Dopo il ritrovamento del corpo della povera Giovanna Pedretti si è scatenata una violenta guerra sui “social (e non solo) contro i social”, mascherata dal trito e ritrito duello “colpevolisti-innocentisti, con obiettivo stavolta, la coppia “Lorenzo Biagiarelli-Selvaggia Lucarelli (in foto)” .
Un’occasione troppo “ghiotta” per demonizzare la giornalista, invisa a molti per i giudizi non sempre col guanto di velluto che “indirizza” a chi è oggetto delle sue polemiche (per altro legittime). Della serie, i buoni e i giusti che massacrano chi secondo loro massacra (medesimo meccanismo). E’ l’eterogenesi dei fini del circo mediatico. Prima il mainstream esalta le storie funzionali al pensiero unico, ignorando quelle non utili, poi corre ai ripari quando qualcosa contraddice la vulgata “oggettiva”, sapendo che solo una piccola parte di opinione pubblica avrà contezza della smentita (ormai il messaggio è passato).
Esattamente ciò che è accaduto alla Pedretti, ovviamente se le interpretazioni correnti sui giornali e in tv, relative alla vicenda, saranno confermate dall’inchiesta in corso (suicidio volontario, suicidio indotto?). Tradotto: chi di social colpisce, di social perisce. Guai a porsi a educatori del mondo, se non si è perfetti e non ricattabili. E siccome la perfezione non esiste, il bene e il male spesso si sovrappongono, più che fare la corsa all’eroismo civico “laicista” (invito agli operatori del settore, dagli esperti, ai politici), bisognerebbe assumere una postura comunicativa più sobria, equilibrata e maggiormente rispettosa della vita e della dignità altrui.
Altrimenti continueremo ad assistere all’eterno scontro tra “moralisti e ideologici”: il male vero del nostro tempo, frutto perverso della rete-sovrana.
Altrimenti continueremo ad assistere all’eterno scontro tra “moralisti e ideologici”: il male vero del nostro tempo, frutto perverso della rete-sovrana.
Del resto, la cronaca delle ultime ore sembra proprio dare la botta finale ai new media. Ecco qualche esempio: Hamas che ordisce una specie di roulette macabra, una slot machine del terrore, con tanto di video, annunciando la morte di due ostaggi mostrati domenica scorsa. Una tortura psicologica via etere a uso politico dei terroristi, fino a fermarsi con la scritta “chi è morto?”. E come se non bastasse, prima dei tg israeliani, l’altro ieri, sono stati mostrati i cadaveri dei due uomini. Una regia perfetta nella perversione spietata e nella gestione del dolore.
Venendo a noi, Fedez è inciampato nell’ennesima buccia di banana. Evidentemente provato dall’accerchiamento contro la moglie, per i noti casi riguardanti la beneficenza (d’altra parte, la visibilità ostentata ha il suo rovescio), ha attaccato uno dei suoi hater, esponendolo a pubblico ludibrio. Peccato che ha sbagliato foto, accusando un’altra persona che ora lo querelerà.
In pratica, sesso, sangue, soldi: le regole che i social estremizzano, radicalizzano, stimolando la parte peggiore dell’uomo. Pulsioni che prima del loro avvento a 360 gradi, erano confinati nelle chiacchiere da bar, nelle frustrazioni e nell’invidia sociale delle periferie della mente e della lingua dei singoli.
Ma qual è l’alternativa reale a questa pericolosa modernità? Lo Stato etico? L’imposizione dall’alto del politicamente corretto ad opera della politica? Col risultato di avere tra non molto un popolo di eterodiretti, disinfettati, neutri, asettici, educati dai ministri, sacerdoti e ascari del bene obbligato, del paradiso sulla terra?
Ma qual è l’alternativa reale a questa pericolosa modernità? Lo Stato etico? L’imposizione dall’alto del politicamente corretto ad opera della politica? Col risultato di avere tra non molto un popolo di eterodiretti, disinfettati, neutri, asettici, educati dai ministri, sacerdoti e ascari del bene obbligato, del paradiso sulla terra?
Insomma, uno Stato che ci dice come dobbiamo pensare, quello che dobbiamo dire, come dobbiamo comportarci, ben sapendo che le società che gestiscono i social, sono private e che c’è, cosa da poco, un valore sancito dalla Costituzione, che si chiama libertà di pensiero e di parola. Al massimo, ai proprietari di X-Tweet, Facebook, Instagram, Tik Tok etc, si possono far pagare le tasse, ma in quanto a soppressione dei loro e nostri diritti, ce ne passa.
E poi, quale autorità “suprema e religiosa” può decidere la verità, la fake, la legittimità e l’autorevolezza delle fonti? Sappiamo bene cosa è accaduto durante le concitate campagne di sensibilizzazione, si legga indottrinamento, manipolazione, coercizione (pure a fin di bene), a proposito dell’ingresso nell’euro, per i vaccini, la Green Economy, le armi, l’Ucraina etc. Nessuno spazio ad altre idee e posizioni, al prezzo dell’emarginazione culturale, sociale e fisica dei malcapitati liberi pensatori.
E allora, se la risposta alla violenza dei social è il ministero della Verità dello Stato etico, preferiamo gli errori e le pulsioni individuali; becere, ma sempre emendabili. Lo Stato etico, invece, non smentisce mai sé stesso. Con gli effetti nefasti e mortiferi che la storia ha conosciuto e che gli uomini hanno subìto sulla loro pelle.



