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Navalny, quando l’Occidente beatifica gli ex-nazisti purché dalla parte giusta

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Oggi, a Roma, in piazza del Campidoglio, fiaccolata per Navalny, simbolo della libertà, dei diritti civili e dell’opposizione a Putin.

Un’ipocrisia tutta italiana (e non solo), organizzata da Calenda, che ha ricevuto l’adesione altrettanto ipocrita (stiamo o non stiamo alla vigilia di un nuovo, ennesimo, appuntamento elettorale?), da destra a sinistra. Il medesimo fronte trasversale che ben conosciamo: filo-Usa, filo-Bruxelles, filo-Ucraina (le armi da dare a Zelensky) e filo-Israele.

Dicevamo di Navalny, un eroe. La sua, una fine largamente annunciata e “scientificamente” prevista, causata da “sindrome da morte improvvisa”. Un tragico epilogo che la dice lunga sui sistemi in vigore a Mosca.
Ma le domande sono tante e bisogna farsele: l’attuale capo supremo del Cremlino è così cieco e ottuso da darsi la zappa sui piedi proprio prima del voto interno e di fronte a una vicenda bellica che lo vede vincente (la conquista di Avdiivka che gli consentirà il controllo totale del Donbass), trasformando un avversario politico, totalmente gonfiato dai media, in un martire?

Gonfiato, perché l’Occidente come noto, ciclicamente ha bisogno di personaggi da manovrare ed eterodirigere. Il suo Dna è che “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Una tradizione consolidata. E all’abbisogna vanno bene anche i nazisti, purché militino dalla parte giusta. Non fu Togliatti, ministro comunista di Grazia e Giustizia a comminare l’amnistia per i fascisti?
E quanti gerarchi nazisti, subito dopo la seconda guerra mondiale, sono stati cooptati professionalmente dalla Cia in funzione anticomunista?

Qualcuno ricorda la carriera folgorante di Von Braun, apprezzato direttore della Nasa, fino agli anni Sessanta, quelli del primo sbarco sulla Luna, scienziato dichiaratamente nazista, che aveva costruito i razzi V1 e V2?
Per non parlare di Kurt Waldheim, quarto Segretario generale dell’Onu, iscritto alla Lega degli studenti nazional-socialisti di derivazione nazista e successivamente arruolato nella Wehrmacht. Alla faccia della pace universale e dell’unità delle nazioni.
E quante formazioni naziste attive oggi in Ucraina sono considerate milizie patriottiche? Nazisti un po’ strani, visto che fanno il tifo per la “massonica” e “plutocratica” Ue.
Registi di tali operazioni occidentali sono come sempre, gli Usa, l’impero del bene. Che molto spesso usa il male a fin di bene.
Biden, ad esempio, o chi l’ha preceduto, in che misura può dirsi superiore moralmente ed eticamente a Putin? Solo perché anche lui sta dalla parte giusta della storia?
Non a caso la Portavoce del ministero degli esteri russo, la Zakharova ha mandato in circuito la bellezza di sette domande che equiparano gli Usa all’ Urss di prima e ora alla Federazione Russa. Eccole: “Quale nazione ha sganciato le bombe di Hiroshima e Nagasaki?”; “Quale nazione ha usato il napalm in Vietnam?”; “Chi ha attaccato Belgrado?”; “Chi ha usato bombe all’uranio impoverito?”; “Chi ha esibito prove false per attaccare l’Iraq, come le inesistenti armi di distruzione di massa?”, “Chi ha impiccato Saddam Hussein?”; e “chi sta ammettendo il genocidio in Palestina?”.
Risposte ovvie e scontate che fanno il paio con la falsificazione occidentale circa il ruolo di Navalny. Secondo lo scrittore Lilin, “l’Occidente ha di lui un’immagine assolutamente distorta. L’avvocato Navalny non è mai stato un politico, è sbagliato dire che era un oppositore di Putin. Era uno strumento di propaganda, ma non un elemento politico, perché l’elemento politico comprende l’esistenza di un programma, di un’idea politica, ciò che lui non aveva. Era un blogger che attraverso i social diffondeva le proprie opinioni”.

