale. Accuse che avrà sentito come macigni.
Giovanna Pedretti che, replicando ad una recensione omofoba e discriminatoria sul suo locale, aveva dato una lezione di civiltà, è stata trovata morta domenica nel primo pomeriggio sulle rive del Lambro: l’ipotesi è quella del suicidio. Secondo la ricostruzione riportata dall’Ansa, la Pedretti, sulla base dei primi accertamenti, si sarebbe recata nei pressi del Lambro a bordo della sua Fiat Panda. Il corpo senza vita è stato rinvenuto nei pressi del ponte del Comune in provincia di Lodi: sul posto sono subito accorsi Carabinieri e Vigili del fuoco, poi raggiunti dal Pm in servizio e dagli uomini della Scientifica. L’auto ora è sotto sequestro per consentire agli investigatori di fare luce sulla morte che, stando alle prime risultanze, sarebbe frutto di un gesto volontario.
Insomma, si può morire di social, e non è una realtà virtuale, ma reale,
Come noto, la titolare della pizzeria Le Vignole nei giorni scorsi aveva risposto ad una recensione sul suo ristorante di un cliente che si lamentava per avere mangiato accanto ad un tavolo con una coppia omosessuale e un ragazzino disabile. “Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay. Non mi sono accorto subito perché sono stati composti, e il ragazzo in carrozzina mangiava con difficoltà. Mi spiaceva ma non mi sono sentito a mio agio. Peccato perché la pizza era eccellente e il dolce ottimo, ma non andrò più”, l’assurda lamentela del cliente nella recensione. Ma Giovanna non ha lasciato cadere nel vuoto quelle parole. E ha immediatamente replicato: “Il nostro locale è aperto a tutti e i requisiti che chiediamo ai nostri ospiti sono l’educazione e il rispetto verso ognuno. Le sue parole di disprezzo verso ospiti che non mi sembra vi abbiano importunato mi sembrano una cattiveria gratuita e alquanto sgradevole”. E poi l’invito definitivo: “A fronte di queste bassezze umane e di pessimo gusto… credo che il nostro locale non faccia per lei. Non selezioniamo i nostri clienti in base all’orientamento sessuale e men che meno la disabilità. Le chiedo gentilmente di non tornare da noi a meno che non ritrovi in sé i requisiti umani che nel suo atteggiamento sono mancati”.
La recensione era della scorsa estate ed era stata poi cancellata, ha spiegato Giovanna, che però ne aveva fatto uno screenshot. Un elemento questo del post cancellato che ha destato sospetti di non veridicità della recensione in alcuni utenti dei social, compresa Selvaggia Lucarelli, che ha lanciato l’ipotesi di “un grossolano fotomontaggio” e di “un’operazione di marketing spacciata per eroica difesa di gay e disabili”. E, in qualsiasi caso, ha destato impressione lo sfalso di tempo tra il fatto e la comunicazione urbi et orbi. Sul web infatti, è iniziata a circolare l’idea del falso.
Giovanna, intervistata dalle tv, sul punto è apparsa in difficoltà: “Non vorrei essere caduta in una trappola”, ha detto e più volte ripetuto di “non avere una risposta”. E così, se prima sui social Giovanna era stata un’eroina, nel giro di un giorno, si sono aperte le prime crepe, con tanto di critiche e insinuazioni. Fino al punto che la diretta interessata ha compiuto il gesto estremo (sempre che questa sia la motivazione). Giovanna ha preso l’auto, è andata sulle sponde del Lambro, ed è stata ritrovata morta. Ha lasciato la figlia e il marito Nello, una vita con lei anche in pizzeria, una vita fianco a fianco per decenni in quel locale. Una vita di lavoro e sacrifici: non ha retto, forse, all’onda d’odio virtuale.
In soldoni: odio, o ricerca della verità, laddove siamo circondati tra troppe narrazioni di moda e finte?
Comunque sia, chi vive di social, purtroppo muore anche di social. E prima o poi, i conti con la verità si fanno. Ma non per questo, al di là della vicenda (artefatta, reale, saranno gli inquirenti ad accertarlo), la vita umana è sacra pure se si sbaglia. Il male dei tempi moderni, è il moralismo e la fazione.



