Dal Canto del Miserere di Sessa Aurunca (Caserta) alla corsa con la Cannata di Arpino, nel Frusinate; dai Tenori di Bitti (Nuoro) alla Caccia selvatica di Belluno. Più che tradizioni, sono autentici giacimenti culturali etnoantropologici che attestano le storie millenarie dei borghi italiani, spina dorsale di un Paese straordinariamente composito e ricchissimo come l’Italia. Feste, sagre, canti, suoni e rievocazioni materiali e immateriali, espressioni delle diversità culturali presenti sul territorio, finiranno nel censimento del patrimonio immateriale nei piccoli comuni. «Dopo dieci anni di lavoro intenso siamo riusciti a far riconoscere il nostro patrimonio immateriale e culturale attraverso un censimento fatto di saperi e conoscenze – spiega Antonino La Spina, presidente dell’Unione nazionale delle Pro Loco d’Italia – siamo tra i primi paesi al mondo a promuovere un censimento di questa natura fatto di conoscenze ed espressioni che si tramandano di generazione in generazione solo grazie alla relazione umana, al racconto e all’impegno delle persone che fanno di tutto per tenere viva l’identità della propria comunità. Grazie alla capillarità delle Pro Loco e alla sinergia con le amministrazioni locali delle piccole comunità – continua La Spina – porteremo avanti un vero e proprio lavoro di recupero delle innumerevoli espressioni e tradizioni custodite molto spesso nella memoria e nella conoscenza di un singolo individuo e che rischiano di perdersi. Tutto quello che andremo a raccogliere e poi a condividere digitalmente sarà un vero e proprio patrimonio di umanità che ci auguriamo di tenere in vita per sempre».
Il censimento del patrimonio immateriale italiano, elaborato in collaborazione con l’Anci e l’Istituto centrale per il Patrimonio immateriale, punta a raggiungere oltre 200mila espressioni e pratiche sociali, a poco più di vent’anni anni dall’adozione della Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. La raccolta dei dati verrà portata avanti da personale individuato dall’Unpli, con il supporto di ricercatori antropologi e utilizzerà dei modelli di schede di valutazione elaborate dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, che ha curato anche la formazione dei volontari. I materiali raccolti, grazie alla collaborazione delle amministrazioni locali, verranno caricati e condivisi su una piattaforma digitale che renderà interoperabili i dati presenti in archivi digitali già esistenti e consentirà di visualizzare, studiare e conoscere i beni immateriali in modo interattivo e coinvolgente rendendoli accessibili a un pubblico più ampio.
Tra le attività che verranno mappate rientrano le tradizioni e le espressioni orali, compresi i dialetti, la storia orale, la narrativa e la toponomastica; la musica e le arti dello spettacolo di tradizione, rappresentate in forma stabile o ambulante, nonché l’espressione artistica di strada; il paesaggio culturale e la sua funzione identitaria basata sull’interrelazione di fattori naturali e umani; le consuetudini sociali e gli eventi rituali e festivi; i saperi, le pratiche e le credenze relative ai cicli dell’anno e della vita, alla natura e all’universo; i saperi e le tecniche tradizionali relativi alle attività produttive e artistiche; i saperi legati all’alimentazione tradizionale e la continuità delle consuetudini gastronomiche.
«Questo progetto è una scommessa bellissima. I piccoli Comuni sono un patrimonio che ci fa sentire vivi – aggiunge Maria Assunta Peci, direttore dell’ufficio Unesco del Ministero della Cultura – i paesi devono rimanere vivi perché noi possiamo continuare a costruire insieme qualcosa che abbia un senso. Nelle piccole comunità le istituzioni si parlano e collaborano: perché nessuno si salva da solo. La forza e la determinazione dei piccoli paesi è la nostra forza e questa è una scommessa bellissima».
«Il lavoro che inauguriamo oggi – dichiara Roberto Pella, vicepresidente vicario Anci – saprà restituire una mappatura ricchissima del patrimonio di tutti i nostri territori e sono certo che le connessioni che ne deriveranno rafforzeranno l’identità culturale del nostro Paese».
«Le Pro Loco custodiscono il patrimonio immateriale, importante fattore di sviluppo economico, e partecipano con questa mappatura a rendere la cultura fruibile a tutti – osserva Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura scienze e istruzione della Camera».
L’onere del supporto tecnico-scientifico, come detto, è dell’Istituto centrale per il Patrimonio immateriale, che svolge attività di tutela, salvaguardia, valorizzazione e promozione dei beni del patrimonio immateriale ed etnoantropologico italiano, fornendo supporto al Direttore generale di Archeologia, belle arti e paesaggio nell’esercizio delle funzioni di salvaguardia riferite ai beni demo-etnoantropologici. L’Icpi svolge inoltre attività di studio, ricerca, esposizione e divulgazione della conoscenza dei beni tramite convegni, mostre e attività editoriali.
Foto: mamoiadaturismo.it



