Umberto Bossi sembra uno di quei personaggi che inabissati per lungo tempo, quando tornano in superficie sono destinati a fare tanto rumore.
Ed ecco che il Senatur, fondatore e leader storico della Lega Nord e anima del Carroccio autonomista, è tornato in campo per dire la sua sullo stato di salute del partito, ma soprattutto per sparare contro Matteo Salvini con il quale i rapporti non sono stati mai idilliaci. Del resto l’attuale segretario fu molto abile nel cavalcare il momento più buio di Bossi quando finì al centro degli scandali giudiziari legati al suo cerchio magico, familiari in primis, per farsi promotore di quella rottamazione della classe dirigente che poi ha gradualmente condotto a cambiare sostanzialmente l’identità della Lega; da movimento federalista a partito sovranista.
Di ufficiale non c’è nulla, ma stando al Corriere della Sera sembrerebbe che il vecchio segretario abbia radunato una pattuglia di fedelissimi, circa una trentina, e durante questo incontro avrebbe picchiato duro contro Salvini accusandolo di aver trasformato la Lega in un partito di estrema destra, una fotocopia mal riuscita di Fratelli d’Italia.
“Soffro a vedere la Lega ridotta così”, avrebbe detto ai suoi sollecitando un ritorno alle origini, ovvero ad un partito del Nord che torni a farsi garante degli interessi degli imprenditori e delle partite Iva del Settentrione.
“Adesso la Lega è la copia meno fortunata di Fratelli d’Italia per colpa di Salvini che ha fatto diventare la Lega un partito di estrema destra, proprio mentre al governo c’è Giorgia Meloni che ha il simbolo della Fiamma. Ma tra la copia e l’originale, chi vuoi che voti la gente?” si sarebbe sfogato il leader storico.
Il Senatur contesta soprattutto il tentativo mal riuscito a suo dire di sfondamento al Sud che avrebbe comportato l’ingresso nella Lega di personaggi che con la storia e l’identità del partito non c’entrano nulla. E pare che il fondatore non veda di buon occhio nemmeno la candidatura alle europee del generale Vannacci che sarebbe stato definito un “compagno di viaggio sbagliato”.
Secondo Bossi, invece di spostarsi sempre più a destra, Salvini avrebbe dovuto occupare il centro, raccogliendo l’eredità politica di Silvio Berlusconi e facendosi garante dei moderati rimasti orfani del leader azzurro.
Una bocciatura senza appello dunque, cui si unisce anche la nefasta profezia che tanto spaventa Salvini, ovvero il sorpasso di Forza Italia alle europee che Bossi ritiene molto probabile anche alla luce dei tanti dirigenti che al Nord si sono spostati nel campo azzurro.
Una prospettiva che pare spaventi molto il vicepremier che vede la sua leadership sempre più in bilico. I governatori del Nord sono in rivolta, così come l’anima moderata del Carroccio che non condividono il ritorno al sovranismo dopo la stagione del governo Draghi che era sembrata aprire alla Lega la possibilità di uno sdoganamento europeo, con un avvicinamento al Partito Popolare europeo favorito soprattutto da Berlusconi. L’eventuale sorpasso di Forza Italia alle europee sarebbe la prova provata del fallimento della politica salviniana che rischia di isolare il Carroccio in sede europea nel momento in cui si prospetta la concreta possibilità di dare vita ad una maggioranza di centrodestra con i Popolari, i Liberali e i Conservatori. Il posizionamento nel campo lepenista ed euroscettico finora non ha comportato che chiusure in faccia al progetto di Salvini di inserire i sovranisti in una futura maggioranza spostata a destra. Indiscrezioni riferiscono che in caso di risultato negativo del Carroccio alle europee sarebbe pronto a scendere in campo come leader anti-Salvini l’attuale governatore del Fruli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Che non a caso negli ultimi tempi ha espresso posizioni diametralmente opposte a quelle di Salvini fino a dirsi favorevole ad una possibile candidatura di Mario Draghi alla guida della Commissione Ue.
Insomma, il ritorno sulla scena di Bossi sembra tanto un tentativo di accerchiare Salvini e, senza lasciarlo troppo ad intendere, colpirlo e affondarlo in vista delle europee. Dove una sconfitta elettorale a questo punto apparirebbe l’unica possibilità per dargli il benservito.



