Tajani? Il suo avversario è Salvini. Ecco come finirà

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Tajani è oggi l’uomo forte, il dominus, il vessillo, definitelo come volete, di Forza Italia. La leadership azzurra, il prode Antonio se l’è guadagnata sul campo, mettendo a frutto anni e anni di lavoro dietro le quinte, all’ombra del Divo Silvio.

Non piacerà a tutti, ma il fatto incontrovertibile è che il ministro degli Esteri è riuscito, nei sei mesi seguiti alla scomparsa del Cavaliere, a tenere unito un partito considerato né più né meno che un asset patrimoniale della famiglia Berlusconi. Tant’è che i soliti perfidi hanno affermato che Forza Italia dovrà lottare per la sopravvivenza (la soglia di sbarramento è al 4%) per ottenere una rappresentanza al Parlamento  di Strasburgo. Invece…

Invece tutti i sondaggi attribuiscono a FI uno stabile livello del 7% dei consensi (l’ultimo della Swg le assegna il 7,4) con un bacino potenziale che va oltre il 10. Miracolo Tajani? In realtà il vero miracolo, se così lo possiamo definire, l’ha compiuto il cosiddetto “nocciolo duro” di Forza Italia, cioè dirigenti, militanti, elettori fedeli che si sono tranquillamente adeguati al fatto che il loro partito non può più ambire a diventare (almeno nel medio periodo) l’asse del centrodestra. Hanno insomma fatto, per così dire, di necessità virtù, cosa che sarebbe stata assai ardua (e assai sofferta) con Silvio Berlusconi, ma che può riuscire meglio a un personaggio assai meno pirotecnico, ma comunque solido e concreto, come Tajani, il quale appare capace di rassicurare il partito in questa sua condizione di numero 3 (ancorché decisivo) del centrodestra.

Ma la vera forza di Antonio Tajani non sta tanto nella sua capacità di rassicurare (e motivare) il suo elettorato e opinione pubblica di riferimento quanto  nel modo in cui è riuscito, in appena sei mesi, a impadronirsi di tutte le leve di comando di Forza Italia. La convention che si è svolta per celebrare il trentennale della discesa in campo di Berlusconi lo ha incoronato leader (la “consacrazione” è avvenuta attraverso la “partecipazione straordinaria” di Gianni Letta) e il passo successivo sarà, tra qualche settimana, il congresso del partito che vedrà la sua riconferma a segretario nazionale. L’unica opposizione potrebbe venire da Licia Ronzulli e dai suoi, ma la vicepresidente azzurra del Senato ha fatto sapere che non si opporrà a Tajani, ammenoché non sia «messa alle strette». Il che vuol dire che forse non tutti gli accordi interni sono stati definiti. Staremo a vedere. D’altra parte, un congresso di partito senza un po’ di polemica sarebbe evento piuttosto noioso…

Tutto bene dunque per Tajani? Diciamo che è a metà del cammino, perché la vera pietra d’inciampo e la vera verifica per la leadership di Forza Italia è all’esterno del partito e si chiama Matteo Salvini. È lui il vero competitore di Tajani. La posta in gioco è il secondo posto nella gerarchia del centrodestra. Il livello della vittoria alle Europee è il 10% dei suffragi. Per Salvini sarebbe la soglia di garanzia per continuare a governare la Lega. Per Tajani sarebbe invece il trionfo. Chi vincerà questa sorta di derby del centrodestra?

Attualmente sarebbe favorito Salvini, perché i sondaggi accreditano alla Lega oltre un punto in più rispetto a Forza Italia. Ma il segretario azzurro si dice fiducioso del risultato finale: «La vittoria si avvicina – ha detto qualche giorno fa Tajani dal palco della convention per il trentennale di FI-, io sono convinto che l’obiettivo del 10% alle prossime Europee sia assolutamente raggiungibile. Dipende solo da noi». Un modo come un altro per incitare i suoi al massimo sforzo propagandistico? E sia. Ma c’è anche dell’altro. C’è la considerazione che, in questo momento, il vento è più favorevole a lui che non a Salvini, nel senso che lo spazio politico di Forza Italia è potenzialmente più ampio di quello della Lega.

Possibile mai? Possibilissimo. Perché in realtà la Lega salviniana ha smarrito la sua “mission”. Di conseguenza, il suo bacino elettorale potenziale s’è inesorabilmente ristretto. La Lega è oggi percepita in modo contradditorio e ambiguo dai settori strategici dell’opinione pubblica. Il fallimento della strategia della Lega nazionale non è stato compensato dalla postura salviniana del partito di lotta e di governo. Il Carroccio è in ritirata nei ridotti al di là della Linea Gotica. Ma è proprio lì che lo stanno aspettando Tajani e Forza Italia. Perché una parte consistente dell’imprenditoria del Nord comincia a essere diffidente rispetto a certe derive radicali ed estremistiche della Lega, soprattutto riguardo ai rapporti con l’Europa.

Tajani sta ricostruendo il rapporto con il tessuto socioeconomico che, a suo tempo, fece grande la Forza Italia di Berlusconi. Il segretario di Forza Italia ha ad esempio riconquistato alla sua causa Letizia Moratti, che sembrava veleggiare, qualche tempo fa, verso i lidi (improbabili) del Terzo Polo. Ora la ex sindaco di Milano si sta prepotentemente riposizionando nel centrodestra. Ha da poco assunto la carica di presidente della Consulta nazionale di FI e nei giorni scorsi ha raccolto intorno a un tavolo il gotha del potere economico lombardo.

A di là di queste mosse, Antonio Tajani punta a intercettare una parte decisiva dell’opinione moderata, che non intende votare né per Fratelli d’Italia né per la Lega. L’attuale leader di Forza Italia potrebbe in tal modo portare un suo (discreto) valore aggiunto all’intero centrodestra.

Nulla è ancora deciso. Ma è certo che Salvini dovrà ridefinire, nei prossimi mesi, la sua immagine di leader della Lega. Sono in molti ad attenderlo al varco delle elezioni europee, soprattutto dentro il suo partito.  

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