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Schiaffo Usa a Netanyahu, gli scenari che ora rischiamo

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Schiaffo Usa a Netanyahu, un gesto simile non ha precedenti nella storia dei rapporti tra gli Stati Uniti e Israele. Da più di mezzo secolo non era mai successo che il rappresentante americano all’Onu si astenesse su una risoluzione che di fatto mette Tel Aviv sul banco degli imputati, con la sua raccomandazione del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. In casi analoghi, Washington aveva sempre posto il veto. Stavolta non lo ha fatto. E ciò non può appunto che suonare se non come un sonoro schiaffo sul volto del premier israeliano, la cui politica sta creando crescente imbarazzo (e da tempo) nell’amministrazione americana. A questo punto però ci si chiede: che succede ora? Quali conseguenze ci saranno nella relazione tra gli Usa e il loro storico alleato in Medio Oriente? Che cosa succederà nella Striscia? Proviamo a immaginare possibili scenari.

Scenario immediato: difficilmente le truppe con la Stella di David cesseranno i loro attacchi al territorio palestinese. La risoluzione dell’Onu non contiene infatti ultimatum di sorta. Le Nazioni Unite chiedono a Israele di fermare l’avanzata sulla Striscia e permettere la distribuzione di cibo per contrastare la denutrizione che sta mettendo in pericolo la vita di due milioni di palestinesi intrappolati a Gaza.

Ciò nonostante, lo schiaffo di Biden a Netanyahu potrebbe produrre effetti a breve termine, nel senso che potrebbe indurre gli israeliani a evitare di attaccare Rafah, la città a Sud della Striscia dove sono rifugiati migliaia di palestinesi fuggiti da Gaza e dalle località vicine. Un’eventuale operazione militare potrebbe provocare un disastrato umanitario tale da compromettere qualsiasi prospettiva, se non di pace, almeno di tregua, spingendo anche i governi arabi moderati, come quello egiziano e quello giordano, ad assumere posizioni intransigenti nei confronti di Tel Aviv.

Per Washington sarebbe una vera catastrofe. Ed è quindi assai probabile che questo schiaffo inferto attraverso l’Onu sia un avvertimento al governo israeliano a evitare l’ulteriore escalation nel conflitto. Dal Dipartimento di Stato fanno infatti sapere che Rafah rappresenta la “linea rossa” che Tel Aviv non deve assolutamente permettersi di varcare.

E se invece la varcasse? In questo caso potrebbe accadere qualcosa di inaudito: il blocco (o comunque una significativa rarefazione) degli aiuti militari a Israele. Kamala Harris ha fatto sapere che «nulla è escluso» se le truppe con la Stella di David invadono Rafah. Gli Usa arriverebbero fino al punto di abbandonare gli israeliani al loro destino? Ovviamente no, ma certo le conseguenze di un limitato sostegno americano allo Stato ebraico si farebbero in vario modo sentire.

Scenario a medio termine: braccio di ferro tra Biden e Netanyahu. In realtà, gli Stati Uniti sarebbero ben lieti di abbandonare al proprio destino, non Israele, ma il suo attuale premier. Nei giorni scorsi, il presidente americano ha definito «ottimo» un discorso del senatore democratico Chuck Schumer, ebreo-americano, che ha auspicato nuove elezioni in Israele allo scopo di sostituire Netanyahu, definito «ostacolo per la pace».

Il fatto è che il premier israeliano comincia a rappresentare un serio problema per Biden nella sua corsa alla rielezione alla Casa Bianca. Il presidente uscente ha infatti bisogno dei voti dell’elettorato progressista, ostile a Netanyahu e alla politica israeliana su Gaza. Questo elettorato potrebbe in parte (ma in porzione forse decisiva) disertare le urne il prossimo novembre e consentire indirettamente la vittoria di Donald Trump.

E proprio su una seconda presidenza del tycoon sembra invece puntare le sue carte il premier israeliano, confidando sull’orientamento fortemente filo-israeliano di “The Donald”. Il problema per lui è che, all’eventuale insediamento di Trump, manca quasi un anno (avverrebbe nel gennaio del 2025). E, in tutto questo tempo, la situazione politica di Netanyahu non può che peggiorare, nel senso di un ulteriore isolamento internazionale di Israele. Fino a che punto e fino a quando, Bibi, potrebbe sostenere una condizione simile? Certo è che, dopo lo schiaffo Usa, Netanyahu è ancora più solo. E il futuro non gli si prospetta molto roseo.

 

 

 

 

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