Ramadan e scuola, nessuno dice qual è il vero problema…

lunedì, 1 Aprile 2024
2 minuti di lettura

Ramadan e scuola, la discussa decisione dell’Istituto di Pioltello ha finora ottenuto due effetti, non proprio apprezzabili. Primo: nei giorni di Pasqua ha tenuto banco nel dibattito pubblico, non la religione cristiana, ma l’islam. Secondo: le due massime cariche dello Stato (presidente della Repubblica e presidente del Senato)  hanno detto sul tema due cose opposte.

Se Sergio Mattarella martedì ha scritto un messaggio alla scuola che è rimasta chiusa nel giorno del Ramadan «apprezzando il lavoro del corpo docente», Ignazio La Russa ha invece dichiarato, nel giorno di Pasqua, che quella chiusura «non si sarebbe dovuta fare». Lascia un po’ perplessi che su un tema così importante non ci sia accordo ai vertici delle istituzioni: al contrario di quello che dice lo stesso capo dello Stato per ridimensionare un po’ la querelle, l’episodio non è affatto «modesto».

Al dunque chi ha ragione, Mattarella o La Russa? Ha sicuramente ragione il presidente del Senato, ma non tanto perché, come dice la seconda carica dello Stato richiamandosi al ministro Giuseppe Valditara, «non si possono aggiungere ulteriori giorni di sospensione della didattica», bensì per una ragione ben più impegnativa: la decisione del Consiglio d’istituto della scuola di Pioltello di chiudere nel giorno del Ramadan, con la motivazione che il quaranta per cento degli alunni è di religione musulmana, è una risoluzione che viola la Costituzione.

E sì, perché la chiusura degli istituti scolastici in base alle festività religiose non cattoliche è un fatto che non può essere deciso da un Consiglio di istituto (e nemmeno da un ministro) ma che deve essere prima di tutto stabilito da un accordo tra lo Stato e le confessioni cui quelle festività si riferiscono (articolo 8 della Carta). E si dà il caso che, non solo mancano previsioni del genere in tutte le intese finora stabilite dallo Stato con le confessioni religiose diverse da quella cattolica, ma, fatto ancor più rilevante, non esiste alcun accordo tra lo Stato stesso e i rappresentanti della religione islamica. L’Italia riconosce la possibilità di culto ai musulmani in base al principio costituzionale (e universale) della libertà religiosa, ma senza che ci sia alcunché di scritto in materia di regole e diritti. Vale la pena osservare, a margine, che lo Stato italiano ha stabilito in passato accordi con ben tredici associazioni rappresentative di culti non cattolici e che risulta ben strano il fatto che ciò non sia avvenuto con quella che possiamo considerare la seconda religione, per numero di fedeli, seguita dalla popolazione residente in Italia

Lascia pensare il fatto che finora, in questa polemica sul Ramadan, nessuno abbia mai acceso i riflettori su questo punto. Il motivo è semplice: si tratta di un argomento quanto mai scomodo.

È scomodo innanzi tutto per gli islamici, perché dimostra che l’intera comunità dei musulmani non è in grado di presentarsi in mondo unitario davanti allo Stato italiano, dal momento che risulta divisa in diverse associazioni che non si riconoscono reciprocamente. 

È un problema che comunque potrebbe essere risolto dagli stessi islamici attraverso una soluzione di compromesso. Ma le varie comunità di musulmani non hanno evidentemente alcun interesse a farlo, dal  momento che, oltre a vedersi riconosciuti diritti, dovrebbero in tal caso anche seguire regole precise in materia di organizzazione religiosa, ponendo un freno alla proliferazione di moschee e centri islamici vari  e rendendo più trasparente il circuito dello Zakat, il sistema da cui passano, sì, le innocue rimesse dei lavoratori alle famiglie rimaste nei Paesi di origine, ma da cui passa anche il fiume, a tratti limaccioso, dei finanziamenti alla galassia musulmana in Europa.

Anche da parte dei rappresentanti dello Stato c’è evidentemente imbarazzo ad alzare il coperchio di questa botola dagli aspetti un po’ inquietanti. Ma vorremmo almeno che lorsignori ci risparmiassero lo stucchevole spettacolo della “querelle” tra buonisti e cattivisti.  Altro che Ramadan, qui è in gioco il controllo politico di un’altra “nazione” , quella islamica, che continua a crescere, di anno in anno, all’interno del nostro Paese.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.