Agricoltori. L’illusione dei trattori e la ruspa della Ue. Ecco l’inganno di Ursula

giovedì, 8 Febbraio 2024
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Ogni rivoluzione ha i suoi simboli: un tempo la falce e martello voleva dire l’alleanza tra contadini e operai. Ora “il trattore” è la bandiera della nuova, forte protesta degli agricoltori.

Una protesta antica, perché si tratta della rivolta della terra, e di tutto ciò che significa (la tradizione, le identità cultuali e storiche, i prodotti locali, il “made naturale” contro le varie omologazioni, globalizzazioni, sofisticazioni commerciali ed economiche), e nello stesso tempo, una protesta moderna, in quanto in rotta di collisione con le odierne politiche strategiche degli Stati e della Ue.

Di certo sappiamo che gli agricoltori in strada saranno ospitati a Sanremo (Amadeus come Pippo Baudo, non si farà sfuggire l’occasione per alzare l’audience canoro), e che venerdì saranno a Roma. Anche perché Bruxelles e il governo Meloni sono ugualmente di fatto sul banco degli imputati, con qualche giustificazione in più per l’attuale esecutivo sovranista, pur avendo abolito il taglio dell’Irpef.

Ma, va detto e ribadito, che i diretti interessati, al di là delle strumentalizzazioni, sono e resteranno i portatori sani di una mentalità e di una concezione della vita e della società alternative ai progetti europei: il green, l’elettrico, lo sviluppo sostenibile. Ergo, sono e resteranno i nemici dell’ideologia verde sostenuta dalle multinazionali e dalle lobby che contano. Infatti, il mainstream di Palazzo, da mesi, batte sul pericolo delle campagne tradizionali, responsabili dell’inquinamento, del negazionismo climatico e del degrado ambientale. Pure gli animali non si salvano, né si salveranno, dal transumanesimo diventato “transuanimalesimo”, nel nome dell’intelligenza artificiale e della futura carne sintetica.

Ma andiamo per ordine. Dai dati. Da diversi anni, la percentuale delle spese agricole nel bilancio dell’Unione europea è in continuo calo. Mentre agli inizi degli anni ’80 la PAC rappresentava il 66% del bilancio dell’Unione europea, nel periodo 2014-2020 tale percentuale ha toccato solo il 37,8% e nel periodo 2021-2027 rappresenta il 31%.

Tradotto, Bruxelles ha prima drogato l’agricoltura tradizionale con i sussidi, creando masse di assistiti ben foraggiati, a patto naturalmente che limitassero le produzioni locali, per consentire l’ingresso di produzioni “aliene” (non locali ed extraeuropee). Tu chiamala se vuoi globalizzazione. Poi, come abbiamo visto, ha ridotto i fondi (il carburante, i sussidi, gli sgravi), chiudendo progressivamente il rubinetto. Un ricatto che precede, come precederà, la trasformazione green dell’agricoltura, si legga impostazione ideologica dall’alto, imposta a tavolino.

Morale, chiuderanno migliaia di piccole e medie aziende agricole, pure demonizzate, in quanto considerate la causa dei mali del pianeta (meno male invece, che la gente d’Europa parteggia apertamente per gli agricoltori in lotta), e tutta la produzione europea si sposterà verso Est, alias la pattumiera d’Occidente, la patria della concorrenza sleale, dove non ci sono regole, controlli, dove regnano le modificazioni genetiche. Altra traduzione: il business “bio” e verde sarà riservato ai ricchi, mentre lo schifo velenoso al popolino.

Complottismo? No, capacità di intuire e prevenire. Basta decodificare la finta apertura dell’altro giorno della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a dimostrazione che quando i popoli insorgono, le caste tremano e ricorrono alle peggiori tattiche furbesche e demagogiche.

Cosa ha detto tra le righe la presidente (un discorso totalmente posizionato per essere nuovamente eletta, magari con una maggioranza orientata a destra, con popolari, liberali e conservatori)? Per prima cosa ha annunciato il ritiro della proposta legislativa sulla riduzione dell’uso dei pesticidi e ha anche aperto a nuovi sussidi pubblici per chi lavora nelle campagne: “È necessario un incentivo reale che vada oltre la semplice perdita di rendimento – ha detto – i sussidi pubblici possono fornire tali incentivi”.

Come al solito, la Ue pensa di ungere e viziare gli agricoltori, trasformandoli in parassiti improduttivi.
Con un “piccolo” particolare: il ritiro della proposta legislativa sarà efficace alla prossima legislatura. Ergo, votatela e vedrete (promesse da marinaio).
E ancora: “I nostri agricoltori meritano di essere ascoltati” – ascoltare non è aderire, ma rientra nella prassi ipocrita di ogni istituzione.
E a conclusione dell’”apertura”, il vero messaggio: “Gli agricoltori sanno anche che l’agricoltura deve passare a un modello di produzione più sostenibile, in modo che le loro aziende rimangano redditizie negli anni a venire”.
Come dire, non cambierà il “percorso green-Ue” e quindi, fine dell’agricoltura tradizionale.

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