Salis, la sinistra sta sbagliando tutto

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Salis, in questi giorni sorge spontanea una domanda: la sinistra è realmente interessata a riportare in Italia (o quantomeno a far scarcerare) l’insegnante di Monza sotto processo a Budapest?

Ce lo chiediamo perché è ormai chiaro che il grande baccano mediatico e politico che circonda la “militante antifascista” (accusata di essere una picchiatrice in trasferta estera) non le sta giovando affatto. Ilaria Salis è nuovamente apparsa in catene, qualche giorno fa, alla seconda udienza del procedimento che la riguarda, segno evidente che i giudici ungheresi se ne sono tranquillamente infischiati delle “vibranti” proteste seguite alla diffusione delle immagini della detenuta in “ceppi” nella prima udienza.

Ieri poi è arrivata un’ulteriore doccia fredda da parte del governo ungherese. Il segretario di Stato per le comunicazioni, Zoltan Kovacs, ha fatto sapere su X che il grande agitarsi della politica in favore dell’italiana alla sbarra non potrà mai cambiarne, neanche di una virgola, la sorte. «Nessuna richiesta diretta da parte del governo italiano a quello ungherese – scrive Kovacs- renderà più semplice difendere la causa di Salis». E subito dopo una beffarda lezione ai progressisti nostrani in materia di divisione dei poteri : «Il nostro governo, come in qualsiasi altra democrazia moderna, non ha alcun controllo sui tribunali».

Il segretario di Stato ungherese ne ha anche per il padre di Ilaria, che si sta muovendo come un forsennato per tenere vivo il caso della figlia presso l’opinione pubblica continentale: «Il padre di Ilaria Salis ha fatto il giro dei media europei dicendo di essere preoccupato per la sicurezza della figlia, finché sarà in Ungheria, ma nessun gruppo di estrema sinistra dovrebbe vedere l’Ungheria come una sorta di ring di pugilato dove arrivare e pianificare di picchiare qualcuno a morte». Vale la pena ricordare che la Salis, al momento dell’arresto, aveva in borsa un manganello retrattile. Ciò non prova in modo inequivocabile che Ilaria abbia partecipato al pestaggio selvaggio del militante di estrema destra aggredito dalle nuove “brigate internazionali” (della spranga), ma nessuno si deve nemmeno stupire se tale circostanza sia considerata dai giudici un indizio piuttosto pesante. Né si può dare torto alle autorità magiare se considerano grave il fatto che qualcuno arrivi dall’estero a picchiare cittadini ungheresi che manifestano il loro credo politico. Pensiamo solo che putiferio si sarebbe scatenato se un fatto simile fosse accaduto in Italia.

Detto questo, è anche doveroso da parte del governo italiano intervenire per alleviare le difficoltà di una nostra connazionale in una prigione straniera. E ciò indipendentemente dal tipo di accuse piovute sul suo capo.

Da quanto ne sappiamo (e possiamo anche immaginare), il nostro ministero degli Esteri si sta effettivamente muovendo in favore della Salis. E lo sta facendo nell’unico modo con il quale si può ottenere qualche risultato in questi casi. Cioè con passo felpato e attraverso contatti diplomatici riservati. È la stessa modalità con la quale, ad esempio, la diplomazia italiana è riuscita a ottenere qualche mese fa la liberazione di Alessia Piperno, la blogger italiana arrestata in Iran. E dire che ottenere un simile risultato nella repubblica degli ayatollah non deve essere stato semplice. Sicuramente non più semplice dell’opera volta a conseguire qualche buon effetto nell’Ungheria di Viktor Orban.

Ma affinché ciò accada tutto deve svolgersi in silenzio. Il baccano non aiuta Ilaria Salis. La sinistra italiana non sembra però averlo ancora capito. Alla seconda udienza a Budapest era presente una delegazione di parlamentari italiani d’opposizione. Che ci sono andati a fare? A sostenere la nostra connazionale o non piuttosto a fare propaganda a buon mercato per le elezioni europee?

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