Caso-Di Cesare. Perché difendo la professoressa. Ce l’ho con i veri cattivi maestri

venerdì, 8 Marzo 2024
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“La tua rivoluzione è stata la mia, le vie diverse non cancellano le idee. Con malinconia addio alla compagna Luna”.

A bocce ferme non è importante ribadire l’ovvio, gli altri post “orientati”, come quello a favore di Mimmo Lucano, il sindaco mistico dell’accoglienza, in linea con le convinzioni della professoressa Donatella Di Cesare, ospite fissa di quella “sinistra tana del lupo anti-governo”, che è Piazza Pulita. Come a stabilire (nesso evidenziato dalla destra dallo scoppio del caso in questione), un legame tra le sue analisi e un retrogusto quasi filo-terroristico; inabilitata quindi, a parlare ora e in futuro. Addirittura a non poter insegnare (è la tesi enfatizzata dei “cattivi maestri”).

Personalmente odio la censura da qualsiasi parte essa venga, tantomeno da un “processo di Norimberga” a posteriori, che ad esempio, continua a processare un’intera generazione, ivi me compreso, convinta a suo tempo e pentita di aver tentato “l’assalto al Cielo” (uno slogan caro a Toni Negri).
Definire, infatti, uno choc la sua frase, spuntata (copiata) sull’account “X” di Giovani Donzelli e subito dopo cancellata dalla stessa Di Cesare, si presta solo all’eterno fastidioso e stucchevole gioco strumentale che, ciclicamente cresce a dismisura nello scontro “guelfi-ghibellini”, prima di ogni elezione.
Al massimo si potrebbe dire che, a parti inverse, per il Generale Vannacci, colpevole del “reato di Medioevo”, non c’è e non c’è mai stata, da quando è uscito il suo fortunato libro, tutta la copertura giustificatoria di cui godono le scivolate a sinistra.

Ma preferisco andare al sodo, alla sostanza di quel messaggio. Decodifichiamolo (le parole non si usano mai a caso).
“La tua rivoluzione è stata la mia”, riferendosi alla scomparsa della brigatista Barbara Balzerani. Cosa c‘è di male in questa dichiarazione?
La professoressa lo spiega dopo: “Le vie diverse non cancellano le idee”. Quindi, è ovvio che la condivisione riguardi unicamente non le vie, ma un passato ideologico, la rivoluzione comunista che ha infiammato masse imponenti di giovani e non, caratterizzando il nostro secondo dopoguerra e l’Europa. Una rivoluzione che comportava, come ha comportato, l’antagonismo, la contestazione al sistema borghese, capitalistico e a un’Italia desolatamente colonia degli americani. E che prese tre strade: quella costituzionale-parlamentare (dal partito comunista ai vari partiti radicali di sinistra), quella sociale (il movimentismo di Lotta Continua, Avanguardia operaia, Potere Operaio. Più ambigua e opaca la strategia di Autonomia Operaia), e quella militare (Prima Linea, i Nap, le Br); percorso, il terzo, che ha insanguinato le strade italiane, uccidendo i nemici, gli avversari, compiendo sequestri e stragi a non finire (l’eterodirezione delle Br meriterebbe un altro articolo). Un percorso armato assassino, criminale, motivato dal fatto che erano soldati in guerra contro lo Stato “repressivo delle multinazionali”. Si consideravano eroi e coerenti a differenza dei traditori o dei venduti (quelli della via legale e parlamentare).

E’ stato sempre così, sia nel “prodotto presentato”, sia nel “prodotto percepito”. Garibaldi non è stato un patriota per il Risorgimento e un brigatista per i Borbone? Brigatisti “eroi” o compagni che invece “sbagliavano”, per i salotti buoni di sinistra (si legga collusione culturale).
Un atteggiamento quello della professoressa, va ammesso, molto più corretto rispetto ad altri eccellenti ex rivoluzionari, ora liberal o radical, che imperversano in tv, nelle direzioni dei giornali e in posti-chiave imprenditoriali e della finanza, i quali non parlano, preferiscono rimuovere, cancellare, reiterando le loro omelie modificate (cosa assolutamente legittima), da convertiti filo-liberali, liberisti e qualcuno pure filo-Usa. Mai un pentimento esplicitato mediaticamente, salvo rari casi.

La generazione “militante” alla quale appartengo ha vissuto in pieno e sulla propria pelle (naturalmente chi l’ha fatto, mentre chi non l’ha fatto non può capire), la fine del Sessantotto e a seguire tutti gli anni di piombo. Anche qui, il bilancio di quella stagione, della strategia della tensione, le bombe, i vari golpe, dovremmo farlo altrove, ma una cosa è giusto dire in omaggio alla nostra gioventù: a destra, come a sinistra, “siamo stati grandi dentro una storia più grande di noi” (la guerra fredda, l’Europa di Yalta, gli opposti estremismi, Gladio, la Cia, il Kgb, la P2 etc).
Manovrati, strumentalizzati, consapevoli, ignari, eravamo comunque idealisti, poi tristemente e colpevolmente integralisti; ma avevamo un sogno diventato cenere: il cambiamento della società, la fede in alcuni valori certi. Il parlamentarismo allora era considerato un laccio, un imbroglio del sistema, che dall’alto voleva assorbire, ammorbidire, cooptare le alternative del paese reale. Noi non delegavamo, lottavamo. La violenza di piazza faceva rima con la tensione ideale, gli scontri erano all’ordine del giorno, e se prendevamo le manganellate dalla Polizia o dai Carabinieri, era normale, perché chi combatte si assume le proprie responsabilità e i relativi rischi. Non frignavamo come hanno fatto gli studenti di Pisa, coadiuvati e supportati dal Pd, grillini, verdi, professori e genitori iperprotettivi di sinistra.

E come è finita? Ci siamo incastrati nell’antifascismo, nell’anticomunismo a vantaggio della pianificata stabilizzazione del potere (la prima Repubblica). Pagando un prezzo altissimo. E adesso, chi non si è integrato, chi non si è convertito, è rimasto ai margini della vita, eternamente dissociato dalla realtà. Rifugiato nelle utopie, magari in filosofie orientali, nell’animalismo, nella new age o in qualche comune agricola.

La professoressa Di Cesare, per concludere, ha avuto il merito di non rinnegare quel passato. Compagna Luna è stato il nome preso dal libro della ex-brigatista (quello di battaglia era Sara), ma è il medesimo codice quando i camerati si chiamano camerati. Con i saluti romani ad Acca Larentia. Posture archeologiche, memorie personali, antiche solidarietà battezzate e forgiate sul campo, idee impolitiche adesso, sbagliate col senno di poi, ma fotografia di una generazione che magari non ha fatto i conti con quell’appartenenza, ma con cui bisogna fare i conti per la pacificazione nazionale. Sono e rappresentano la nostra (cattiva) coscienza collettiva.

 

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