E ancora, l’autore del bestseller “Educazione siberiana” ha ricostruito nel dettaglio la carriera dell’eroe “libertario” e “democratico”: “E’ nato nell’ambiente dell’estrema destra russa, era un nazista. Odiava i gay e gli islamici ceceni. Dall’inizio della sua attività partecipava a un movimento che si chiamava la Marcia Russa, un’organizzazione gestita da oligarchi che poi sono stati tutti sterminati da Putin. Oligarchi nazisti, gente che adorava Hitler, il terzo Reich, che girava con le svastiche e faceva i saluti romani. Navalny di frequente si esibiva nel saluto romano, ci sono le foto, e non nascondeva la sua matrice nazista”.

Poi, gradualmente è diventato interessante per la propaganda americana. Il 30 novembre del 2006, dall’ambasciata statunitense a Mosca venne inviato a Washington un documento classificato come “Riservato”. Il documento era redatto da Colin Cleary, allora Capo dell’Unità politico-militare dell’ambasciata. Cleary è un diplomatico affidabile e attento studioso delle dinamiche politiche, specializzatosi al Rockfeller College of Pubblic Affair dell’Università di Albany, centro di formazione e consulenza per i governi federali e stranieri. Il suo report è un resoconto accurato ed analitico dei movimenti politici giovanili attivi in Russia raggruppati per macro categorie: gruppi con base ideologica (nazionalisti, comunisti), gruppi xenofobi (skinheads e organizzazioni estremiste), gruppi sponsorizzati dal Cremlino e gruppi da lui definiti “democratici”, cioè quelli maggiormente attenzionati nel suo report, poiché buoni per una “rivoluzione arancione”.

Tra questi ultimi, l’apprezzamento maggiore è stato rivolto da Cleary nei confronti proprio di “Alternativa Democratica” e di Alexei Navalny. Così negli Stati Uniti, Alexei Navalny venne identificato come l’uomo adatto per essere plasmato al fine da fungere come futuro leader ammaestrato, ossequioso ed obbediente all’amministrazione statunitense. Come se non bastasse, negli anni successivi ha ricevuto un invito per una borsa di studio negli Stati Uniti.
Poi, venendo a oggi, cosa è successo? “Quando Putin ha massacrato tutti i nazisti – ha spiegato sempre Lilin – Navalny ha trasformato sé stesso in un progetto da vendere. Ha lavorato con una grande squadra di professionisti, hanno fatto un blog, notiziari, piattaforme social e così via. La sua era una organizzazione che ha cominciato a ricevere sponsorizzazioni dall’Occidente e da nazista si è trasformato in libertario”.

Il suo impegno politico inizia nel 2000, quando aderisce al partito di opposizione Yabloko. Nel 2008 lancia il suo blog, dal quale sferra le prime accuse di corruzione al governo, facendo da megafono alla dissidenza interna. Chiama a raccolta i manifestanti nelle grandi proteste del 2011. Il resto è noto.
Un crescendo rossiniano fino all’avvelenamento e al ritorno in Russia, con relativa repressione giudiziaria ai suoi danni.

Morale? Tutti i morti per la libertà, una libertà di destra, di sinistra, di centro, religiosa, laica, hanno pari valore, come la dignità della persona e della vita umana. Vanno rispettati per principio. Ma la retorica, le bieche strumentalizzazioni da quattro soldi, per favore no.
Basta leggere le frasi stucchevoli da pensiero unico dei nostri esponenti istituzionali, nessuno escluso (il Colle, Palazzo Chigi, Camera e Senato): lo stesso spartito.

Ma ciò che ci chiediamo è: nel nome di cosa e di chi la gente russa mette i fiori per strada in omaggio a Navalny? E non si salva nemmeno la politica italiana. Cari Calenda, Schlein, Meloni, Conte, Tajani, oggi vi commuoverete e scenderete in piazza per un ex nazista, pur di andare contro Putin?

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