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Curiosità. La Schlein lo sa che il partito democratico era monarchico?

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La politica gioca spesso brutti e divertenti scherzi. Oltre alle parole dette, giurate e spergiurate dai leader, e poi smentite puntualmente a seconda se al governo o all’opposizione (sulla grottesca loro incoerenza si potrebbe girare un film comico o tragico), pure l’uso disinvolto delle stesse sigle storiche (dei giornali o dei partiti), simboli ideologici delle piazze, delle guerre, delle lotte e delle rivoluzioni, si presta a interessanti “attraversamenti”.

Entriamo, quindi, in un mondo dove tutti copiano e hanno copiato tutti. Un vulnus passato, presente e sicuramente futuro (la consuetudine è dura a morire). Una postura che i diretti interessati giustificano con una parola neutra e formalmente inattaccabile: “Naturale e passionale contaminazione”.

Ad esempio, chi sa che il nome “Lega Lombarda” (emblema dell’indipendenza padana, ora attenuatasi nell’autonomia differenziata), non l’ha inventato Bossi, ma era una testata monarchica democristiana, diffusa nella regione, esattamente nel 1946, durante e successivamente il referendum istituzionale per orientare in senso legittimista i milioni di elettori che soffrivano per le scelte repubblicane e di vertice di De Gasperi?

Per non parlare poi, di “Ordine Nuovo”, blasonata rivista marxista diretta da Antonio Gramsci, fondatore del Partito comunista d’Italia, poi utilizzato dall’omonimo movimento extraparlamentare di destra “evoliano”, guidato da Rauti prima, e da Graziani dopo, tra i protagonisti degli anni Settanta, i famosi “anni di piombo”.
E che dire del Fronte della Gioventù, sigla storica della gioventù missina, utilizzato anche in precedenza dalla base del Pci? Per non parlare della mazziniana Giovane Italia, usato indifferentemente dalla destra e dai socialisti.

Ma veniamo al partito democratico. Anche qui, una parabola estremamente significativa.
Nel 1946 il suo capo era il “realista doc” Enzo Selvaggi (giornale ufficiale “Italia nuova”). Partecipò al voto della Costituente con la lista “Blocco nazionale”, insieme alla Concentrazione democratica liberale di Bergamini e Covelli e al Centro Democratico del generale Bencivenga (nel 1948 il Pdi e il Cd, con l’Uomo qualunque di Giannini si allearono col Pli, orfano della Concentrazione democratico nazionale con i demo-laburisti di Ruini).

Prima delle elezioni politiche del 1953, la sigla Pdi venne riesumata dal principe siciliano Gianfranco Alliata di Montereale il quale, esponente dell’ala “social-nazionale” del Partito nazionale monarchico, una volta uscito dal partito e dopo aver fondato il Fum (Fronte di unità monarchica), attraverso il redivivo Pdi intendeva riaffermare una linea legittimista-democratica, dialogante con la Dc e i moderati di centro-sinistra.

Poi, dopo il successo del Pnm alle urne del 1953 (il quarto partito nazionale, con 40 deputati e 18 senatori), la sigla Pdi fu ancora una volta ipotizzata (la terza) dal gruppo scissionista “Lauro-Alliata (nel frattempo rientrato nella casa madre ed eletto in parlamento)-Benedettini-Salerno-Guglielmi-Marchesano”, componente progressista del Partito, che accusava la segreteria Covelli di essere troppo di destra (le alleanze nel Sud alle amministrative col Msi), e ininfluente sul piano politico-parlamentare. Si trattava dello scontro tra i sostenitori del dialogo, pur restando all’opposizione, e tra i sostenitori della partecipazione diretta ai governi o alle maggioranze (governi Pella, Fanfani, Scelba).

Poi, come noto, Covelli e Lauro si divisero (Partito nazionale monarchico e Partito popolare monarchico non riuscendo più a raggiungere i numeri complessivi precedenti), e dopo la netta flessione del 1958, nel 1959 si riunirono nuovamente. Con quale nome? Partito democratico italiano. Solo dopo qualche anno aggiunsero la dizione “di unità monarchica” (Pdium).
Insomma, il partito democratico ha un codice genetico ben preciso, oltre alla linea liberal-democratica-conservatrice: la monarchia.

Quando i Prodi e compagni, sia i figli della Dc di sinistra, sia del Pci, hanno scelto questo nome dopo un lungo parto, in pratica hanno montato e smontato tutte le sigle (Pci, Pds, Ds, Pd), ne conoscevano l’origine sabauda? Sapevano che Enzo Selvaggi, primo fondatore del Pdi, aveva chiesto a re Umberto di restare con la forza al Quirinale, per protestare contro i presunti brogli del referendum del 2 giugno del 1946 e che fu successivamente espulso dall’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, perché non gradiva i governi ciellenistici di De Gasperi con i comunisti (prima di essere defenestrati)?
Visto che il Pd di oggi è monarchico, la Schlein è la nuova regina?

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