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Sentenza-saluti romani. Se i fascisti sorridono, i monarchici i veri discriminati?

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Schiuma di rabbia la sinistra giornalistica della tv e della carta stampata; schiuma di rabbia la sinistra politica e intellettuale. Motivo? La recente (ritenuta “sorprendente”) decisione della Cassazione. Apriti cielo: i diretti interessati si aspettavano un rafforzamento della legge Scelba, e invece non solo è stata addolcita, ma addirittura smentita.

In pratica, sui saluti romani, la sentenza a sezioni riunite ha separato le commemorazioni (dove i saluti si possono fare) dall’apologia, finalizzata alla ricostituzione del partito fascista. Concetto difficilmente individuabile, al punto che CasaPound ha gridato alla vittoria storica.

Riflessione-1. Anche l’osservatore più superficiale e disattento sa che la narrazione fascista oggi dei gruppi residuali che si richiamano a Mussolini, alla sua dottrina e al suo retaggio, è sostanzialmente estetica, meramente identitaria e funge da collante psicologico, umano, prima che metapolitico. Coesivo per i veterani che ricordano così i loro anni Settanta, e per i giovani, i quali incapaci di produrre simboli originali e attuali, scimmiottano un passato mitizzato.

Tornando alla sentenza, una sconfitta reale per il “professionismo antifascista” italiano e non, viste le manifestazioni di piazza che stanno interessando e attraversando l’Europa (i cortei isterici soprattutto in Germania), l’incontro di Bruxelles (con una “nutrita” presenza di ben 20 parlamentari), e i programmi televisivi italiani letteralmente ossessionati dal pericolo littorio. Sono settimane e settimane che non si parla d’altro.
E il motivo c’è ed è semplice: le prossime elezioni europee che vedranno sicuramente l’avanzata dei sovranisti e forse lo spostamento dell’asse governativo verso destra (Ppe-liberali-conservatori).
E la tecnica della sinistra, a questo punto, dati alla mano, evidentemente è “universale”; dimostrazione che la carenza di idee, programmi, ricette credibili e leadership degne di nota, sono un vulnus ormai condiviso.
Il giochetto di gridare “al lupo al lupo” (arriva l’onda nera), pensano i suoi guru e ascari, colpisce l’opinione pubblica più sensibile e genera una reazione salutare. Poi, se la destra non deborda, ma prevale, si parla di sconfitta.

Riflessione-2. Posto che chi scrive ritiene che ognuno possa salutare come crede (segno della Croce, saluto romano, pugno chiuso; basta che non inciti alla violenza), se il saluto romano o gridare al Duce è apologia e sinonimo di ricostituzione del partito fascista, la domanda è: come mai per decenni si è accettata la vita parlamentare del Msi? Partito che ha partecipato alla vita politica e parlamentare?
Se proprio dobbiamo verificare il dispositivo formale della nostra Carta, possiamo dire che pur essendo di “emanazione antifascista”, nei suoi articoli non c’è nessuna parola in questo senso. Né antifascismo esplicito, né divieto di saluto romano. Solo la 12esima disposizione transitoria e finale che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista.

Mentre se proprio vogliamo parlare di divieti, la vera censura formale e sostanziale riguarda i monarchici. C’è addirittura un articolo della Costituzione, il 139, che decreta l’eternità della Repubblica: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Ergo, i vari partiti monarchici dovevano essere messi al bando. Ergo, gridare nelle varie manifestazioni “viva il re” era apologia di monarchia e palese eversione istituzionale.
Invece, si è consentita la presenza parlamentare e l’affermazione di Stella e Corona (e di altre formazioni legittimiste), che addirittura nel 1953, alle elezioni politiche divenne il quarto partito in Italia, con 40 deputati e 18 senatori.
Pnm-Pmp-Pdi-Pdium che sopravvisse fino ai primi anni Settanta per confluire poi, nel Msi, formando la Destra nazionale.
Percorso democratico mai al centro di persecuzioni giudiziarie. Segno che la magistratura ogni tanto non ascolta le sirene ideologiche e si ricorda di essere indipendente e più saggia di certi partiti, intellettuali organici e militanti travestiti da giornalisti.

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