La pazzia calcolata di Macron: nascondere la verità sull’Ucraina e sulla Francia

lunedì, 18 Marzo 2024
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Il presidente francese Emmanuel Macron è impazzito? Ultimamente sembra essere afflitto da delirio bellicistico, non rendendosi nemmeno conto delle frasi che dice. O forse sì; in molti infatti, danno una lettura palesemente interna alla sua recente comunicazione “napoleonica”, in virtù delle prossime elezioni europee.

Il “sovrano repubblicano” ha un problema: deve assolutamente colmare il gap che c’è con la Le Pen, data al 31% dei consensi, mentre la maggioranza parlamentare non supera quota 11%.
Ma ci sono tanti modi di fare il finto sovranista, superando a destra il Raggruppamento nazionale (sovranismo per altro molto imperialista “modello-Rivoluzione francese-patria dell’Illuminismo mondiale”), piuttosto che ergersi a novello crociato.
Frasi come la Russia “non deve vincere” (e qui ci siamo), altrimenti “la vita dei francesi cambierebbe, non avremo più sicurezza in Europa”, “faremo ciò che è necessario”, “siamo pronti a raggiungere il nostro obiettivo”, “prepariamoci alla guerra” (pura follia), sono da irresponsabile, anche se scritte e pensate in un’ottica strumentale. Producono effetti devastanti e hanno come scopo quello di depistare l’attenzione pubblica dai veri problemi, dalle vere strategie per arrivare alla pace, attraverso la mediazione, l’unica strada.

Traducendo, si tratta di un bieco, quanto ideologico giacobinismo retrodatato che schematizza, semplifica da sempre il mondo in buoni e cattivi, in bene e male (in questo molto vicino alla tradizionale postura moralista degli Usa).

L’opposto della complessità che, al contrario, è la condizione necessaria per imporre una vera conciliazione tra Russia e Ucraina, evitando un conflitto nucleare e, come si sta verificando fin dall’inizio dell’invasione russa, una comoda e affaristica guerra (tra Biden e Putin)“per conto terzi”, sulla pelle delle eterne, solite, vittime della storia (i civili innocenti).

La domanda, a questo punto è: ma si vuole realmente la pace? La drammatizzazione e “patemizzazione” continua, circa il prossimo, sicuro assalto russo all’Europa è un falso, che serve a giustificare le armi e la mobilitazione delle coscienze occidentali.
Un impianto narrativo che Macron ha usato a piene mani. E per una volta purtroppo ci tocca quasi dare ragione ai russi che hanno definito “paranoico” il suo discorso ai francesi.

Una tendenza muscolare, quella del presidente transalpino, iniziata già il 5 gennaio (l’omaggio per la morte di Delors, usato per combattere l’avanzante populismo europeo di destra). Poi, il 14 febbraio, la commemorazione dell’ex ministro socialista scomparso Badinter, l’occasione per esecrare la pena di morte; infine, l’8 marzo, altra occasione studiata per inserire nella Costituzione l’aborto, pretendendo uguale inserimento nella Carta dei diritti fondamentali Ue.
Un crescendo rossiniano col botto finale: l’esercito (europeo) che interviene in Ucraina.

A questo punto occorre ricordare le parole sagge e libere di papa Francesco: dall’abbaiare della Nato alle porte di Mosca, alla bandiera bianca di Kiev (concetto inutilmente ridimensionato dai suoi più stretti collaboratori).
C’è una amara verità che nessuno ha il coraggio di ammettere, un po’ per paura, un po’ per convenienza, un po’ per ideologia.
Per arrivare alla pace senza se e senza ma, l’Ucraina deve riconoscere il corso negativo della guerra. Sta perdendo, a meno che non coinvolga il mondo in un conflitto totale e forse nucleare. Una verità che deve accettare pure il nostro governo: basta armi e basta morti. La regola è che al di là delle motivazioni relative all’aggressore e all’aggredito, il Donbass deve passare stabilmente alla Federazione Russa e Zelensky deve accettare il ridimensionamento della sua sovranità. Nella storia delle grandi guerre è stato sempre così, pensiamo all’Alsazia Lorena, passata tante volte dalla Germania alla Francia e viceversa.
Poi, sulla sovranità dobbiamo approfondire: quando uno Stato non batte più moneta, non è più proprietario delle fonti energetiche, delle infrastrutture dell’economia (date le privatizzazioni, ossia l’economia nelle mani di altri, tipo le multinazionali), che razza di sovranità è? Medesimo ragionamento circa la sovranità europea: quali sono i valori europei che l’orso russo (il quale, dal canto suo, si proclama difensore della tradizione cristiana che l’Europa ha tradito), starebbe mettendo in pericolo? Un coacervo di pulsioni ideologiche (green, vacciniste, salutiste, laiciste), e di interessi economici?

Come mai nessuno parla delle nuove “aree imperiali” (geopolitiche, geoeconomiche), che stanno gradualmente e irreversibilmente sostituendo le statualità nazionali ottocentesche, una sorta di ritorno alla geografia precedente la prima guerra mondiale? Ossia, l’area imperiale “euro-asiatica” (prima a guida russa adesso cinese), e l’area imperiale “occidentale”, a guida americana, nazione che non ha bisogno di annettersi militarmente gli Stati (come fa Putin), ma li compra direttamente (le privatizzazioni). Ne sanno qualcosa i nostri Mattei, Olivetti, Craxi, Berlusconi, cosa hanno subìto quando hanno cercato di alzare la testa dalla sovranità limitata.

Altra cosa su cui le potenze occidentali, che si autodefiniscono paladine della democrazia, dei diritti umani, del diritto internazionale e della libertà, dovrebbero riflettere seriamente, è se per estendere o ridurre i confini degli Stati, in tempo di pace o di guerra, bisogna applicare il criterio geografico, quello storico, oppure politico.

Ricordiamo la guerra delle Falkland o delle Malvine? Per il criterio geografico erano argentine, per quello storico e politico, data la presenza degli inglesi, i primi a sbarcare e per volontà espressa col voto degli abitanti, colonie del Regno Unito. Con quale criterio, ad esempio, noi italiani siamo andati a difendere le aspettative degli albanesi in Kosovo, quando per la storia tale terra dal 1200 era dell’attuale Serbia? Se, inoltre, applicassimo il metro delle rivendicazioni etniche che, da minoranze diventano maggioranze e pretendono di essere sovrane, salterebbero tutte le statualità europee.

Infine, il ruolo della Nato, altra condizione centrale per arrivare alla pace in Ucraina. E’ del tutto ovvio l’inganno perpetrato ai danni dei leader russi dopo l’89 (soprattutto a Eltsin): altro che nuovo ordine mondiale pacificato da scrivere insieme con gli Usa, ma Nato come strumento di allargamento militare occidentale verso Est.
Allargamento che ha creato la reazione da parte di Putin che ben conosciamo: che vuole riprendersi l’ex area del patto di Varsavia. Intenzioni, le sue altrettanto pericolose, ma comprensibili dal suo punto di vista. Putin pazzo perché vuole la guerra? Ma pure la Nato ha fatto le sue guerre, a partire dai Balcani. C’è una guerra sbagliata e una giusta, magari secondo la logica della difesa o dell’esportazione della democrazia?
In conclusione, tutti insieme, occidentali e non, dovranno trovare un nuovo equilibrio geopolitico. E’ il solo presupposto per ricalibrare i rapporti di forza tra Europa, Usa e Mosca. E se arriva Trump, forse lo scenario potrebbe cambiare.

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