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De Luca. Non si diventa Masaniello a caso. Ecco perché

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Si è parlato tanto in questi giorni del governatore De Luca, della sua clamorosa e rumorosa manifestazione romana, delle offese sessiste alla Meloni (che non hanno suscitato nessuno sdegno da parte dei “professionisti della censura morale”, quando a parti inverse, accadono fatti simili), e soprattutto, di ciò che farà l’uomo in futuro.

Mettiamo le cose in ordine.

Domanda: crediamo sul serio che un politico di razza, con un’esperienza consumata e di antica scuola come lui, diventi per effetto di un’incombente arteriosclerosi, una sorta di rivoluzionario borbonico, di Masaniello dei giorni nostri, così all’improvviso? E’ ovvio che ci sia sotto un’altra ragione. Anzi, una serie di ragioni.

Stiamo parlando del combinato disposto tra terzo mandato, autonomia differenziata e primato a sinistra, tra la Schlein e Conte, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, amministrativi, europei e non solo.

Il lacerante “dibattito-incontro-scontro”, dentro la destra e la sinistra, nasconde in realtà unicamente meri interessi di bottega, equilibri interni da riscrivere tra gli schieramenti, in considerazione anche che il sistema elettorale con cui si dovranno misurare ad esempio, per Bruxelles, è proporzionale. Ed è del tutto evidente che i partiti brilleranno, pratica già cominciata in modo cruento, per antagonismo identitario, allo scopo di riposizionarsi rispetto ai partner al momento più forti per consenso fin qui ottenuto o per i sondaggi.

E’ la sindrome che stanno vivendo quotidianamente Salvini e Tajani a destra, e Conte e Schlein a sinistra. Se sarà confermato il sì al terzo mandato i vari governatori del Nord leghisti avranno buone chances per incrementare il bottino del Capitano e per spostare al centro (nel caso degli azzurri) l’asse della maggioranza. Ed è il motivo, al contrario, per cui Fdi, col vento in poppa, non gradisce il cambiamento delle regole.

Specularmente medesimo discorso a sinistra. E’ qui infatti, che si inserisce il “gioco populista” di De Luca. Intende ritagliarsi un ruolo e una rendita di posizione tra la sua segretaria e il capo grillino.
Cosa mancava e manca a sinistra? Un politicamente scorretto, uno sfascia-schemi, un interprete (vero o presunto) del basso, laddove la sinistra fucsia, classista e Ztl, da decenni non riesce a stare. E da tale punto vista De Luca è l’unico in grado di farlo. Una figura che ormai va ammesso, è difficilmente distinguibile dalla sua controfigura, ossia Crozza.
Col risultato che il primo a non separarsi dalla sua copia è proprio lui, l’originale.

Questa è la spiegazione dell’adunata leghista di sinistra, nel nome del Sud cafone e ribelle, anti-sistema e vittimistico che ha organizzato, alla testa di tanti sindaci e qualche parlamentare italiano ed europeo, cantando a sproposito “Bella Ciao” (rimproverati per la palese banalizzazione, perfino dal guru Mieli). Questa è la spiegazione “modello-Salvini” del bussare a porte istituzionali chiuse o dell’insulto ai pubblici ufficiali, rei solo di far rispettare l’ordine.

De Luca deve coprire un vuoto oggettivo. Il suo. Se da un lato, ha governato bene Salerno, è latitante come risulta, circa gli obiettivi regionali, a partire dalla sanità, la criminalità, l’integrazione, i trasporti, la formazione e l’ambiente. E in primis, secondo una precisa denuncia del ministro della Cultura Sangiuliano, avrebbe speso solo il 37% dei fondi Ue destinati alla sua Regione. Se a ciò aggiungiamo che la riforma dell’autonomia differenziata prevede un controllo centrale dei soldi stanziati e del loro uso, il dato è tratto. De Luca non può sopportare di essere monitorato e giudicato.

E quale migliore rimedio di quello del caos sul vuoto?
Ecco spiegato il “De Luca borbonico”. Se pensiamo pure al terzo mandato, dovrà necessariamente immaginare e riprogrammare il suo destino. Perché con la “non amata” Schlein che “non lo ama”, non si sa mai.
Prevarrà nel Pd il compromesso? E’ noto che la segretaria dietro la cortina fumogena dell’assolutismo ideologico da anni Settanta, in concreto ha già dimostrato un certo pragmatismo (sulle armi all’Ucraina, l’inceneritore romano, l’utero in affitto, Israele e Hamas etc). La timida apertura sul terzo mandato (“confrontiamoci, approfondiamo”), pare essere in continuità con la sua postura duale.
Vedremo, se son rose s-fioriranno.

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