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“Millenovecentootto”, in mostra gli oggetti “riemersi” dal terremoto

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Non è la solita mostra quella allestita nel ventre del Castello Aragonese di Reggio Calabria e che si avvia alla chiusura. Si tratta di un singolare ed emozionante percorso della memoria fatto di oggetti, testimonianze e di ricordi tramandanti il cui eloquente titolo è: “Millenovencentootto”, l’anno del terremoto che il 28 dicembre squassò le città di Messina e Reggio Calabria nell’arco di 37 secondi. Metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella calabrese persero la vita. La mostra, promossa dall’Amministrazione comunale e curata dall’Accademia di Belle Arti, con la collaborazione dei docenti Marcello Francolini e Remo Malice e il coordinamento del direttore Pietro Sacchetti, è stata inaugurata il 2 dicembre e chiuderà i battenti il prossimo 28 febbraio. E’ la ricostruzione di una memoria collettiva legata al tragico terremoto dello Stretto attraverso un corpus di oggetti riemersi da quelle macerie rientrati a Reggio Calabria lo scorso anno dopo essere stati conservati nella sede centrale della Banca d’Italia. Il percorso espositivo si sviluppa nelle sale del Castello Aragonese su tre livelli: Materia, Spirito, Esperienza. Ogni porzione di mostra è pensata come una “stanza-mentale”, in tutto cinque, capaci di espandere la mente del visitatore in una continua suggestione concettuale, immaginifica: “La Soglia”, “Dei Preziosi”; “Della Cinematica”; “Degli Oggetti Mnemonici”, “Dell’Esperienza”.

Gli oggetti si estendono all’interno di paesaggi ricostruiti come fossero delle opere d’arte con la collaborazione attiva e fattuale dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, attraverso i suoi docenti e i suoi allievi in una nuova formula del fare mostra. Una mostra da intendersi come “medium linguistico”, capace di condurre nell’estetica dirompente dei terremoti, dalla morte alla vita, dalla distruzione alla ricostruzione, in un ciclo che vuole riorientare gli sguardi verso il rapporto con la natura primordiale del Mondo. I numeri delle visite, quasi tremila, sono significativi e rappresentano, come precisano gli organizzatori, «un riscontro evidentemente positivo di pubblico per un evento che ha suscitato grande interesse anche fuori dai confini cittadini».

Il percorso, affermano i curatori, è capace di condurre nell’estetica dirompente dei terremoti, dalla morte alla vita, dalla distruzione alla ricostruzione, in un ciclo che vuole riorientare gli sguardi verso il rapporto contingente con la natura primordiale del mondo. «Un lavoro certosino e molto articolato – spiega il direttore Piero Sacchetti – curato dai docenti Marcello Francolini, Remo Malice, Francesco Scialò, Pietro Colloca, Davide Scialò, Rosita Commisso e che vede il coinvolgimento di diversi docenti e numerosi studenti e studentesse dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Il visitatore sarà ammaliato dagli oggetti e catapultato in quella narrazione sonora, storica, fotografica nella quale si lascerà andare in quel processo di mediazione. L’Amministrazione comunale con questa iniziativa punta a valorizzare i reperti storici riemersi dopo il terribile terremoto del 1908 ed evidenzia come un dramma collettivo possa diventare momento di recupero della memoria e spinta vitale per il futuro».

«Questa esposizione – aggiungono i curatori della mostra – celebra il valore della memoria e la forza di un popolo che è riuscito a rialzarsi e ricostruire tutto ciò che è stato distrutto. Potremmo pensare al fatto che nonostante il terremoto sgretoli gli spazi personali in macerie diffuse, è dal recupero di piccole cose fra le tantissime scomparse, che l’uomo ritrova il senso di ri-cominciare, officiando tali cose in un altare, un monumentum, un ricordo, un simbolo. In ciò questa mostra, si pone come un dispositivo atto a favorire processi di libera immaginazione creativa del fruitore, divenendo piuttosto che un semplice processo espositivo, un complesso processo di mediazione. L’oggetto non è semplicemente esposto, è calato come un’installazione “site-specific”, all’interno di un ambiente, di una situazione. Il tutto è predisposto intorno all’oggetto e a partire da esso, dalle relazioni con altri dati di tipo narrativo, archivistico, sonoro, storico, fotografico, cinematico».

 

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