//

L’esperto: «Dopo la strage di Mosca scenari confusi, rischio escalation»

3 minuti di lettura
Russia

Centoquaranta morti e circa 200 feriti: una strage. E un paese sotto choc. Dopo l’attacco durante un affollato concerto al Crocus City Hall di Mosca, la Russia si scopre più fragile proprio nel momento cui rivendica i primi decisivi progressi nella guerra all’Ucraina. Anche qualche certezza di Vladimir Putin, rieletto plebiscitariamente presidente della federazione pochi giorni fa, vacilla.

Lospecialegiornale.it ha chiesto a Marco Di Liddo, direttore e analista responsabile del Desk Africa, Russia e Caucaso del Centro Studi Internazionali, di commentare i possibili scenari del dopo attentato.

Domanda secca, Di Liddo: la strage di Mosca è opera dell’Isis?

«Per gli elementi che abbiamo a disposizione, a oggi è la pista più concreta».

Un attacco così feroce voleva solo vendicare, a freddo, l’appoggio dei russi al governo di Assad durante la guerra civile in Siria oppure nasconde una più ampia rivendicazione di carattere pan-islamico?

«C’è di più. La Russia è un obiettivo storico dei terroristi che vogliono vendicare non solo la Siria, ma anche l’occupazione in Cecenia, l’amicizia del Cremlino con l’Iran, le politiche segregazioniste anti-islamiche, il trattamento inflitto ai mussulmani nella Federazione russa».

Secondo il vostro linguaggio di analisti, definireste la strage di Crocus City Hall un “Cigno nero”?

«No, perché il terrorismo è una minaccia costante, un attacco non è più un evento inatteso, purtroppo. Proprio per questo sorprende che la rete organizzativa dei terroristi sia stata capace di portare a compimento una simile azione a Mosca rivelando la clamorosa falla nei sistemi di sicurezza e di controspionaggio russi, così com’è accaduto in Israele».

Putin tenterà di strumentalizzare i fatti di venerdì 22 marzo per giustificare l‘intensificarsi della guerra all’Ucraina?

«Il rischio c’è. Mosca vuole capire che tipo di collegamento diretto o indiretto ci sia con l’Ucraina. Hanno già rilasciato dichiarazioni ufficiali in proposito in cui non escludono la matrice terroristica, ma se continuano a pensare che c’entri il governo Zelensky hanno il dovere di fornire prove oggettive».

Questo attacco al cuore della Russia cambierà l’inerzia della guerra e soprattutto sminuirà la reputazione interna di Putin?

«Il danno di immagine a Putin è ormai cosa fatta considerando che il presidente ha fondato tutte le sue campagne elettorali e i suoi discorsi sulla sicurezza e la protezione dei russi chiedendo per questo legittimazione popolare. Lo smacco è anche per i servizi segreti, incapaci di intercettare qualunque segnale di pericolo perché un’operazione del genere non si pianifica in pochi giorni. Per quel concerne l’andamento della guerra, potrebbe avere una pericolosa escalation qualora Putin decidesse di rivalersi in ogni caso sull’Ucraina. Ma, ripeto, deve dimostrare alla comunità internazionale la complicità diretta o indiretta del governo Zelensky».

La strage di Mosca rappresenta un altro duro colpo alla stabilità dell’est europeo e aggrava la situazione sullo scacchiere internazionale già gravato dalla vicenda palestinese. C’è il rischio che i focolai possano espandersi?

«Un episodio del genere getta altra benzina sul fuoco ed episodi simili possono senz’altro sovrapporsi aggravando il quadro complessivo nelle regioni coinvolte».

La Nato e l’alleanza dei Paesi Ue oltre a intensificare le iniziative diplomatiche devono riorganizzare le forze armate e prepararsi al peggio? Siamo davvero sull’orlo di un conflitto nucleare?

«Il rischio di un’escalation c’è, d’altronde siamo già in presenza di un conflitto ad alta intensità considerando la portata e la frequenza dei bombardamenti. I Paesi europei devono prepararsi a qualunque evenienza, tuttavia lo spauracchio nucleare va trattato con prudenza poiché rappresenta il punto di non ritorno. Credo che al momento Putin agiti la minaccia nucleare soprattutto come deterrente psicologico».

Come giudica la proposta-provocazione di Macron sull’invio di soldati europei sul solo ucraino?

«E’ stata una proposta rivolta ai paesi europei su basi volontarie e bilaterali con l’Ucraina. Macron ha ipotizzato uno scenario di contenimento nel caso la guerra evolvesse in favore della Russia.

Ipotesi scolastica. Donald Trump vince le elezioni: come cambia la politica estera degli Stati Uniti nella gestione di queste crisi?

«Prima di essere un politico, Trump è un abile esperto di marketing e quindi svilupperà tutte le argomentazioni possibili, anche politica estera, per accrescere consensi immediati intorno alla sua candidatura. Va detta una cosa: in prospettiva gli Stati Uniti hanno pianificato una strategia di contenimento della Cina. E’ quello per loro il nuovo fronte. Quindi la guerra russo-ucraina e la crisi in Palestina potrebbe presto tramutarsi in un intralcio per le strategie nel Pacifico. Le strade sono due: Washington nei prossimi mesi farà il massimo sforzo per invertire la curva della guerra oppure cercherà di favorire le condizioni per dei negoziati di pace che siano onorevoli da una parte e dall’altra».

Nella foto: Marco Di Liddo

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Riviera International Film Festival, Susan Sarandon membro della Giuria ufficiale

Articolo successivo

Omicidio a Cesano Boscone, 29enne uccide lo zio a coltellate e si costituisce

0  0,00