L’Aquila capitale della cultura: il Pd perde due volte

venerdì, 15 Marzo 2024
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Nominare Capitale italiana della cultura una città che ha votato massicciamente per il centrodestra alle ultime elezioni regionali? Non sia mai. Il centrosinistra non ha preso benissimo la decisione di riconoscere all’Aquila l’ambito titolo per il 2026, e per bocca di un deputato Pd, Andrea Gnassi, lancia accuse che sanno tanto di dietrologia: “A pensar male si fa peccato ma, come dice l’adagio, spesso si indovina. O forse è solo un caso che, a pochi giorni dalle elezioni regionali in Abruzzo, il titolo sia stato conferito proprio alla città de L’Aquila?”, si è chiesto il parlamentare. Riuscendo nel miracolo di fare un doppio errore comunicativo con una sola dichiarazione.

Da un lato infatti ci sarebbe da far notare che la nomina è arrivata tre giorni dopo il voto, e che anzi tra le città bocciate c’è Maratea, che è in Basilicata, la regione dove si vota il prossimo 21 aprile. Se il centrodestra avesse voluto approfittare della nomina per ragioni di consenso, la scelta sarebbe dovuta cadere sulla località lucana.

Dall’altro lato sembra davvero di cattivo gusto contestare un riconoscimento di un certo peso ottenuto da una città stravolta dal sisma ormai 15 anni fa e che da allora ha fatto enorme fatica a tornare a una vita normale. La nomina a capitale della cultura potrà portare nel capoluogo abruzzese un po’ di attenzione, turismo e giornalisti che una volta tanto parleranno di qualcosa di diverso delle conseguenze del terremoto. Ne è convinto in particolare il sindaco Pierluigi Biondi, che quasi commosso alla proclamazione della città vincitrice ha assicurato che “La cultura è un elemento fondamentale della nostra ricostruzione”, assicurando che “saremo all’altezza del compito che ci affidate”. E in effetti la vocazione culturale di una città medievale dove si conservano decine di chiese e palazzi basso medievali e rinascimentali e dove ha di recente aperto una sede del Maxxi – dedicata ad arti visive, performance, fotografia e architettura contemporanee – non dovrebbe certo essere messa in discussione.

Forse in certi ambienti del Pd brucia che sia stata proprio L’Aquila a garantire la vittoria del governatore Marsilio; secondo i calcoli diffusi da Repubblica ben il 75 per cento del vantaggio su Luciano D’Amico si sarebbe concentrato nella sua provincia.

La polemica è stata rilanciata anche da Jamil Sadegholvaad, sindaco Pd di una delle città finaliste, Rimini, che ha parlato di una “catena di invasioni di campo preventive scomposte anche da parte di chi dovrebbe essere super partes”. Va segnalato che di Rimini è stato sindaco, fino al 2021, proprio il deputato Gnassi.

Il Pd sembra insomma dare per scontata una intromissione politica nelle decisioni di una giuria autonomia presieduta dal giornalista Davide Maria Desario.

Quel che più impressiona è che secondo la procedura del Ministero della Cultura l’assegnazione sarebbe dovuta avvenire entro il 29 marzo, quindi la si poteva annunciare anche prima delle regionali. È stato deciso di non farlo proprio per evitare polemiche nel caso L’Aquila fosse stata annunciata vincitrice prima delle elezioni, influenzando così per davvero gli elettori.

Anche se il candidato sconfitto la scorsa settimana, Luciano D’Amico, ha cercato di metterci una pezza dichiarando di essere entusiasta per “questo momento molto importante per la città e per tutta la regione, un giusto riconoscimento per l’Aquila”, con questa inutile polemica il centrosinistra si è assicurato un ancor più forte allontanamento dall’elettorato abruzzese.

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