Il governatore veneto Luca Zaia ha un gran da fare nel ridimensionare la bocciatura ottenuta nel tentativo di introdurre una legge sul fine vita, affossata dalla sua stessa maggioranza ed in parte dal suo partito, visto che una parte consistente del gruppo della Lega gli ha votato contro.
Zaia ha cercato in tutti i modi di smentire la narrazione di una resa dei conti con la componente salviniana del Carroccio, ma è stato lo stesso Salvini ad esultare in TV per la bocciatura della legge di iniziativa popolare caldeggiata dall’Associazione “Luca Coscioni” che il governatore ha deciso di sostenere mettendoci la faccia.
La verità è sotto gli occhi di tutti. Nella Lega è evidente lo scontro fra l’identitarismo salviniano, concretizzato anche con la difesa dei temi etici in alleanza con il mondo cattolico più conservatore, e la Lega liberale e laica di Zaia contraria ad una visione sovranista e identitaria, che in questi ultimi anni ha cercato di tracciare il solco con il salvinismo anche sul tema dei diritti civili (vedi le aperture al riconoscimento delle unioni gay, le agevolazioni per chi desidera cambiare sesso e appunto le iniziative in favore del fine vita).
Ma è soprattutto con gli alleati che Zaia ha i problemi maggiori. Sia Fratelli d’Italia che Forza Italia sono pronti a sbarrargli la strada per un quarto mandato alle regionali del 2025 sostenendo la necessità di un rinnovamento. In realtà sia meloniani che forzisti puntano alla successione mentre Salvini apparentemente sembra sostenere la riconferma del governatore leghista soprannominato “il doge”; ma c’è chi è convinto che alla fine non farà le barricate per consentirgli di restare alla guida del Veneto considerando che Zaia al momento è ritenuto il principale competitor interno del segretario pronto a farsi avanti in caso di un risultato deludente della Lega alle europee. Il segnale intanto è arrivato, forte e chiaro.
Il fine vita sarà pure un tema etico, sarà pure vero che c’era libertà di coscienza, vero pure che anche il PD si è spaccato e che la legge non è passata grazie all’ astensione di una cattolica dem. Ma per un governatore sotto assedio degli alleati che proprio in Veneto rischia il sorpasso da parte degli azzurri alle prossime elezioni europee ad opera di Flavio Tosi che sta raccogliendo gli scontenti del Carroccio, il voto contro la legge sul fine vita è sembrato a tutti gli effetti un avviso di sfratto.
Insomma, per un governatore che ha puntato a distanziarsi dal centrodestra per abbracciare le battaglie del mondo LGBT e laiciste con la speranza di allargare forse il perimetro del consenso anche in ambienti tradizionalmente ostili, l’unica evidenza è quella di aver ottenuto un effetto boomerang. Proprio su un tema laicista è scivolato clamorosamente facendosi male, contando forse sul soccorso dell’opposizione che alla fine c’era pure stato se non si fosse messa di traverso una consigliera catto-dem in crisi con la propria coscienza. Alla fine il governatore si è ritrovato senza maggioranza e con il suo stesso partito a pezzi. Pensava di ricevere gli applausi di Cappato e compagni e invece, oltre ad aver fallito l’operazione, si è ulteriormente indebolito a livello politico. E la guerra per la successione è soltanto all’ inizio.



